“Modello dal vero” Joann Sfar Edizioni Clichy

“Il disegno c’è quando la vita non basta.”

Joann Sfar con una verve ironica che ha tracce malinconiche costruisce una trama che all’apparenza sembra inverosimile.

All’École des Beaux Arts la ministra della Cultura “ha deciso di affrontare con forza il problema delle disuguaglianze tra uomini e donne e delle molestie sessuali.”

Che ruolo ha un insegnante di disegno in questa iniziativa?

“Modello dal vero”, pubblicato da Edizioni Clichy, è un atto di accusa ad una società che affronta con leggerezza tematiche importanti senza cercare di comprendere i fenomeni sociali che nascondono.

Cosa è corretto dire? Quanto si può svelare?

Che ruolo ha l’artista nel disvelamento della verità?

“So dove possono annidarsi il desiderio o l’ambiguità quando si vuole fare il ritratto di qualcuno.

E ce l’ho sempre in testa, so come separare il lavoro dall’intimità, permettersi di creare immagini o ritratti senza ferire, senza divorare.”

L’arte che ritrova l’innocenza delle forme, che mira alla rappresentazione dell’essenza.

E il corpo come segno di una purezza che non va scalfita.

Funziona davvero così o lo scrittore vuole provocarci?

La capacità di fondere insieme arte e letteratura mostra le qualità intellettuali di un un Maestro estroso ed eterogeneo.

“Philip Roth poteva raccontarci la sua vita cambiando il nome dell’eroe.

Kafka poteva sostenere di chiamarsi Gregor Samsa.

Oggi questa soluzione mi sembra un pò ridicola perché tutti sanno che il racconto scava manifestamente nelle cose viste o vissute dall’autore.”

Lo scrittore può prendere le distanze dalla trama e soprattutto dai personaggi?

Forse semplicemente nella carta o nella tela si imprimono lampi di vita e poco importa se siamo frutto della fantasia sfrenata dell’artista.

“Voglio che il genere non sia che un piccolo interruttore in cui possiamo scegliere rosso o verde.

Possiamo romperlo con rabbia o metterci un cerotto per medicarne le ferite oppure nasconderlo in un armadio giurando che non ha nessuna importanza.”

Come in ogni altra prova letteraria Sfar ci conduce dove vuole, dirotta dal percorso iniziale, cerca strade parallele ma, fidatevi, conosce sempre il punto di arrivo.

Non ci sono regole, solo la voglia di raggiungere la libertà espressiva.

Una libertà che può travolgere tutti se solo si prova a non fermarsi ai modelli.

“Vorrei rifugiarmi in un posto dal quale poter fare il ritratto del mondo senza farne parte.”

Se siamo ancora in tempo prepariamoci a trovare questo luogo magico e forse capiremo quanto sia importante non far morire la Cultura.