“Piante che cambiano la mente” Michael Pollan Adelphi Editore

 

 

“Piante che cambiano la mente”, pubblicato da Adelphi Editore e tradotto da Milena Zemira Ciccamarra, è un pilastro fondamentale se si vuole edificare una nuova e più vera relazione con sè stessi.

Un testo che rivoluziona il concetto di scienza che piove dall’alto ma educa alla riflessione critica.

Che sfida vecchie teorie ormai superate frutto di una mentalità bigotta e ribalta l’idea di un egocentrismo che ci pone fuori dalla realtà.

Noi viviamo con le piante, ne siamo fruitori e dobbiamo imparare a studiarne le caratteristiche, la morfologia, il linguaggio.

Non possiamo più permetterci di considerare l’universo che ci circonda come sparcellizzato in frazioni che non comunicano tra loro.

Il libro ha il grande pregio di essere arioso, non didascalico, di facile consultazione.

Si legge come fosse un romanzo dove coprotagonisti sono tutti gli esseri viventi.

Costruito attingendo alle proprie competenze ed esperienze Michael Pollan ancora una volta riesce a sbalordirci.

Un excursus storico raffinatissimo mostra come nell’arco dei secoli sia cambiata la posizione rispetto a quelle che con troppo faciloneria vengono considerate droghe.

Interessante è la relazione tra leggi restrittive e incapacità di trovare le cause di una diffusione tanto capillare di sostanze che filtrano la realtà.

Forte è la denuncia nei confronti di un mercato clandestino che spesso è supportato dagli Stati.

Il papaver somniferum è una “spettacolare pianta annua”, coltivarla significa commettere un reato.

“Documentantandomi sui papaveri, quell’inverno, mi domandai come fosse possibile separare la bellezza fisica del fiore dalla conoscenza delle sue proprietà narcotiche.”

Esiste una correlazione tra Bene e Male e da chi è governata?

Credo sia questa la domanda che lo scrittore ci pone con molta franchezza.

Altra sostanza che viene analizzata è la caffeina.

Sembra che non ci sia correlazione con la prima parte del saggio ma basta inoltrarsi nelle pagine per comprendere il filo conduttore.

Il caffè, magica bevanda, che snebbia la mente, aiuta a concentrarsi, rituale che assume una dimensione quasi mistica.

Partendo dalla Coffea, dal suo habitat, dagli esperimenti scientifici vi aspettano sorprese che non avevate previsto.

Tanti i riferimenti letterari e storici inseriti con scioltezza, piccole chicche che permettono di amplicare le conoscenze geografiche e antropologiche.

La mescalina viene definita “lo psichedelico orfano”.

Mentre “Gli occidentali tendono a mettere la medicina e la religione in caselle separate, per i nativi americani ( come per molte culture) la religione ha a che fare innanzitutto con la cura e la guarigione.”

La cerimonia del peyote diventa una pratica collettiva spirituale, una esperienza che sana le ferite di una distruzione di massa.

Tra reportage e memoriale, cultura e aneddoto, spiritualità e saggezza l’autore ci permette di viaggiare senza pregiudizi nel variegato universo delle sostanze psicoattive.

Scopriremo i pro e i contro, impareremo a valutare ciò che ci propinano come scienza esatta, sorrideremo di fronte alla ridicola e vetusta legge della negazione.

Solo conoscendo si può scegliere con libertà.