“La zampa di scimmia” Michael Cunningham La Nave di Teseo

 

Le favole sono state pilastri portanti nella nostra formazione.

Ci hanno permesso di confrontarci con la paura, l’abbandono, la morte.

Paurose o divertenti hanno stimolato l’immaginario, creato uno scambio sinaptico, sviluppato la capacità di sognare.

Leggere “La zampa di scimmia”, pubblicato da La Nave di Teseo nella nuova Collana “Gli squali” è un viaggio nel passato.

Ci ritroviamo bambini curiosi, pronti ad avventurarci in un territorio ignoto, forse scomodo ma proprio per questo intrigante.

Due racconti brevi che rielaborano il costrutto e i paradigmi della fiaba.

Non manca l’elemento grottesco che restituisce a noi lettori e ai personaggi un’anima nuova.

Nella coesistenza di motivi astratti che si contrappongono tra loro si evidenziano le ambiguità che bisogna decodificare.

Una famiglia all’apparenza felice ritrova la voce per esprimere anche solo col pensiero quell’insoddisfazione a lungo taciuta.

Un povero storpio che rappresenta la diversità non accettata può finalmente essere protagonista.

Il reale viene solo amplificato attraverso una doppia lente di ingrandimento, necessaria se non si vuole rimanere incastrati dentro stratificazione del subconscio.

Michael Cunningham ha la dote del ribaltamento degli eventi.

È imprevedibile, capace di scovare i nostri punti deboli.

La sua scrittura segue diversi percorsi logici e non importa se non convergono.

In fondo, se ci pensiamo bene, la vita non è altro che una passeggiata ironica, amara, ignota.

Un autore che merita di essere annoverato tra i classici della letteratura proprio per quello sguardo di sbiego, contrario rispetto alla fisicità spaziale, avulso da inciampi temporali.

Nei suoi libri il tempo, lo spazio, l’armonia, la disarmonia assumono sembianze sempre originali e uniche.