“L’incendio delle acque” James Still Mattioli 1885

 

Ogni racconto della raccolta “L’incendio delle acque” , pubblicata da Mattioli 1885 e tradotta da Livio Crescenzi e Tonina Giuliani, è un romanzo in miniatura.

Lo sviluppo delle trame segue il flusso del realismo narrativo e nell’accuratezza dei particolari compone un quadro dai colori tenui.

La ricchezza del linguaggio, la scelta di espressioni del parlato quotidiano, la ricostruzione dei paesaggi sono solo alcune delle qualità del testo.

Ci si ritrova immersi in una America sconosciuta, dominata dalla povertà e dallo sfruttamento.

Vita vera in ogni dialogo dove la saggezza degli anziani è luce sempre accesa.

La quotidianità è osservata con la passione di chi non cerca la spettacolarizzazione ma l’essenzialità.

E in questa essenzialità circoscrive il messaggio.

È compito dei finali quello di aprire interrogativi e di far intravedere potenziali nuove storie.

La capacità di lasciare spiragli interpretativi è grande dote di James Still.

Lascia in eredità un patrimonio culturale classico e molto moderno.

Le frasi concise, essenziali danno una cadenza che si avvicina alla contemporaneità.

Può essere considerato precursore di una letteratura di impegno sociale e le miniere, il lavoro sui campi sono teatro di una lenta presa di coscienza.

Grande attenzione ai bambini, a quella limpida capacità di decifrare il mondo.

Accanto a loro padri e madri accomunati dagli stenti ma mai abbattuti.

Li tiene in vita la speranza o forse qualcosa di più profondo.

Quella spinta che da sempre ha fatto progredire l’uomo: un misto di sogno e di intraprendenza.

Nella nebbia svaporano i pensieri e restano tracce del soprannaturale.

Sarà la poetica dell’autore a regalarci isole e monti, fiumi e colline lastricate di gemme.

Le pietre preziose di un’opera senza tempo, foriera di nuovi stili, colma di vissuto.

“Vasi Rotti” Andre Dubus Mattioli 1885

“Vidi solo il vuoto del mio io interiore.”

In “Vasi rotti”, pubblicato da “Mattioli 1885”, i luoghi si presentano come schizzi perfetti, ricchi di dettagli e di sfumature.

Si percepisce però una frattura, un senso di smarrimento che solo un Maestro come Andre Dubus sa far affiorare.

“All’epoca non sapevo esprimere a parole ciò che sentivo dentro”.

I sogni giovanili svaniti come sfere luminose perdendosi nell’oscurità, il giorno da scandire come una lenta passeggiata, l’America con il suo volto triste osservata da un finestrino in corsa: scorci di una scrittura evanescente, intrisa di malinconia.

Paesaggi che si rincorrono, si sovrappongono nella concitazione di narrare il non visto, il meraviglioso, l’esclusivo.

È sbalorditiva la capacità di far emergere il sensazionale dalla normalità, da un quotidiano che non ha nulla di speciale.

“In un appartamento la solitudine è costruita da acciaio e cemento che si elevano da sopra la strada, i soli colori sono quelli delle pareti.”

Non c’è un verbo o un aggettivo di troppo, nella schematicità della frase si apprezza il guizzo sentimentale, la scintilla di una percezione.

“Il romanticismo è duro a morire, perché è nella sua natura voler sopravvivere a tutti i costi.”

C’è tanta tenerezza nel raccontare una terra di conflitti, nel sentirla profondamente intima, nel cercarne ogni colore, ogni asperità e pendio.

La consapevolezza che ogni giorno confina con inizio e fine, il senso di straniamento di fronte alla morte, la mancanza di filtri metaforici trasformano il testo in una appassionata meditazione.

Un invito a lottare contro i bulli di ogni tempo, ad amare senza far appassire il desiderio e soprattutto a non lasciarsi sfuggere le ingiustizie, i torti e le bugie di una società sempre più assente.

“Dobbiamo cercare di conoscerci, capirci e amarci come meglio possiamo”.

 

E forse le parole non sempre sono necessarie.

L’autore si concede con una libertà mentale che travolge, ogni evento viene distillato in parole accorate e brilla come una cometa in una notte buia la personalità ferita, le delusioni, la simbiosi con il racconto.

Liberare le storie imprigionate nel cuore, fare i conti con se stessi e con il lettore: un libro che entra nella pelle, si fa sangue e vita.