“La rosa armata” Costanza Durante Elisa Menini minimum fax

 

 

L’esordio della nuova Collana “Cosmica” è una bomba.

Ancora una volta minimum fax esprime quel percorso di sperimentazione che la contraddistingue.

Approdano in libreria libri molto particolari.

Definirli fumetti è un pò riduttivo perché non possono essere incasellati in un unico genere.

“La rosa armata” è stratosferico, rivoluzionario e bellissimo.

Racconta la storia di Rosa, una ragazzina che dovrà imparare una nuova parola.

Una parola terribile che la costringerà a perdere l’innocenza dell’infanzia.

Siamo in un paesino delle Langhe e il 1944 è un anno che frantumerà le certezze di una famiglia contadina.

Il padre ucciso dai fascisti, le bombe a distruggere le case.

La nostra protagonista e l’amica Gisella sono costrette a fuggire.

Il bosco con i suoi suoni spettrali, il freddo, la paura.

A salvarle dalla morte e ad accoglierle nel loro rifugio le donne della Brigata delle Streghe.

Coraggiose, impavide, affrontano il nemico, imbracciano i fucili.

Ed ecco che Rosa conosce una realtà altra e giorno dopo giorno acquista consapevolezza.

Riconosce da che parte stare.

Costanza Durante e Elisa Menini raccontano la resistenza da un’angolazione innovativa.

Non solo perché regalano alle partigiane quel ruolo che la Storia le ha negate.

Ci insegnano che gli ideali non nascono dal nulla, sono frutto di un lavorio mentale.

Un graphic novel animato, molto scenografico dove i corpi hanno un spazio dominante.

Azzeccata la scelta dei colori che in alcuni passaggi sono accecanti, essenziali i dialoghi.

In poche battute si evidenzia il pathos, la rabbia, la determinazione.

I luoghi restituiscono stati d’animo, ogni pietra, ogni albero, ogni animale ha una sua voce.

Lascio ai lettori il piacere di conoscere i tanti volti interpretati dagli uomini.

Una sola avvertenza: attenti a giudicare.

Spesso Male e Bene possono essere cangianti.

In un finale che lascia senza fiato un messaggio forte.

Niente e nessuno può intralciare il percorso di crescita, nemmeno ciò che credevamo fosse amore.

“Non vorrei un’altra guerra nemmeno tra un milione di anni.”

Un monito che colloca il libro nel nostro presente, attualizza il passato.

Un commovente inno di libertà dedicato a tutte coloro che credono nella pace.

 

“Pistoleros!” Farquhar McHarg minimum fax

 

“Regolò le manopole della macchina da scrivere e cercò di ritornare con la mente al passato.

《Questa notte,》battè, 《 il mio vecchio amico e compagno Laureano Cerrada Santos è stato ucciso.

Potrei essere il prossimo.

Devo scrivere la mia storia finchè ne ho ancora il tempo.》

Un bar in un quartiere popolare di Balleville.

Atmosfera rarefatta, chiacchiere e risate.

Uno di quei luoghi dove “tutto va bene finché ognuno si fa gli affari propri.”

Una scenografia perfetta descritta nei minimi dettagli.

Con le spalle curve e i capelli bianchi Edward Prince è il personaggio ideale di una storia incredibile.

Fin dalle prime pagine restiamo ammaliati da questa figura che sa di avere il tempo contato.

Tocca a lui farci da cicerone e narrare gli eventi “che avevano causato quel suo slittamento da apprendista ingegnere a rivoluzionario internazionale.”

Si riavvolge il nastro e ci ritroviamo nel 1918.

Come definire “Pistoleros!”, pubblicato da minimum faxe tradotto da Valerio Camilli?

Perchè leggerlo e proporlo nelle scuole?

Racconta la storia del movimento anarchico con quell’entusiamo e quella passione che manca al nostro tempo.

È un romanzo storico e non solo.

È amore che nasce spontaneo, è condivisione di idee, è sperimentazione del proprio coraggio.

