Con @CasaLettori visitiamo Miraggi Editore

 

 

Miraggi Edizioni  nasce nel 2010  a Torino.

Ogni libro è una scoperta, un viaggio insolito.

Tanta cura nell’editing e nelle traduzioni moderne e vivaci.

Belle le copertine che nella semplicità grafica mostrano lo studio di chi crede e punta sulla qualità.

Vasto il Catalogo con due eccellenti Collane: Miraggi Garamond e Miraggi Baskerville.

Se amate la sperimentazione, la ricchezza del linguaggio, la poesia provocatoria avete trovato il vostro editore.

Proverò a condurvi per mano in un itinerario virtuale scegliendo qualche testo.

Chi sono le “Donne di mafia”?

Vittime, complici, protagoniste?

Liliana Madeo si è documentata, ha intrecciato storie con la puntualità di una cronista seria e costruendo il saggio non ha mai dimenticato l’umanità.

Regala scorci dei quartieri popolari palermitani, individua il substrato dove attecchisce il malaffare.

Riflette sul “pentimento” e sulla colpa.

Di Karel Čapek, uno dei maggiori scrittori cechi del Novecento suggerisco “Krakatite”.

In bilico tra l’Utopia e la fantascienza indaga “la responsabilità morale dello scienziato.”

Il protagonista Phokop mostra l’ambiguità della natura umana e invita a non tornare mai inditro.

Divertente e molto pungente “Frigorifero Mon Amour” di Andrea Serra.

Tanti moduli narrativi e una evidente necessità di denunciare lo spreco alimentare.

“Sono preoccupato.

Lo riconosco.

Anche perchè ho cominciato a raccontarmi in terza persona e la cosa, a ripensarci a mente fredda, mi procura una certa inquietudine.”

Sergio La Chiusa con “I pellicani” si addentra nella sconfinata prateria dell’eloquio.

Un vortice di parole, fatti, ricordi e … qualcosa che sfugge ad ogni logica.

Spero vi siate divertiti.

Nel sito dell’editore troverete altre chicche e tantissima poesia.

Alla prossima e mi raccomando, non perdetevi la magia di una buona lettura.

 

“Pagina bianca” Gianluca Garrapa Miraggi Edizioni

 

Giochi di parole che in “Pagina bianca”, pubblicato da Miraggi Edizioni, formano disegni.

La scomposizione del verso crea movimento, non rispetta il rigo, si muove su linee immaginarie.

“È la rima che guasta e la festa si arresta.”

Una sperimentazione linguistica che propone immagini di “gente quanta gente.”

Incontro casuale mentre “la musica alta” individua l’incapacità di comunicare.

Le acque, i castelli, “il fruscio del bosco di pini. e tufo d’antichi desideri”.

La punteggiatura è esercizio senza regole, esperienza di libertà.

Profumi mediterrani che scavano assenze, streghe e sciamani mentre “il cielo è un prato di calendule bianche, da lontano.”

Gianluca Garrapa è un eclettico affabulatore e nella prosa intercalata alla lirica si libera di schemi e figure allegoriche.

La sua è conquista di un linguaggio nuovo che recupera il suono del fonema.

“Stagione in cui tutto resta imprigionato nell’ombra.

Percosse.

Alcolico intruglio.

Schiamazzate di ragazzi col casco infilato sotto il braccio.”

La provincia nelle notti sfrangiate di desideri, nelle stelle che sembrano vicine.

Il dialetto segna il confine del ricordo di una terra amata con quel dolore antico di chi parte.

“Una sedia due ombre l’amore.”

In una frase si concentra la fugacità del sentimento.

Il lettore si perde e si ritrova, segue percorsi interiori, percepisce la malinconia.

“Immaginarsi. più che immaginare.”

È questa la rivoluzione proposta dall’autore, liberarsi da ogni ingombro lessicale e culturale ed entrare nel nucleo profondo dell’essere.

Un libro che riserva molte sorprese, una sfida per tutti noi che non riusciamo a cogliere la differenza tra solitudine e moltitudine.

 

Agenda Letteraria del 2 maggio 2020

“Comincio a sentire quella splendida musica che nessun altro può ascoltare, perché quando si vogliono esaudire i propri sogni bisogna farlo in solitudine.

Così nessuno li può rubare.

Per viverli appieno.

O almeno bisognerebbe farlo in solitudine.

Quella musica è il silenzio.”

“Grand Hotel”  Jaroslav Rudiš Miraggi Editore

“Uno di noi” Daniele Zito Miraggi Editore

Una baraccopoli in fiamme.

L’odio perde la consistenza oleosa di un pensiero e diventa azione.

Distruggere, annientare perchè

“nostre le strade

nostri i confini

nostri i cieli

sopra gli aquiloni.”

La cronaca diventa poesia e sfuma il nostro senso di impotenza di fronte ad una dilagante paura della diversità.

L’altro, il nemico anche se ha le sembianze di una bambina.

Giovanissima innocente su un letto di ospedale mentre i gemiti si alzano in cielo come preghiere.

“Uno di noi”, pubblicato da Miraggi Editore, fa percepire il pregiudizio, lo esaspera, lo scompone in frasi fatte.

Descrive il nostro tempo feroce dove nessuno si salva.

Daniele Zito ci invita ad ascoltare i colpevoli, gli indifferenti, le vittime.

“Giustizia sociale, Identità, Orgoglio nazionale” tornano come un ritornello stonato, mostrando il volto turpe di una società che non conosce più la compassione.

Il ritmo sincopato crea dei vuoti necessari, bisogna fermarsi, riflettere, accostarsi al testo senza perdere nemmeno una parola.

Il coro costruisce l’attesa, invoca la speranza di un cambiamento.

Il pentimento riuscirà a scavare le radici profonde di tanto insensato patriottismo?

Il rimorso sarà cammino verso la redenzione?

Si spengono le luci, resta un corpo che finalmente può osservare le stelle e un padre che di fronte alla morte si ostina a cercare le ragioni di tanto rancore.

“Con voce roca e fiato corto

Il tempo del sacro si fa strada

Lungo i nostri rosari

Seme dopo seme

Salmo dopo salmo

Espiazione dopo espiazione.”