Recensione di Osvaldo Loccia “Il mattino dopo” Mario Calabresi Mondadori

La Recensione di Osvaldo Loccia (@Oswald18593856) a

“LA mattina dopo”  di Mario Calabresi Mondadori Editore

La lettura di un libro è come un appuntamento galante, prima dell’incontro hai un’idea di quello che potrà essere, il mentre e il dopo ti lasciano un’impressione a caldo, in diversi casi una piacevole e gradita emozione resta nei tuoi pensieri, regalandoti una spinta all’autostima e una gemma imprevista di energia.
Ecco, questo è ciò che ho tratto dalla lettura di questo libro.

Parole come silenzio, resilienza, ricominciare, senso di vuoto, farsi una ragione, sono presenti e il modo di narrare le storie ti cattura piacevolmente, il senso di umanità è presente e si rafforza nelle nostre difficoltà.
Nessuno di noi è immune da eventi difficili, senza preavviso, vissuti in prima persona che ci hanno destabilizzato; è il come rialzarsi dagli stessi che varia.

Sono la dedizione, la schiena dritta, il prendersi cura dei punti fermi della vita, il cambiamento delle abitudini e soprattutto il non arrendersi alle sconfitte che fanno la differenza.
Ci sono diversi passaggi che porterò con me, due in particolare li prenderò in prestito.
Citazione di Leonard Cohen “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da li che entra la luce”
Ringraziamenti dell’autore “Grazie soprattutto a chi mi ha tenuto la mano quando la corrente era più forte”

Agenda Letteraria del 3 febbraio 2020

 

“Non esiste la solitudine.

Stai sempre preparando un incontro con qualcuno là fuori anche se non lo sai.”

 

“Che cosa cerco? Una donna

che si emozioni come i tramonti

e si prenda cura del mondo come la rugiada.”

 

Fabrizio Caramagna “Il numero più grande è due” Mondadori

“Non finirò di scrivere sul mare” Giuseppe Conte Modadori

“Non c’è nessuna

Cosa più docile e più feroce

Più silenziosa e più roca

Più malleabile e torbolenta

di te, mare”

“Non finirò di scrivere sul mare”, pubblicato da Mondadori, è una promessa mantenuta, un delirio d’amore, il suono di mille violini.

È la purezza dell’incontro tra l’Uomo e il mistero della Natura.

Il viaggio di conoscenza mentre si percepisce forte il desiderio di ritrovare l’ancestrale bisogno di concedersi, offrirsi.

Figlio che cerca l’abbraccio, amante che nell’unione perfetta perde ogni timore.

“Non hai dato all’uomo

la possibilità di recintarti, di venderti

di fare di te lotti, proprietà

hai dato fiori di luce senza frutti

hai dato ricchezze, hai dato lutti

ma mai tutto te stesso.”

La simbologia di una libertà che non ha prezzo, che non conosce padroni, diventa un urlo impaurito.

Fino a quando il limpido scorrere delle onde potrà non essere avvelenato e snaturato?

La poesia è urgenza di salvare la bellezza selvaggia, di non contaminare il luogo mitico che da secoli ha rappresentato la fuga e l’arrivo, l’avventura e la scoperta.

“Di te che sei ciurma e solitudine

Di te che sei infinito e finitudine.”

Gli opposti che finalmente si uniscono, tracciando un unico disegno dove il bianco e il nero non fanno più paura.

Presenza che non si dimentica, semantica della comunione dei popoli, nascita e morte in un intreccio figurativo molto espressivo.

Giuseppe Conte è poeta non solo per la musicalità dei versi, per la precisione linguistica che diventa accordo perfetto.

È il vate dell’amore, il traghettatore dei nostri sogni, il viandante che cerca un approdo.

Ci offre una panoramica che non si esaurisce con un unico percorso elegiaco, libera nel costrutto impressioni, certezze, dubbi.