Pagine che emozionano e che mostrano l’evoluzione culturale e mentale di una generazione.

È un libro dove il viaggio è ricerca e contaminazione.

Indimenticabile la passeggiata a Barcellona tra quartieri malfamati e le scintillanti Ramblas.

È vittoria della consapevolezza, un’iniziazione politica.

È  ricerca della giustizia, costi quel che costi.

È avventura nel senso più alto del termine.

Non la registazione dei fatti ma la partecipazione attiva, i dubbi, i rischi, le tensioni.

È l’idea di sindacato che sta dalla parte dei lavoratori.

È la vita messa in gioco in ogni istante per una Causa.

È un inno ai valori di libertà e di non violenza.

È il ricordo di uno sciopero arricchito da foto d’epoca.

È la rivisitazione degli scritti di Bakunin.

È “il risveglio della coscienza rivoluzionaria.”

“All’epoca tutto era molto più difficile, e non parlo solo della povertà e della mancanza delle più elementari comodità della vita, c’era anche il fatto di dover continuare a mantenere la fede in noi stessi.”

Educativo ed essenziale, lucido e mai generico, fluido e onesto.

Mi piace riportare le parole della prefazione:

“Pistoleros! apre una finestra su una parte di storia che di solito rimane sepolta sotto la storia ufficiale e sposta la lente su un movimento che è nascosto per natura, che è costretto a vivere col volto coperto.”

Il mio grazie a Farquhar McHarg e all’editore che lo propone in una fase complessa e dolorosa dell’assetto internazionale.

 

 

 

 

 

“L’arte queer del fallimento” Jack Halberstam minimum fax

 

“Il sogno di un modo di vivere alternativo è spesso confuso con un pensiero utopico e quindi sminuito in quanto ingenuo, semplicistico, e come palese fraintendimento della natura del potere della modernità.”

Si rifiutano aprioristicamente forme di sapere “dove giustizia e ingiustizia occupino spazi diversi”, dopo è possibile rifiutare il modello capitalistico.

Parole come condivisione, cooperazione, uguaglianza vengono accantonate perché poco significative, pericolose perché frantumano la visione di un mondo che ruota intorno alla competizione.

Riflessioni che sono state oscurate dal pensiero dominante, confinandole “nei territori senza regole del fallimento, della sconfitta e dell’indecenza.”

Leggere “L’arte queer del fallimento”, pubblicato da minimum fax e tradotto da Goffredo Polizzi, significa tornare a respirare.

Sapere che le idee che hanno affollato le menti di pensatori liberi finalmente sono suffragate da una struttura solida.

Ci può essere un modo altro di concepire l’esistere all’interno della comunità.

Jack Halberstam, direttore dell’Institute for Rosearch on Women, Gender e Sexuality della Columbia University, non propone asfittiche teorie.

Parte dall’osservazione e attraverso un’analisi lucidissima costruisce una serie di ragionamenti.

Il linguaggio sciolto ricco di esempi e di riferimenti culturali rende molto piacevole il testo.

Non un saggio statico ma una continua fioritura di tematiche, dal cinema alla letteratura, alla quotidianità, alla fotografia.

Bellissimo lo spazio dedicato ai film di animazione e alla relazione tra interfaccia mediatica e soggetto.

“I cartoni animati Disney si sono troppo spesso trasformati in un medium borghese, piegandosi ai doveri educativi e formativi, hanno cominciato a prendere la forma di favole moraleggianti, con personaggi caratterizzati in modo normativo rispetto al genere e alle gerarchie di classe.”

Evidente tentativo di mortificare la creatività.

Sarebbe utile “deviare” dai soliti e obsoleti percorsi.

Decostruire la macchina ingloba informazione ed imparare a percorrere sentieri meno noti.

Ribaltare la visione di fallimento come schematismo che ci vuole fuori dai giochi e vivere immergendosi in nuove occasioni di conoscenza.

Siamo invitati a rifiutare “i regimi economici razzisti, il patriarcato, la sub cultura della sottomissione femminile.

