“Buonanotte signor Tom” Michelle Magorian Fazi Editore

 

Seconda Guerra Mondiale

Il governo inglese, per proteggere i bambini dai bombardamenti nelle città, li esilia in piccoli centri periferici.

I poveri ragazzini, costretti ad abbandonare le famiglie, vengono affidati ad adulti secondo il principio della casualità.

Ed ecco che il piccolo Willie si trova a convivere con il signor Tom, burbero, abituato alla solitudine, poco incline alla socialità.

Ma qualcosa succede a creare una alchimia tra i due personaggi.

Imparano a conoscersi, ad odorarsi, a rispettarsi.

“Buonanotte signor Tom”, pubblicato da Fazi Editore e tradotto da Arianna Pelagratti, nel ricomporre un episodio storico, riesce ad umanizzarlo regalando un romanzo di forte impatto emotivo.

Nell’osservare il bambino ci si accorge delle infinite paure che lo sovrastano impedendogli di trovare pace.

La scoperta più drammatica arriva fin dalle prime pagine e si resta impietriti.

I lividi su quel corpicino macilento sono un equivocabile segnale.

Chi è l’artefice di tale violenza spietata e perchè?

Mentre la narrazione procede con un ritmo lento e pacato, non riusciamo a comprendere e le parole del ragazzino, usate come un mantra, risuonano nel silenzio.

“Sono cattivo.”

È come se non ci fosse scampo nella sua mente ferita, un peccato non identificato lo ha marchiato.

Dietro queste fobie c’è la madre, ossessionata dalla religione e con il peso di un passato da scontare.

Non possiamo assolverla e quando pretenderà che il figlio torni da lei, il nostro cuore sobbalza.

L’incontro tra i due, dopo la lunga separazione, è drammatico, apre una voragine e mostra il volto deformato di una cattiveria agghiacciante.

“Te lo dico io cosa voglio e quando, e lo sai che non approvo il contatto fisico.”

Ghiaccio che annulla ogni speranza e devasta il giovane protagonista.

Quel percorso di crescita e di maturazione tanto agognato si interrompe di botto e la realtà si presenta coperta dalla fuliggine della paura.

“Willie avvertì il cuore sprofondargli in petto e vide dissolversi rapidamente il barlume di speranza che aveva nutrito.”

Michelle Magorian ci pone infiniti interrogativi aprendo uno sconcertante panorama dove è azzerata ogni affettività.

Con un tono che richiama i classici dell’Ottocento costruisce una trama ad alti e bassi.

E nel finale si intravede una breccia, quel raggio di sole che inverte il destino.

Un testo profondo, curato nello stile, implacabile e sincero.

Insegna a curare le ferite, a ritrovare “quella parte sepolta da tanto tempo”, a credere nella bontà.

Definito da “The Guardian”:

“Così dovrebbe essere un primo romanzo di successo: grandi personaggi da amare e odiare, momenti di dolore e gioia, e una storia meravigliosa che sa come agguantare le emozioni.”

Leggetelo e resterete affascinati da una struttura narrativa che sa dosare il Bene e il Male.