“Il tempo di tornare a casa” Matteo Bussola Einaudi Stile Libero

 

Una stazione, treni che partono e che arrivano.

In un’atmosfera di impercettibile attesa sconosciuti si incontrano, si sfiorano, si lanciano sguardi e continuano la corsa inesorabile che li attrae verso mete a volte aleatorie.

“Il tempo di tornare a casa”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, è  rappresentazione di una casualità che può attraversare l’esistenza.

Bisogna cogliere al volo l’opportunità di quell’invito sussurrato da quello che chiamiamo fato.

Il romanzo è la poetica dell’addio, quello silenzioso e quello gridato.

È la solitudine di una sala d’attesa, il cellulare muto, la dimenticanza del marito.

È l’ultimo viaggio stretti stretti come amanti bambini.

L’amore che si sfalda nei giorni troppo uguali e la voglia di rivedere insieme il sole.

La prima esperienza di adolescenti tra luci ed alcool in una notte piana di promessa.

Un bigliettino spiegazzato con le frasi copiate con passione.

Lo sguardo che si perde tra la folla cercando la mitologia del sentimento.

La paura che non ha voce, la forza nel contenerla, accoglierla, ascoltarla.

“Il dolore che provi se qualcuno decide di passare oltre te, mentre tu in un attimo diventi il passato, lo scartato, quello di prima.

La crudeltà con cui alcune persone ti resettano dalle loro vite.”

Decidere di essere “un adesso”, un presente che non conosce ostacoli.

Matteo Bussola scrive un testo di un’intensità a volte dolorosa, mai straniante.

Racconta e intreccia storie su storie, le fa intersecare, le fa dissolvere, perché quello che conta è l’attimo magico, la scintilla che appare e poi forse scompare lasciando una consapevolezza nuova.

Il padre che finalmente trova gestualità mai avute, che sa sconfiggere il timore di essere debole, l’ ingenua ricerca di un compagno nei siti web, il binario sbagliato, un messaggio non letto e l’indicibile potere della parola scritta.

Quella parola che Matteo continua a regalarci, pura, nitida, espressiva.

Quel fonema che nasconde e svela significati, che ci insegna ad essere comunità, a fermarci, a respirare.

“Ecco a cosa servono le storie, più di tutto il resto.

A dare un senso alle nostre attese.

A farci capire che c’è sempre un treno da prendere, nonostante tutto.

A farci sentire che siamo ancora in tempo.”

 

“L’invenzione di noi due” Matteo Bussola Einaudi Stile Libero

 

Un banco di scuola e due liceali che si scrivono messaggi.

“L’urgenza di raccontarsi era troppo forte, insistente, concreta.

Tutta quella che si può avere a diciott’anni.”

Attrazione che nasce dalle parole, acque limpide, sincere.

“L’invenzione di noi due”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, è elegia della scrittura.

Forma perfetta dove si è veri, cristallini, protagonisti  di una geografia mentale che è alito impetuoso, sangue che scorre, linfa che rianima.

Milo e Nadia rappresentano due poli caratteriali differenti ma, grazie ad “una necessità elettromagnetica che era riuscita ad attraversare il tempo”, vengono impregnati da un’attrazione fluorescente.

Vivere insieme significa scontarsi con le diversità.

Lui immerso in un presente troppo uguale, incapace di far evolvere se stesso e la coppia.

Lei “con qualcosa di bellico nel suo modo di amare”.

Prigionieri di un amore profumato di sogni adolescenziali presto vedono frantumarsi la giocosa condivisione di una gestualità complice.

“L’amore è un privilegio.

Non è un elemento previsto dalla natura, ma un’invenzione umana.”

Matteo Bussola riesce ad inventare una deliziosa commedia dando a Milo la possibilità di riconquistare la sua donna.

Geniale trovata che permette al lettore di studiare i due personaggi, di ascoltarne le riflessioni, di percepire le confuse aspettative di entrambi.

Dietro ogni frase c’è un accurato studio analitico che con lucidità rivela i disorientanti delle relazioni.

L’autore colpisce duro addentrandosi come un chirurgo nelle ferite non rimarginate, negli spazi solitari dove si annida lo sconforto.

Racconta la resa e la paura, i momenti bui, le rimozioni.

Insegna che bisogna mettersi in gioco se si vuole proteggere la passione.

Non si fugge, si lotta, si aspetta e ci si libera da un immaginario che vede l’altro statico, atrofizzato in un tempo passato.

“Ciò che più amo della letteratura è che non racconta solo le storie che accadono, o che sono accadute, ma soprattutto quelle che potrebbero accadere.”

Un romanzo perfetto nella trama articolata, nella briosa costruzione narrativa e certamente nelle riflessioni sulla parola scritta.