Spettacolare la mappa genealogica di “un femminismo controintuitivo.”

È tempo di accettare la finitezza.

Allora coraggio:

“Abbracciamo l’assurdità, la sciocchezza, la scemenza senza rimedio.

Anziché opporre resistenza alla fine, ai limiti, celebriamo inevitabili e fantastici fallimenti, godiamoceli tutti, teniamoceli stretti.”

Da leggere per ricordare che bisogna riscrivere il futuro con spirito libero provando a costruire alleanze dissimili.

Viva la diversità come ricchezza!!!

 

“L’opera galleggiante” John Barth minimum fax

 

 

“Come si fa a scrivere un romanzo?

Voglio dire, come è possibile non perdere il filo del racconto, se si è anche solo minimamente sensibili al senso delle cose?”

“L’opera galleggiante”, pubblicata da minimum fax e tradotta da Henry Furst e Martina Testa, è il libro perfetto per chi non si accontenta di banali e scontate interpretazioni della realtà.

Per chi è interessato a comprendere i meccanismi complessi della mente, le deviazioni, i giochi verbali, la pirotecnica vivacità intellettuale.

Un romanzo mondo dove le sollecitazioni sono infinite.

Un’opera postmodernista che rivoluziona la staticità stilistica e formale accompagnata da una scrittura coinvolgente.

Si ha la sensazione di chiacchierare con John Barth, di partecipare attivamente alla sua eloquenza raffinatissima.

“Mettervi a vostro agio nella mia prosa come farei per ricevervi a casa mia, per immergervi con delicatezza nel sinuoso meandro dei miei pensieri: azioni utili, che sarà meglio conservare piuttosto che eliminare.”

Con queste premesse si parte consapevoli che l’avventura che ci vedrà protagonisti sarà senza precedenti.

Sconvolgente è l’idea che la trama è fluttuante, compare, scompare assumendo le più svariate forme.

A governare la barca Todd Andrews, avvocato con una spiccata verve autocritica.

Punto di partenza è la rivisitazione di una giornata speciale, nella quale una decisione può cambiare completamente il destino.

Forte è la tensione che si mantiene fino all’ultimo rigo e pur conoscendo la scelta del protagonista si è incuriositi.

Quali le cause scatenanti e soprattutto quanta fermezza nel realizzare la svolta decisiva?

Sembra che tutto proceda secondo una linea retta, ma non illudetevi.

Tante le illusioni ottiche, le sottili riflessioni, i rivoli alternativi.

Si parla di letteratura con uno spirito critico efficace e convincente, ci si trova a comprendere cosa significhi andare in guerra, trovarsi faccia a faccia con il nemico, fantasticare sui massimi sistemi che governano l’Universo.

Un cinismo intelligente rende le pagine godibilissime, divertenti e decisamente pungenti.

Viene messo in discussione il concetto di amore e di passione, la comunicazione con i propri simili, la relazione con la città.

“La natura, il caso, può spesso disseminare simboli a piene mani.

A volte sembra quasi che te li venga a sbattere in faccia certi significati.”

L’autore opera una destrutturazione del simbolo, lo riporta alla sua essenzialità.

Questa operazione di demolizione viene ripetuta nei confronti di tutti gli artifici che ci imprigionano.

Ecco perché leggere questo spettacolare testo ci rende liberi di pensare e di decidere in assoluta libertà.

Ci si sente leggeri, privati da sovrastrutture intellettuali e metafisiche.

“Nulla ha un valore intrinseco”.

Una frase che apre una nuova scenografia interiore, suffragata da un ragionamento che mette in moto l’essere e il non essere.

Non è casuale l’accenno all’Amleto, ma dietro questa disgressione non c’e un solo illuminante percorso.

Ad arricchire “L’opera galleggiante” la colta prefazione di Martina Testa ed un saggio emozionante dello scrittore.

Da leggere lasciandosi andare e godendo ogni frase, ogni costrutto, ogni osservazione.

