“L’attentato” Miljenko Jergović Nutrimenti Editore

 

“La sua coscienza è a posto: non avrebbe sparato all’uomo, ma all’arciduca.

Quello che sta compiendo è l’assassinio di un tiranno.

Negli ultimi anni il tirannicidio è diventato una moda europea.

Le idee di libertà, di giustizia sociale e di anarchia si formulano, si promuovono e si diffondono sparando al sovrano.”

Un giorno fatidico: il 28 giugno 1914.

La Storia segna un arretramento che resterà come pietra miliare nei destini delle Nazioni.

Viene assassinato l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando accendendo un fuoco che infiammerà le coscienze.

Miljenko Jergović in “L’attentato”, pubblicato da Nutrimenti e tradotto da Ljiljana Avirović, ricostruisce l’evento attraverso una prospettiva che parte dall’osservazione dei comportamenti.

Due uomini: la vittima e il carnefice.

Scavare nelle esistenze di entrambi significa mostrare il volto umano di vicende che continuano ad appartenerci.

Cosa spinge Gavrilo Princip a sparare?

Gli ideali rivoluzionali possono giustificare un omicidio?

Il testo pur mantenendo una trama romanzata può essere letto come saggio o come mappa interiore dove ogni personaggio gioca a scacchi con il proprio destino.

Pagine di grande attualità che ci aiutano a capire quanto ad ogni azione si contrappone una reazione.

Gli obiettivi dell’autore sono infiniti.

C’è il dolore per una terra da sempre martoriata, la rabbia per l’indifferenza del mondo, la mestizia di fronte a guerre che in nessun modo possono essere giustificate.

Se in una prima parte il coivolgimento è poco visibile, nel finale si ha la certezza che il testo sia liberatorio.

Ricordare significa imparare e soprattutto scegliere da che parte stare.

Una frase lascia perplessi: “La cosa più sicura è essere invisibili.”

Mi piace pensare che sia una sfida e un invito a recuperare un’idea di mondo che sappia coniugare le diversità.

Composta la scrittura, interessanti i costrutti narrativi che si susseguono senza accavallarsi.

A tratti si notano affinità con i poemi epici rivisti attraverso il filtro della verità storiografica.