“Mia sorella è una serial killer” Oyinkan Braithwaite La Nave di Teseo

Oyinkan Braithwaite in “Mia sorella è una serial killer”, pubblicato da La Nave di Teseo, illumina l’Africa regalandole una visione contemporanea, libera da stereotipi.

Romanzo geniale che  coniuga brillantemente più generi letterari.

Brevi capitoli dove si respira un’aria frizzante, sciolta, immediata.

Voce narrante è Korede, donna determinata, pronta a tutto pur di difendere la sorella Ayoola, innocente fanciulla che ha solo “un piccolo difetto.”

Uccide i suoi amanti con dell’ingenuità che solo una bambina sa provare.

Una commedia divertente con dialoghi veloci e personaggi ben caratterizzati.

Nello svilupparsi della trama sentiamo nel profondo rapporto tra le due donne un filo invisibile e misterioso.

Qualcosa che affonda nel passato e che si prova a celare.

“La nostra rabbia non ha causa, a meno che il sole non sia la causa.

Le nostre frustrazioni non hanno radici, a meno che il sole non sia una radice.”

La scrittrice ha l’abilità di creare una suspance crescente, lo stato di attesa di una rivelazione.

Non è casuale l’ambientazione nell’ ospedale dove Korede è infermiera.

È il luogo in cui tutto può dilatarsi, dove si può provare compassione per uno sconosciuto, dove non ci sono mezze misure.

“Vengono in ospedale per farsi curare, e a volte non sono solo i loro corpi ad avere bisogno di attenzione.”

È vita e morte e in questo gioco sull’orlo di un abisso si costruisce il secondo piano narrativo.

La relazione affettiva può diventare un laccio pericoloso e nel finale il lettore comprenderà quanto buio possa offuscare la realtà.

Il testo ha un taglio psicologico molto profondo ma sa essere anche liberatorio.

È un invito ad imparare a curare le ferite e a dimenticare.