“Una giornata cominciata male” Michele Navarra Fazi Editore

 

Un thriller giudiziario scritto con la competenza di chi è avvocato penalista.

Intreccio perfetto e interessanti risvolti giuridici.

Linguaggio lineare, cura nei dettagli, raffinata analisi psicologica dei personaggi.

Dialoghi veloci e scelta di location che aggiungono una bellezza intrinseca al romanzo.

Non è solo questo il pregio di “Una giornata cominciata male”, pubblicato da Fazi Editore.

Non è facile dopo aver ideato una tipologia seriale riuscire ad attrarre il lettore introducendo elementi innovativi.

Avevamo conosciuto l’avvocato Alessandro Gordiani in “Solo Dio è innocente” e in “Nella tana del serpente”.

Ne avevamo apprezzato l’umanità e la rara dote dell’ascolto, la capacità di non farsi distrarre da elementi fuorvianti.

In questa nuova prova letteraria emerge il suo lato più intimo e nascosto.

La titubanza nel concedersi una pausa alla routine familare, la formulazione di pensieri che investono la sfera affettiva, il voler essere certo di non fare passi falsi lo rendono ancora più affascinante e intrigante.

Il nostro protagonista si trova a difendere Federico Santini, accusato della morte dell’amante Claudia.

Tante le prove a carico dell’indiziato e a complicare la situazione una amnesia legata all’assunzione di una droga.

Viene descritto un uomo egoista e senza scrupoli, innamorato di una donna più giovane o forse semplicemente di ciò che questa rappresenta.

È la giovinezza, il capriccio, l’esuberanza e la trasgressione.

Accanto all’omicidio si affianca un’altro evento luttuoso che sembra marginale.

Ma nella scrittura di Michele Navarra niente è affidato al caso e i cerchi narrativi tenderanno ad incontrarsi.

Già queste considerazioni e una buona dose di suspance basterebbero a definire l’ottima riuscita del testo.

C’è un elemento che si aggancia al nostro presente e riesce a scuotere le coscienze.

Una giovane africana costretta a prostituirsi entra in scena e traccia un filo rosso indelebile.

Non è solo la sua storia a commuovere ma il suo modo di muoversi in bilico tra voglia di onestà e desiderio di abbandonare le catene di una condizione insopportabile.

C’è molta attenzione nel tracciare i rapporti di coppia.

Una visione lucida e tristemente attuale.

Il finale?

Chiedete troppo, una cosa è certa.

Le colpe prima o poi si pagano.

Complimenti all’autore.

 

“Solo Dio è innocente” Michele Navarra Fazi Editore

“La vita era tutt’altro che perfetta.

Spesso, troppo spesso, si rivelava essere ben peggiore del peggiore incubo, un arido e desolato inferno pieno di gente disperata, che vagava confusa lungo una via senza uscita lastricata di dolore.”

“Solo Dio è innocente”, pubblicato da Fazi Editore nella Collana “Darkside”, è un poliziesco giudiziario perfetto, arricchito da una accurata analisi psicologica dei personaggi.

Ambientato in Sardegna ha l’intelligenza di mostrarne le leggi arcaiche senza cedere a lagnose immagini stereotipate.

Una terra  raccontata con onestà intellettuale, collocando le faide familiari in uno spazio metafisico.

Si studia il fenomeno della violenza alla radice, ascoltando le voci di chi ha ereditato la tragica sorte del vendicatore.

“Tanto era lenta e impacciata la giustizia dei tribunali, tanto era feroce e inesorabile quella in vigore da sempre in quelle terre.”

La morte di un ragazzino apre una falla nel meccanismo perverso di chi non perdona l’affronto.

Il principale indiziato è Mario Serra, uomo senza scrupoli che mantiene la lucidità quando deve fare i conti con la guistizia.

Anche lui, uomo d’onore, ha un segreto che intacca la maschera di odio e rabbia.

Michele Navarra regala ai suoi personaggi quel briciolo di umanità che non li redime ma li rende vivi.

Avvocato difensore è Alessandro Gordiani, figura che regge la trama e offre una visione molto articolata della giustizia.

“Aveva dovuto imparare ben presto a fare i conti, oltre che con i reati tradizionali, con una realtà per lui sconosciuta e per certi versi incomprensibile, quella del codice barbaricino e dell’omertà diffusa.”

Le sue riflessioni trasformano il testo in un interrogativo sul rapporto tra difesa e accusa.

Quanto nelle scelte di ognuno prevale la coscienza?

Si è davvero liberi da pregiudizi nel giudicare?

Lo scrittore introduce “il beneficio del dubbio” e libera l’intreccio, traccia una mappa introspettiva.

Nella successione di morti ammazzati il ritmo accelera creando uno stato di stupore e di attesa.

Ci saranno solo dei vinti perché è questa la terribile verità.

In un finale sconvolgente conosceremo il colpevole e senza parole assisteremo ad una confessione che è liberatoria, devastante, dolorosa.

C’è spazio ancora per l’amore?

“È l’unico antidoto possibile contro l’ottusa malvagità dell’uomo.”

Un romanzo che merita di essere letto, è avvincente, trasparente, scritto con passione e competenza.