“Fiabe di letto” Mori Yõko Lindau

 

Gli studi presso l’Università di Belle Arti di Tokyo ha segnato la scrittura di Mori Yõko.

Nelle sue parole si scorge una tessitura fine dove non è solo il colore ad essere dominante.

È la modulazione delle frasi, la punteggiatura, la ripetizione di alcuni fonemi, il contrasto tra immagine reale e inventata.

Prima di dedicarsi alla letteratura approfondì la conoscenza della cultura occidentale.

Il viaggio fu il trampolino di lancio di un percorso certamente innovativo per il Giappone.

Esordì tardi creando subito una “tendenza”.

Non mi piace definirla moda perchè significherebbe fare un torto ad un’autrice eclettica e selettiva.

Nei suoi testi accurata è la scelta della voce narrativa, non ci sono sbavature e i dialoghi sono pieni, esperenziali.

La casa editrice Lindau ha pubblicato “Fiabe di letto”, raccolta di racconti tradotti da Greta Annese, Giuliana Carli e Daniela Travaglini.

Un regalo per i lettori italiani che dovranno cercare di interpretare il pensiero dell’autrice.

Se è vero che Mori fu icona di un preciso filone che esplora “le furin”, relazioni fuori dal cerchio, nel libro altre sono le caratteristiche da valutare.

Protagonisti i luoghi che non sono solo cornici ma figure geometriche dove si sviluppa la trama.

Non sempre si tratta di cerchi proprio perché l’ambiente diventa parte della storia e muta la sua forma in funzione della connessione con i personaggi.

Altro tratto essenziale è una voce sempre diversa e l’editore con intelligenza ci permette di conoscere l’evoluzione di stile e lingua.

Chi sono le donne che incontreremo e che ruolo ha la loro “fame d’amore”?

Scardinano ogni regola, inventano un linguaggio del corpo, si muovono all’interno e all’esterno delle dinamiche affettive.

Si appropriano di spazi che finora erano abitati dagli uomini.

Riscrivono un’agenda dell’eros, si fanno artiste del trasformismo.

Qualche pennellata malinconica ricorda che frantumare il matrimonio come istituzione sicura è atto doloroso.

Un invito a non cedere all’abitudine, a sentire istinto e ragione, provando a trovare un equilibrio.

Ci è riuscita la scrittrice giapponese?

Ognuno leggendo troverà la sua personale e intima risposta.