 

“L’amore dell’ultimo milionario” Francis Scott Fitzgerald minimum fax

 

È difficile pensare che “L’amore dell’ultimo milionario” sia un romanzo incompiuto, pubblicato postumo da Edmund Wilson, critico letterario e scrittore.

Lo sguardo acuto sulll’universo patinato del cinema ci regala quella visione critica che ha contraddistinto Francis Scott Fitzgerald.

Una illusoria realtà dove rivalità e conflitti vengono nascosti sotto il tappeto dell’ipocrisia.

Perfetta la scelta del protagonista, Monroe Stahr.

Produttore cinematografico, considerato da tutti una stella, ammirato e apprezzato, mantiene un distacco socratico che gli conferisce un’aura di mistero.

Sa mettersi in discussione e sopratutto non si accontenta di film poco credibili.

È un eroe romantico e al contempo un sognatore.

Aggrappato al ricordo della moglie vive la perdita sublimandola.

Sa che il passato non si può riproporre ma spera di ritrovare la sua Minna.

L’incontro con una giovane che nelle fattezze è simile al suo grande amore scatena una reazione a catena.

Il testo riproposto nella sua integrità da minimum fax è bellissimo e la traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini sottolinea una scrittura asciutta e concisa.

La presenza di una narratrice esterna, Cecilia, crea una sorta di doppia inquadratura mentre i dialoghi e il linguaggio permettono al lettore di essere presente.

Ci sono passaggi commoventi e nella celebrazione dell’idillio si percepisce il sospetto che niente è per sempre.

Anche nei momenti più esaltanti la malinconia è stato d’animo presente.

È compagna che non si può abbandonare, è il richiamo a ciò che finisce.

“Non dovresti dimenticare.”

La memoria è preziosa riserva di esperienze, è salvezza e tormento.

“Spero che il libro sarà qualcosa di diverso, che susciti emozioni e forse persino un nuovo modo di guardare a certi fenomeni.”

Leggendo l’Appendice sentiamo che accanto a noi c’è l’amato Fitzgerald.

Siamo invasi da una grande gioia.

Siamo entrati nel profondo dei pensieri di un Maestro.

Splendid l’introduzione di Goffredo Fofi e la prefazione di Paolo Simonetti.

Tasselli fondamentali per un approfondimento letterario e culturale di altissimo livello.

Non vi resta che godervi un testo perfetto che vi farà riflettere sul senso delle scelte e sulla fugacità dell’esistenza.

Il ritratto delicato e poetico della fine di sogno e non solo quello dell’America in declino.

Restano le parole a testimoniare che scrivere significa mettersi in gioco.

“Di là dal tramonto” Stewart O’Nan minimum fax

 

“Di là dal tramonto”, pubblicato da minimum fax e tradotto da Dante Impieri, è di una bellezza lancinante.

Si trattiene il fiato, fermandosi su un passaggio, copiando una frase.

È il romanzo, quello che volevi leggere da una vita ed eccolo finalmente tra le tue mani.

Lo stupore accompagna il lettore ad ogni pagina e più ci si addentra nella trama più ci si sente pervasi dalla meraviglia.

Eccolo Francis Scott Fitzgerald, colui che continua ad essere una luce che non potrà mai spegnersi.

Le sue opere ci hanno fatto crescere e maturare, sognare, ridere e piangere.

Non è più acclamato dalle folle, sta percorrendo un declino professionale e personale.

Una carta da giocare è quella dello sceneggiatore ad Hollywood anche se non è il suo mondo.

È un sacrificio, un atto di resistenza alla decadenza.

La sua Zelda è ricoverata in una clinica per malattie mentali.

Frantumi della donna tanto amata.

Stewart O’Nan riesce a farci vivere quegli anni, senza forzare sulla biografia.

Ricostruisce gli eventi, li intreccia con voce poetica in una storia straordinaria.

Colpisce la delicatezza delle scene, il pathos nei momenti difficili.

Racconta l’uomo nella sua infinita fragilità, desideroso di esserci, nell’ultima lotta col destino.

