“La biblioteca di mezzanotte” Matt Haig Edizioni e/o

“Non potrò mai essere tutte le persone che vorrei essere, né vivere tutte le vite che vorrei vivere.

Non sarò mai all’altezza di tutte le qualità che vorrei avere.

Perché desidero tutto questo?

Io voglio vivere e sentire tutte le sfumature, i toni e le variazioni di tutte le esperienze fisiche e mentali possibili in questa vita.”

Le parole di Sylvia Plath, scelte come esergo di “La biblioteca di mezzanotte”, pubblicato da Edizioni e/o, ci accompagnano in un viaggio insolito e originale.

Nora Seed è la rappresentazione delle nostre insoddisfazioni, dello sconforto nei confronti di un’esistenza fallimentare.

Sublima il rimpianto e vive la colpa di aver deluso tutti.

Trascina i giorni da sconfitta circondata da una solitudine raggelante.

“Girovagò per Bedford senza meta.

La cittadina era un nastro trasportatore di disperazione.

Il centro sportivo con l’intonaco di graniglia dove il padre defunto andava a vederla percorrere a nuoto una corsia dopo l’altra, il ristorante messicano in cui aveva portato Dan a mangiare fajitas, l’ospedale in cui sua madre era stata curata.”

Pochi tratti essenziali per inquadrare il personaggio ossessionato dal passato.

“Ogni sua azione era stata un errore, ogni decisione un disastro, ogni giorno un passo che la allontanava dalla persona che aveva immaginato di diventare.

Nuotatrice.

Musicista.

Filosofa.

Sposa.

Viaggiatrice.

Glaciologa.

Felice.

Amata.

Niente.”

“Sognare di diventare” è una delle frasi chiave che permette fin dalle prime pagine di orientare i nostri passi.

Si apre una voragine tra l’essere e l’immaginare di essere creando un buco nero dove è facile precipitare.

Matt Haig non descrive solo uno stato d’animo, dà voce ad un malessere diffuso.

Non si affida alla psicologia spicciola o a piagnistei che potrebbero circoscrivere il dolore.

Propone una disgressione carica di elementi simbolici.

La nostra protagonista può scegliere una delle vite possibili grazie ad un luogo magico, una biblioteca.

“Gli scaffali parevano davvero non finire mai, dritti e lunghi, puntati verso un orizzonte lontano – come quelle linee che ti fanno disegnare a scuola per le esercitazioni di arte, a convergere su un unico punto di fuga – a tratti interrotti da corridoi occasionali.

Ne scelse uno a caso e si incamminò.

Alla svolta successiva prese a sinistra, ed ebbe la sensazione di perdere l’orientamento. Cercò una via d’uscita, ma non ve n’era traccia.

Tentò di ripercorrere all’indietro il percorso fino all’entrata, ma era impossibile.”

Si resta abbagliati da questo labirinto di sapere che può essere un elemento catartico.

Tra vita e morte si insinua uno spiraglio alternativo, non il limbo ma lo spazio della decisione.

Si passa da uno stato di vittima prescelta a quello di protagonista assoluta del proprio destino.

Basta aprire uno dei libri ed entrare in quel mondo che ci si era negato.

Entrano in gioco gli affetti più cari, il fidanzato, il padre, l’amica.

Nora ha l’occasione di sperimentare cosa sarebbe successo se non li avesse delusi.

Brillante ed esplosiva la trama, infiniti gli scenari ma quello che conta è il nuovo modo di leggere gli eventi.

Un romanzo liberatorio nel caleidoscopio di suggestioni.

“«Nella vita ci sono degli schemi… Dei ritmi.

È così facile rimanere intrappolati in una singola esistenza, immaginare che i momenti di tristezza o di tragedia o di fallimento o di paura siano il risultato di quella determinata esistenza.

Che siano un effetto collaterale del condurre un certo tipo di vita, invece che la semplice conseguenza del vivere.

Ciò che intendo dire è che sarebbe molto più semplice se capissimo che non esiste un modo di vivere che ci renda immuni dalla tristezza.

E che la tristezza è parte intrinseca della trama della felicità. Non si può avere una senza l’altra.

Naturalmente, esistono gradi e misure diverse per entrambe.

Ma non esiste una vita in cui si possa vivere in uno stato di perenne felicità. E credere che invece sia possibile non fa che generare altra infelicità nella vita che viviamo».

Un invito a liberarsi dai rimpianti, vivendo giorno dopo giorni, accettando le sfide e accogliendo il futuro con speranza.

