@MindVillage1 recensisce “Ballate non pagate” Alda Merini Einaudi Editore

29415193._SY475_
Le liriche della Merini riflettono la ricchezza, la ridondanza di immagini vissute e ricordate: “Liberatemi il cuore/ da questa assurda stagione d’amore/ piena di segreti ricordi” ( Ballate non pagate, Einaudi 1995).

La raccolta delle ballate comprende liriche dal 1989 al 1994, cioè dopo il Tutto, dopo il manicomio, dopo la guarigione e le ricadute, dopo la rabbia contro Dio, dopo quello che la Merini definì come un inferno terreno: “mi piace anche l’inferno della vita e la vita spesso è un inferno” (intervista alla poetessa).

Le ballate però dimenticano questo rapporto-scontro fra la poetessa e il mondo, raccogliendo piuttosto storie reali, tangibili, ritratti di personaggi (G. Manganelli, M. Perri, “Titano”), presenze “cercate nel quotidiano da una donna forse stanca di Dio … un Dio a lungo chiamato e oggi un poco accantonato per aprire più decisamente le braccia al pagano, da sempre rimasto sull’uscio.” (Laura Alunno, prefazione al testo).

Sono la certificazione dei legami vissuti, come in “Sei la finestra a volte/ verso cui indirizzo parole/ di notte, quando mi splende il cuore/ e il pudore è vano”.

“Ballate non pagate” sta appunto per quei passi, quei tratti di vita “non pagati”, quell’amore donato gratuitamente e ricambiato quasi sempre con poco più di niente.

Nella poesia d’apertura “Io come voi” Alda Merini che non ha mai smesso di cercare “l’altro”, cerca in queste parole un’identificazione con l’altro.

Sebbene il suo dolore sia stato intenso e non paragonabile, così come non lo è il dolore di nessuno (che non ha la stessa misura per tutti), lei non si sente diversa, sente di aver vissuto la sua storia, la sua vita, sente di far parte di quel tutto che è il dolore che accomuna ogni essere umano.

 

@MindVillage1 recensisce “Nulla succede per caso” Hopcke Libri Mondadori

 

@MindVillage1 recensisce “Nulla succede per caso” Hopcke Libri Mondadori

Nulla succede per caso propone un approccio romanzesco alla  sincronicità.Hopcke, psicoterapeuta di area junghiana, mutua proprio da Jung il concetto di  sincronicità e lo declina aiutandosi con i moltissimi racconti che gli hanno fatto negli anni le persone più diverse.

Il testo introduce il concetto di  coincidenza: soltanto un qualcosa di esterno dalla storia riuscirebbe a richiamare l’attenzione del personaggio sul carattere della situazione che sta vivendo.

L’evento ha un carico di significati e  Carl Gustav Jung ha chiamato questa  coincidenza significativa “ Sincronicità”.

Spesso, in  Nulla succede per caso, l’autore afferma che noi ci scontriamo con questi eventi, quasi li neghiamo, cerchiamo di non prenderli in considerazione, li sminuiamo.

Questo perché ci costringono a misurarci con il fatto che talvolta le storie che vorremmo vivere non sono necessariamente quelle nelle quali viviamo o nelle quali siamo costretti a vivere.

Un  evento sincronistico è una coincidenza dotata di un significato soggettivo per la persona coinvolta.

Trattandosi di elementi  soggettivi, ciò che un individuo ritiene significativo (e dunque carico di significati per gli effetti che produce) potrà apparire privo di significato agli occhi di un altro.
L’autore poi descrive le quattro caratteristiche che la  sincronicità junghiana possiede:

In primo luogo gli eventi che chiamiamo  sincronistici sono collegati in modo acausale.

In secondo luogo il loro verificarsi è sempre accompagnato da una profonda esperienza emotiva.

In terzo luogo il contenuto dell’ esperienza sincronistica ha un carattere invariabilmente simbolico.

Come quarto aspetto queste  coincidenze si verificano in concomitanza con cambiamenti di vita importanti.

La  sincronicità è una specie di sveglia che fa emergere alla coscienza il fatto che si sta verificando una transizione.

Per spiegare che cosa proviamo quando ci imbattiamo in coincidenze significative, Hopcke fa ricorso al concetto junghiano di percezione del Sé come totalità.

Cogliere la totalità del Sé corrisponde a quel momento di grazia in cui capisci che ogni cosa che ti è capitata, ogni persona che hai incontrato, ogni desiderio che hai avuto fa parte di un insieme coerente.

Hopcke ricorre alla metafora della storia: noi siamo personaggi di un’unica grande storia – la nostra – e, nel momenti di personale epifania percepiamo la coerenza narrativa della nostra esistenza.

È proprio la nostra capacità di cogliere i significati negli eventi casuali che ci capitano che ci fa sperimentare, dice Hopcke,  la potenziale integrità della nostra esistenza, dove integrità sta per unicità, coerenza.

Che cosa significa attribuire a un evento casuale un significato?

Significa capirne la portata simbolica, dice Hopcke, capire che cosa vuol dire per noi in quel momento della nostra vita.

Certo è che, per cogliere il significato e dargli un valore simbolico, occorre che noi viaggiamo aperti alle possibilità e alle esperienze, pronti a seguire strade diverse da quelle che magari, fino a quel momento, avevamo difeso con i denti come uniche nostre possibilità.