I riflettori sono puntati su Scott mentre eccellente è la narrazione del contesto.

Nomi noti e meno noti affollano la struttura narrativa ed ognuno è testimone di un’epoca e di un mondo.

Un viaggio nel cinema e nella letteratura ma anche la rappresentazione delle relazioni, degli incontri, degli inciampi e delle risalite.

L’attrazione per la giornalista Sheilah Graham e quella storia di alti e bassi tra entusiasmi e sensi di colpa.

Il testo evidenzia la dicotomia tra ciò che si era e ciò che si è, scuote il tempo e prova a reinventarlo, offre un’opportunità e un sogno.

Si dibatte tra fallimento e speranza, un esile filo li unisce e basta un soffio di vento per rompere il legame tra due opposti.

Mostra cosa è il sentimento eterno e il bisogno di proteggere chi si ama, racconta il dolore per una pagina che resta bianca, la rabbia per un rifiuto di una società che sa acclamare e distruggere.

Invita a non giudicare chi cade e a comprenderne lo spaesamento.

Bellissimo ed educativo, un’elegia alla vita che, comunque vada, fino all’ultimo istante va assaporata.

“Nina sull’argine” Veronica Galletta minimum fax

 

“Le è stato assegnato l’incarico di direttore dei lavori dell’argine di Spina, frazione di Fulchré, un piccolo comune disperso nella pianura alluvionale, lontano da raggiungere.

Un lavoro complesso e costoso, difficile da districare, che nessun altro collega ha voluto.

Progetto esecutivo realizzato da uno studio esterno, pensato con la certezza di avere anche l’incarico per la direzione lavori, per cui tutti i problemi si potevano sistemare successivamente, senza troppo clamore.”

È giovane Nina e la sfida comincia.

Nelle nebbie della pianura padana, in una piccola frazione dovrà mettere in pratica gli studi e dimostrare di farcela.

Non solo a se stessa ma a tutti coloro che lavoreranno al progetto.

Catapultata in un mondo dove a stabilire le regole sono gli uomini, deve imparare a gestire le incertezze.

Essere ferma, decisa anche quando l’ansia strozza il respiro.

Combattere per farsi accettare come ingegnere “femmina”.

Con piglio sciolto “Nina sull’argine”, pubblicato da minimum fax, finalmente accende i riflettori sul lavoro femminile, sulle difficoltà e le disparità di genere.

Senza enfasi il romanzo narra ciò che, ognuna di noi nel suo ambito, è costretta a subire.

Indica la strada della resistenza che si costruisce lentamente pietra su pietra.

Un libro che analizza con lucidità gli squilibri di una società pensata al maschile.

Veronica Galletta costruisce un personaggio che amiamo fin dalle prime pagine.

Il dualismo tra forza e paura la rende umana e permette all’autrice di sviluppare un percorso introspettivo brillante.

Abbandonata dal compagno di una vita, deve riorganizzare i pensieri, introiettare il dolore e capire se bisogna continuare a crogiolarsi nei ricordi.

Siciliana ha lasciato la sua terra con la fierezza di chi va incontro al futuro.

Resta la certezza che ad accoglierla ci saranno sempre luoghi e sapori e odori dell’infanzia e dell’adolescenza.

Un modo maturo di vivere la migrazione senza rimpianti e inutili sensi di colpa.

Il risvolto che non ci aspettiamo è politico e sociale.

L’autrice denuncia lo sfruttamento sul lavoro, le disonestà dei dirigenti, la rabbia dei paesani.

L’ambiente verrà stravolto e non è facile adattarsi e specchiarsi nelle novità.

Un arcano e misterioso incontro infittisce la trama, invita a interrogarsi sul potere della suggestione.

La scrittura è  descrittiva, vivace mentre qualcosa di nuovo si crea.

E da questa creazione nasce la redenzione, il bisogno di comprendere cosa è casa.

Da leggere per imparare che “per risolvere le cose ci vuole calma”.

“Senza pensare a niente, perché in certi momenti non c’è niente da pensare.