 

 

Citazioni tratte da “La biblioteca di mezzanotte” Matt Haig Edizioni e/o

 

 

Non puoi combattere per sempre

Devi essere come tutti gli altri

Se la tua vita non funziona

Sei tu a doverti chiedere perché

 

Ricordi quando eravamo giovani

Senza paure per il futuro

O rimpianti per il passato

E noi eravamo soltanto Noi

E il tempo era solo Adesso

E noi eravamo Vita

A nostro agio

Come avvolti in un soffice maglione

Perché il tempo era nostro

Il tempo per respirare

Il momento è duro

Ma la vita non può finire

Se non è ancora cominciata

 

Il lago scintilla e l’acqua è fredda

Tutto quel bagliore può trasformarsi in oro

Fermate la musica per affinare la melodia

Basta sorrisi falsi e urlate alla luna Urlate, nella notte Urlate, fino al mattino

Urlate, tocca a voi combattere ora.

“La biblioteca di mezzanotte” Matt Haig Edizioni e/o

“Non potrò mai essere tutte le persone che vorrei essere, né vivere tutte le vite che vorrei vivere.

Non sarò mai all’altezza di tutte le qualità che vorrei avere.

Perché desidero tutto questo?

Io voglio vivere e sentire tutte le sfumature, i toni e le variazioni di tutte le esperienze fisiche e mentali possibili in questa vita.”

Le parole di Sylvia Plath, scelte come esergo di “La biblioteca di mezzanotte”, pubblicato da Edizioni e/o, ci accompagnano in un viaggio insolito e originale.

Nora Seed è la rappresentazione delle nostre insoddisfazioni, dello sconforto nei confronti di un’esistenza fallimentare.

Sublima il rimpianto e vive la colpa di aver deluso tutti.

Trascina i giorni da sconfitta circondata da una solitudine raggelante. 

“Girovagò per Bedford senza meta.

La cittadina era un nastro trasportatore di disperazione.

Il centro sportivo con l’intonaco di graniglia dove il padre defunto andava a vederla percorrere a nuoto una corsia dopo l’altra, il ristorante messicano in cui aveva portato Dan a mangiare fajitas, l’ospedale in cui sua madre era stata curata.”

Pochi tratti essenziali per inquadrare il personaggio ossessionato dal passato.

“Ogni sua azione era stata un errore, ogni decisione un disastro, ogni giorno un passo che la allontanava dalla persona che aveva immaginato di diventare.

Nuotatrice.

Musicista.

Filosofa.

Sposa.

Viaggiatrice.

Glaciologa.

Felice.

Amata.

Niente.”

“Sognare di diventare” è una delle frasi chiave che permette fin dalle prime pagine di orientare i nostri passi.

Si apre una voragine tra l’essere e l’immaginare di essere creando un buco nero dove è facile precipitare.

Matt Haig non descrive solo uno stato d’animo, dà voce ad un malessere diffuso.

Non si affida alla psicologia spicciola o a piagnistei che potrebbero circoscrivere il dolore.

Propone una disgressione carica di elementi simbolici.

La nostra protagonista può scegliere una delle vite possibili grazie ad un luogo magico, una biblioteca.

“Gli scaffali parevano davvero non finire mai, dritti e lunghi, puntati verso un orizzonte lontano – come quelle linee che ti fanno disegnare a scuola per le esercitazioni di arte, a convergere su un unico punto di fuga – a tratti interrotti da corridoi occasionali.

Ne scelse uno a caso e si incamminò.

Alla svolta successiva prese a sinistra, ed ebbe la sensazione di perdere l’orientamento. Cercò una via d’uscita, ma non ve n’era traccia.

Tentò di ripercorrere all’indietro il percorso fino all’entrata, ma era impossibile.”

Si resta abbagliati da questo labirinto di sapere che può essere un elemento catartico.

Tra vita e morte si insinua uno spiraglio alternativo, non il limbo ma lo spazio della decisione.

Si passa da uno stato di vittima prescelta a quello di protagonista assoluta del proprio destino.

Basta aprire uno dei libri ed entrare in quel mondo che ci si era negato.

Entrano in gioco gli affetti più cari, il fidanzato, il padre, l’amica.

Nora ha l’occasione di sperimentare cosa sarebbe successo se non li avesse delusi.

Brillante ed esplosiva la trama, infiniti gli scenari ma quello che conta è il nuovo modo di leggere gli eventi.

Un romanzo liberatorio nel caleidoscopio di suggestioni.

“«Nella vita ci sono degli schemi… Dei ritmi.

È così facile rimanere intrappolati in una singola esistenza, immaginare che i momenti di tristezza o di tragedia o di fallimento o di paura siano il risultato di quella determinata esistenza.

Che siano un effetto collaterale del condurre un certo tipo di vita, invece che la semplice conseguenza del vivere.

Ciò che intendo dire è che sarebbe molto più semplice se capissimo che non esiste un modo di vivere che ci renda immuni dalla tristezza.

E che la tristezza è parte intrinseca della trama della felicità. Non si può avere una senza l’altra.

Naturalmente, esistono gradi e misure diverse per entrambe.

Ma non esiste una vita in cui si possa vivere in uno stato di perenne felicità. E credere che invece sia possibile non fa che generare altra infelicità nella vita che viviamo».

Un invito a liberarsi dai rimpianti, vivendo giorno dopo giorni, accettando le sfide e accogliendo il futuro con speranza.