“Prima persona singolare” Murakami Haruki Einaudi Editore

“Prima persona singolare”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Antonietta Pastore, è un album di ricordi, un viaggio a ritroso nel tempo.

Lo scoccare di una scintilla, il volto di una ragazza amata, una percezione che ritorna vivida.

È la musica di una generazione, la magia di un accordo, il virtuosismo di una sinfonia.

È l’esistenza che si snoda attraversando il treno del rimpianto.

“Nel mondo in cui viviamo tutto dipende dall’angolo da cui si osservano le cose.

Cambiando l’esposizione dei raggi del sole, l’ombra diventa luce, la luce diventa ombra.

Il positivo diventa negativo, e viceversa.”

I racconti di Murakami Haruki ci permettono di cambiare prospettiva, di osservare con meraviglia, di amplificare le emozioni.

Nella perfezione di una scrittura asciutta, nella ricerca del dettaglio, nella cura del linguaggio c’è armonia.

Diversi strumenti convergono nel costruire figure immaginifiche.

“Ci sono diversi centri, anzi, infiniti centri, ma in un cerchio che non ha circonferenza.”

Se la figura geometrica è una metafora non importa.

Quello che conta è il messaggio che lancia.

L’inesistente può contenere l’esistente se si fa lo sforzo di crederci.

E tutto diventa possibile mentre la vita diventa una passeggiata fantasiosa.

Non manca una nota malinconica che si ravvisa come un presagio.

È il tempo che le sue spire acuminate a ricordare che ci sono scadenze che dovremo attraversare.

“Ci rivedremo

O finirà così

Qui e ora?

La luce mi invita

L’ombra mi calpesta.”

Un gioco di doppi che si ripete costante, passato e presente, fuga e ritorno.

Cose e persone scompaiono, affetti si perdono, la notte nasconde le tracce.

Resta la parola a colmare il senso di smarrimento.

È la parola di chi ci regala se stesso, si offre e ci invita a mostrarci in un tempo in cui tastiere e cellulari oscurano l’Io.

“Spezzare

Essere spezzati

Se poso la nuca

Sul cuscino di pietra

Ecco, è diventato polvere.”

 

 

“Abbandonare un gatto” Murakami Haruki Einaudi Editore

“Quando aveva solo pochi anni, in Oriente un’epoca di pace e di democrazia era al termine, il nostro paese stava andando incontro ad una grave crisi economica e ben presto sarebbe sprofondato nel pantano della guerra contro la Cina e nella tragedia di un conflitto mondiale.

Mio padre era riuscito a sopravvivere, con angoscia e accanimento, all’incredibile confusione e alla povertà del secondo dopoguerra.”

“Abbandonare un gatto”, pubblicato da Einaudi Editore, propone tre piani di lettura intrecciati con stile e capacità sintetica.

Il quadro geopolitico di un periodo storico non risente solo di un’accurata ricostruzione.

Ha il coraggio di approfondire la violenza della guerra.

“Il 20° di Fakuchiyama aveva la reputazione di essere particolarmente sanguinario.”

Il massacro di Nanchino è macchia indelebile, simbolo della furia omicida.

Scorre davanti ai nostri occhi il film di quel tratto di Novecento che vorremmo dimenticare e le splendide immagini realizzate da Emiliano Ponzo ne sono espressione visiva.

Murakami Haruki entra nella sfera religiosa del suo popolo, traccia una spiritualità che viene tramandata da generazione a generazione.

“Ogni mattina, prima di fare colazione, mio padre si inginocchiava davanti al butsudan – Il piccolo altare dei morti presente in ogni casa -, chiudeva gli occhi e recitava a lungo e con trasporto i sutra. “

La ritualità del gesto e il raccoglimento regalano alle pagine un’aura di sacralità.

La ricostruzione dell’esistenza del genitore è atto d’amore, desiderio di colmare le distanze, voce del rimpianto di non aver creato una solida relazione.

Nella semplicità dei ricordi, tratti dalla quotidianità, si coglie un filo empatico, la rivisitazione e riorganizzazione del passato.

Atto coraggiosissimo e difficile perchè implica affrontare la sofferenza.

Significa rivivere momenti e sguardi e parole.

Sentire il peso della colpa di figlio disattento.

Non manca lo sguardo profondo del Maestro che alla scrittura ha affidato i suoi sogni.

La riscrittura degli Haiku della figura paterna sono un soffio poetico ma anche una occasione di riflessione del rapporto tra tecnica ed emozione.

“Uccelli che migrano

Ah, dove andranno mai?

Forse alla madre terra.”

Interrogativo che apre spazi di infinita speranza.

Ed è questo uno dei messaggi dello scrittore: impariamo a vivere la memoria come riscatto.

Affidiamo le nostre paure ad aquiloni che ci faranno intravedere il Cielo e la bellezza di emozioni sopite.

“E più scrivo, più leggo e rileggo, più provo la strana sensazione di diventare trasparente.

Se alzo una mano verso il cielo, a volte, ho l’impressione di poterci vedere attraverso.”