“Il concerto dei destini fragili” Maurizio de Giovanni Solferino Editore

In ogni suo romanzo Maurizio de Giovanni riesce a farci sentire accolti, protetti.

Siamo noi i protagonisti e ci muoviamo ritrovandoci e specchiandoci nei personaggi.

Con le nostre titubanze, le certezze esagerate, le speranze che la vita affievolisce.

Dello scrittore ci fidiamo, possiamo tendergli la mano e dirgli sottovoce: “Guidaci verso le zone buie, mostraci i colori ambigui delle nostre anime.”

In “Il concerto dei destini fragili”, pubblicato da Solferino Editore, sentiamo fin dalle prime pagine che saremo travolti da qualcosa di straordinario.

La pandemia che ha sconquassato la nostra idea di futuro non è più la tragica lista dei malati, l’immagine delle corsie affollate durante il telegiornale.

È la realtà di volti e nomi e disperazione.

“C’erano padri o madri di famiglia che prima ridevano brindando a un futuro radioso e il giorno dopo sbarravano gli occhi su un pauroso vuoto, respirando faticosamente con un tubo in bocca, privati di ogni sicurezza.”

Nel racconto si alternano tre figure che nella diversità stigmatizzano e rappresentano la società.

Difficile in poche frasi riuscire a riproporne le personalità, delineate con cura del Maestro.

Il dottorino che sa provare pietà è un omaggio ai tanti che in prima fila hanno tentato di salvare dal virus.

L’avvocato è l’invincibile paladino di una cultura borghese, chiuso in una rassegnata indifferenza.

In Svetlana c’è la folla di coloro che non hanno scampo, straniera senza più un lavoro, appesantita dalle violenze del compagno, stritolata dalla sopravvivenza ad una nuova forma di povertà.

“Le strade facevano paura.

Ostili e deserte, lucide di pioggia e con le auto di pattuglia che procedevano lente diffondendo metallica la voce che diceva di stare in casa, di non uscire.”

Frasi brevi, punteggiatura che apre e chiude l’universo dei sentimenti, che scandisce il valore di un gesto, il rimpianto per un amore finito.

Pensieri e riflessioni sul prima, sullo sterile scorrere del tempo, sulle risate forzate.

E la consapevolezza che da questa prova dovremo uscire cambiati.

Un invito e una speranza anche quando la morte e il dolore sembrano annullare tutto.

Un testo liberatorio perché contiene quello che avremmo voluto scrivere, comunicare, gridare.

Quel nodo che ci ha paralizzato prova a sciogliersi mentre le lacrime ci rigano le guance.

 

 

 

@ALibri19 recensisce “Una lettera per Sara” di Maurizio De Giovanni Rizzoli

 

@ALibri19 recensisce “Una lettera per Sara” di Maurizio De Giovanni Rizzoli

Il Destino ha la pessima abitudine di farsi largo al di là della volontà degli uomini, di scardinare porte chiuse, di scombinare percorsi pianificati, di annientare sogni e vite normali.
Romanzo del Destino è Una lettera per Sara, terzo capitolo che vede come protagonista il potentissimo personaggio femminile di Sara Morozzi, creato da Maurizio De Giovanni, e la cui bellezza poggia sull’equilibrio perfetto di tutte le sue debolezze e della sua indiscutibile forza di volontà e intuizione quasi sovrannaturale. Un destino che proprio in questo libro è il vero fil rouge dell’intera narrazione, sparso in mille frammenti tutti di forma e dimensioni diverse, e che il lettore vede riunirsi e ricomporsi sotto i propri occhi pagina dopo pagina, fino ad arrivare al senso compiuto di tutta la storia.
Anche il Dubbio, però, ha i suoi poteri e il suo fascino nascosto. Sa insinuarsi nelle certezze più granitiche, perforarle con pervicacia, minare emozioni ancestrali e sbriciolare sentimenti eterni. Sara lo apprende in questo percorso e lo impara sulla propria pelle.
Ma Una lettera per Sara parla anche di sensi di colpa, di cose che si sarebbero potute fare e non si sono fatte al momento giusto, o non si sono fatte per paura o peggio per pigrizia. Ogni personaggio di questo libro ha un ruolo. Non una parte come in una pellicola cinematografica o come al teatro, ma un ruolo vero e proprio, perché ognuno di loro ha come missione rendere la storia completa e compiuta.
Ha un ruolo di prim’ordine l’ispettore Davide Pardo, che una mattina al bancone bar che frequenta ogni giorno, si trova davanti il vicecommissario Angelo Fusco. Un uomo che il tempo e la vita hanno reso il fantasma di sé stesso. L’ex superiore di Davide sembra tornato dall’oltretomba perché deve chiedergli un favore. Antonino Lombardo, un detenuto che sta morendo, ha chiesto di incontrarlo e lui deve ottenere un colloquio. In realtà la richiesta è complicata, il piacere richiesto prevede una procedura che potrebbe mettere Pardo in seria difficoltà, e quindi l’ispettore prende tempo, esita, ma il Destino lo punisce e l’errore si trasforma in una vera catastrofe.
E quando Pardo si rivolge a Sara per ovviare almeno in parte al disastro che si sta consumando sotto i suoi occhi, nella mente della donna scattano mille campanelli di allarme tutti insieme e in maniera fragorosa: chi è Antonino Lombardo, perché vuole incontrare Fusco, e perché proprio ora che sa che sta per morire?
Con il sesto senso proprio di essere speciale quale è, Sara intuisce immediatamente che sta per affacciarsi sull’abisso e sa anche che l’abisso le ricambierà lo sguardo.
Romanzo di Rivelazioni Una lettera per Sara dove le verità nascoste possono trasformarsi in uno tsunami esistenziale e demolire buona parte del futuro dopo avere spazzato via la torre eburnea delle certezze in cui ci si era barricati per continuare a combattere contro il dolore.
E infine romanzo Al Femminile, perché anche se è scritto da un uomo Una lettera per Sara affronta in maniera emozionante, lucida e precisa l’attualissimo tema del femminicidio e della condizione della donna.
Maurizio De Giovanni in questo romanzo si è superato sotto molti punti di vista. Ha reso più maturi e compiuti i suoi personaggi, ha affinato e modificato i rapporti tra loro, ha raccontato più storie in una sola narrazione e lo ha fatto con il talento con cui sa usare parole e stati d’animo.
Infine, una piccola curiosità: questo libro era già pronto per essere pubblicato a febbraio scorso, ma il lockdown ha impedito che arrivasse nelle librerie, e l’autore non ha voluto che i lettori lo trovassero solo sulle piattaforme di acquisti on line.
E questo si chiama rispetto. E di solito qualifica la linea sottile che separa i grandi da tutti gli altri.
Buona lettura.