Agenda Letteraria 28 gennaio 2020

 

“Tu eri il mio oracolo, Adone.

Salivi le scale di casa con la smania di un ragazzo, e io mi lasciavo afferrare sul filo della soglia, inerte.

Mi sollevavi da terra come se dentro fossi vuota, i visceri evaporati nell’attesa del tuo arrivo. Ci baciavamo in punta di labbra con la passione immota degli incontri abituali, e il tuo odore di caccia disorientava il mio istinto.”

 

Danilo Soscia “Gli dei notturni Vite sognate del ventesimo secolo” minimum fax

 

Agenda Letteraria 27 gennaio 2020

 

“Confrontiamo allora i nostri miti.

Ho imparato la mia elaborata menzogna

Di croci svettanti e spine avvelenate.”

 

 

“Un aquilone è un patto di gloria

Da stipulare con il sole

Così ti fai amici il campo

Il fiume e il vento,

E preghi, per tutta la fredda notte precedente

Sotto la luna che vagabonda va senza una corda.”

 

Leonard Cohen Poesie minimum fax

Agenda Letteraria 15 gennaio 2020

“La mia speranza è di avere ormai imparato abbastanza il mio mestiere da procurare ogni sorta di piacere al lettore.

Comunque dovrò ancora annaspare e sperimentare, ma questo pomeriggio ho avuto un lampo di luce.

E veramente, dalla felicità con la quale sto sviluppando il romanzo non scritto, penso che da quella parte vi sia un sentiero per me.”

Virginia Woolf  “Diario di una scrittrice minimum fax

“Statale 106” Antonio Talia minimum fax

“Scorre la statale 106, la strada che nasce a Reggio e viaggia in parallelo al mar Jonio fino a superare i confini della Calabria.”

 

Antonio Talia ha il coraggio di percorrere quel tratto di territorio intriso di prevaricazioni e di sangue.

Compone una mappa non solo geografica e ad ogni tappa gli eventi travolgono il lettore, lo invitano a continuare insieme all’autore un viaggio devastante, tra omicidi eccellenti, omertà, lupare bianche e connivenze.

“Statale 106″, pubblicato da minimim fax, è l’articolata genealogia della criminalità organizzata, il volto vigliacco della ‘ndrangheta”.

“Accedere a una geografia occulta costutuita da intrecci, parentele, cognomi ricorrenti e nomi di battesimo che fluiscono sottotraccia per ricomparire dopo due o tre generazioni dall’altra parte del pianeta”

Lo scrittore non si ferma ad analizzare il fenomeno nostrano, traccia le connivenze e i rapporti che nel tempo hanno rafforzato l’organizzazione.

La devastazione del paesaggio, le ciminiere di complessi industriali che hanno ferito la bellezza arcaica sono solo alcuni segni di un potere che non conosce regole.

“La liquichimica Biosintesi giace da quarantaquattro anni, con i suoi scheletri di edifici e i suoi tratti insbissati”.

 

Si percepisce la rabbia, una sottile lava che invade le pagine mentre con la precisione dello studioso si fanno nomi e cognomi, complici e mandanti.

Sfilano in un silenzio sepolcrale Montebello Jonico, Bova, San Luca, puntini sulla carta geografica, rotte di predatori che non hanno rispetto delle regole di convivenza civile.

E quel mare che appare come una chimera è forse l’occasione perduta, la speranza di ridare a questi luoghi dignità.

“Chi sapeva, e non ha fatto nulla?”

 

Chi continua a trarre vantaggio dai loschi affari? Dov’e lo Stato?

“Questo è il paese del muoviti e fallo tu!

Un paese disgraziato.

Nè io contento, nè tu consolato”

Le parole di Nicola Giunta sono un monito per tutti noi che crediamo in un’Italia libera.

Un testo da leggere con attenzione perchè con una scrittura giornalista riesce a raccontare l’inenarrabile