Solo riacchiappare i pezzi della propria vita, mettere insieme le forze che si agitano dentro.

Perché a volte la somma delle parti fa più di un intero, e i risultati sono sorprendenti.”

 

“Via da qui” Alessandra Sarchi minimum fax

 

Pensieri vanno e vengono, si confondono, trovano un argine dove riposare, ritornano impetuosi.

È una vertigine che attrae mostrando qualcosa che era sfuggito.

Quel senso dilagante di instabilità, il tentativo di rimettere ordine, di trovare un equilibrio.

È quello che succede leggendo “Via da qui”, pubblicato da minimum fax.

Ogni racconto rivisita una perdita, fisica, morale, intellettuale.

Entra con veemenza nelle esistenze narrate, ne delinea un prima e un dopo.

In questo scarto di tempo si compone una nuova occasione, quella scintilla che può modificare il destino.

Monica ed Evelyn, un amore assoluto, privato, puro, al riparo da giudizi avventati e sprezzanti commenti.

E la tana è luogo della gioia che non conosce paure, la cattedrale di infinite speranze.

Quando il dolore si insinua inaspettato resta il calore di baci e sorrisi e linguaggi segreti.

Ines e Rossella e la difficoltà nel ritrovare le parole d’infanzia mentre il fiume inventa canzoni.

L’ingenua e tenera scrittura di Giorgia che con innocenza sa cogliere sfumature distorte.

Melissa e una scelta che altera la percezione del sè, Annamaria e il coraggio di lasciar andare “un’altra se stessa.”

“Tornare a casa” è motivo ricorrente che bisogna interpretare.

Alessandra Sarchi offre indizi da seguire, piccoli dettagli, frasi perfette e una scrittura poetica.

Ogni storia è un canto che cambia tonalità, sale verso l’alto e cerca un suo percorso.

Ogni donna ha una ferita e una vetta da raggiungere, una sfida da superare, un’incertezza da colmare.

Le amiamo mentre navigano a vista, incerte e confuse.

Vorremmo imparare da loro come si ricomincia, quali orpelli cedere al vento, quanta forza respirare per non arrendersi.

Vorremmo esprimere “un desiderio, anche se non ci sono stelle in cielo.”

Dire addio e correre a perdifiato.

Senza una meta, senza certezze, forse è questo il vero sapore dell’essere vivi.

La scrittrice riesce a far traslocare le anime, ad immaginare un universo dove ognuno non è vittima di scelte altrui.

Un libro che commuove, regala un benessere inatteso, mostra non solo la resistenza ma la conquista di spazi alternativi.

 

 

“Aboliamo le prigioni?” Angela Davis minimum fax

“Le prigioni sono diventate buchi neri dove vengono depositati i detriti del capitalismo contemporaneo.

L’incarcerazione in massa genera profitti divorando al tempo stesso il patrimonio pubblico, e tende perciò a riprodurre proprio quelle condizioni che portano la gente in prigione.”

“Aboliamo le prigioni?”, pubblicato da minimumfax fax e tradotto da Giuliana Lupi, è un saggio che va studiato con attenzione.

Ha uno sguardo aperto che non si ferma solo alle tragiche condizioni di vita vissute dai reclusi.

Va oltre e spazia nella sfera di un capitalismo selvaggio, di una globalizzazione che mette al centro il dio profitto.

Denuncia la mancanza di attenzione della classe politica, la visione falsata e forse un pò romantica del luogo detentivo.

“La sfida più ardua e urgente, oggi, è quella di esplorare territori nuovi della giustizia, nelle quali le prigioni non fungano più da nostro principale punto fermo.”

Finalmente le parole che cercavamo, oneste, vissute, sperimentate.

Angela Davis, da sempre militante e portabandiera dei diritti civili, scrive dopo anni di ricerche, interviste, incontri.

Le sue osservazioni nascono dalla consapevolezza che dietro quelle mura che isolano dal consesso civile si possono perpetrare abusi, si riconferma il predominio del più forte.

Non è casuale il riferimento allo schiavismo e la segregazione culturale del Sud America.

“Le prigioni sono istituzioni razziste?

Il razzismo è così profondamente radicato nell’istituzione carceraria che non è possibile eliminare l’uno senza eliminare l’altra?”

Domande come pietre che invitano ad osservare la realtà con una logica che abbraccia più campi semantici.

Siamo invitati a seguire strategie interpretative innovative, dando valore anche al significato intrinseco delle parole, alla interconnessione tra causa ed effetto.

Detenzione e punizione vanno a braccetto mentre scompare l’idea di una riabilitazione.

L’uomo diventa oggetto e non più soggetto attivo e questo è certamente il più grave torto.

Un discorso a parte coinvolge le donne che vengono considerate “perdute”, senza possibilità di redenzione.

Tanti gli esempi, gli stralci di documenti che nel tempo hanno rappresentato l’unica fonte d’informazione.

L’autrice propone alternative al carcere che prevedono una valorizzazione dell’essere umano ed è struggente questa sua testimonianza.

È come se volesse passarci il testimone, invitarci a partecipare ad una lotta che coinvolge tutti coloro che credono in una società più giusta.

Scorrevole la scrittura, arricchita da una bibliografia eccellente.

Un invito a “provarci, senza pensare troppo agli eventuali errori che si potrebbero commettere”.

Bisogna essere disposti a sbagliare.”

Rendere visibile la marginalità: Angela Davis ci fa un dono immenso!!!

“London woodoo” Orso Tosco minimum fax

 

“Questo è un parco, ed è anche un cimitero.

Quella è una chiesa, ed è anche una sala concerti.

Tutto racchiude qualcos’altro, per nascondersi meglio, per tradire meglio.

Per provare a salvarsi.”

Orso Tosco con una scrittura incendiaria riesce a fare luce sulle zone più contorte della mente.

Incede senza lasciarsi fuorviare dalla banalità del Male.

Va oltre, con una parola che sa essere allusiva mostra l’oscuro paradigma di una società che si dissolve.

Priva di valori, incapace di reagire, vittima di una paura incontenibile è solo burlesca rappresentazione di maschere senza volto.

“London woodoo”, pubblicato da minimum fax, è ambientato a Londra ma il luogo assume un valore simbolico.

È la città del peccato e della colpa, il nido della perversione e dell’orrore.

È il silenzio delle vittime e la rabbia dei carnefici.

Una furia irrazionale, senza senso e omicidi inspiegabili.

Chi manovra questo teatro di insopportabile tensione?

Il romanzo sviluppa tracce noir ma non è questo il filo conduttore.

Altra è l’ambizione dello scrittore che sin dalle prime pagine cerca di condurre il lettore verso strade impervie di una letteratura alternativa.

Gli stili si fondono, il grottesco viene amplificato grazie ad una narrazione che alterna il possibile e l’impossibile.

Le suggestioni visionarie creano catene indissolubili con un presente che non offre scampo.

Basta osservare i personaggi, scendere nella miscellanea di pensieri che si trasformano in azioni, percepire il fluido caldo, avvolgente di passioni inenarrabili.

Forti e deboli, categorie che nell’abbraccio mortale diventano pedine in una scacchiera dove non ci sono bianco e nero.

Un romanzo che accentua le sfumature, crea costrutti ipertestuali, scompone il tempo in attimi.

E in quegli attimi paradiso e inferno possono incontrarsi.

La trama si infittisce e ci si chiede quali presenze occulte stanno distruggendo le coscienze.

Non è la morte a fare paura ma qualcosa di più sottile ed impalpabile.

Si è scardinato il senso di comunità, il diritto a scegliere, la capacità di reagire.

Credo sia questo il messaggio forte dell’autore.

Difendiamo la psiche da una sottocultura delirante che ci vuole schiavi.

Non sprechiamo i nostri talenti, troviamo la luce e cerchiamo l’inganno.

Un costrutto complesso e studiato nei dettagli e nel finale … si può ricominciare.