“Topeka School” Ben Lerner Sellerio Editore

 

“Topeka School”, pubblicato da Sellerio Editore, va assaporato lentamente cercando di cogliere l’originalità del costrutto.

Il passaggio da un personaggio all’altro, in una asimmetria logica certamente studiata, esce dallo schema di una narrazione statica.

Il movimento del pensiero offre un quadro sorprendente delle capacità mentali dell’individuo.

Nell’interpretare le forme e i colori che ci celano dentro l’elaborazione di scelte e di connessioni interpersonali si regista un disegno sinaptico che sollecita l’intelligenza del lettore.

Ambientato del Midwest americano, il romanzo è un provocatorio atto di accusa ad una società che sta allentando i freni inibitori, rifugiandosi in una indolenza afasica.

Sembra che al centro del narrare ci sia una famiglia di terapeuti ma in realtà la macchina fotografica si sposta sugli anni novanta.

Nelle conflittualità, nei tradimenti, nell’incepparsi delle relazioni si estrinseca un malessere che i personaggi non riescono a vivere.

È uno stato di disagio che resta sulla soglia della coscienza, una presenza oscura che solo il giovane Adam riesce a cogliere.

Vede “il sublime ripetersi di uno schema sempre identico” e in questa replica è compressa la tragedia della contemporaneità.

L’arte oratoria diventa una gara che nel trastullo di un ritmo accelerato perde il calore della parola.

Parola che ha perso spessore e consistenza, è urlo, schiamazzo o peggio replica di arcaici riti violenti.

Capro espiatorio è Darren e la sua esperienza entra nello spazio della prevaricazione.

Ben Lerner sa di provocare e si diverte a inserire piccoli indizi per una lettura psicoanalitica.

Viene in mente il suo “Odiare la poesia” e nel cercare le similitudini letterarie si scopre che ancora una volta lo scrittore regala il bianco e il nero, l’ombra e la luce ma anche “fiochi scintillii di significato alternativo”.

Regala la speranza di un vuoto che finalmente si riempie di contenuti.

 

 

Agenda Letteraria del 24 marzo 2020

 

 

“Pareva che il suono delle parole prevalesse sul significato.

A un certo punto era come se stesse recitando rime senza senso. Tutti i suoi vocabolari entravano in collisione e si ricombinavano, il gergo da duri di Topeka, la parlata veloce del dibattito, la lingua che aveva preso in prestito da quei tedeschi deprimenti, i suoi poeti sperimentali, la tipica terminologia delle pene d’amore.

E qualcosa che si avvicinava al balbettio infantile, una regressione.”

Ben Lerner  “Topeka School”  Sellerio Editore

“Oreo” Fran Ross SUR

 

“Oreo”, pubblicato da SUR, è una miscellanea di stili narrativi, un’esplosione di creatività, una divertente rivisitazione del Mito di Teseo.

La scrittura costruisce un intenso puzzle di personaggi che sembrano usciti da un museo dell’assurdo.

Descritti con una dialettica frizzante si materializzano come per incanto e caratterizzano un modo di essere.

È un’umanità variegata dipinta con colori accesi e nell’intersecarsi tra loro dimostrano quanto l’improbabile sia possibile solo se abbiamo voglia di osservarlo.

La protagonista mostra immediatamente una personalità che saprà imporsi uscendo da ogni canone psicologico.

Fran Ross non si esime con tono canzonatorio a mostrare le crepe di una società razzista e con incredibile bravura opera la dissacrazione della “famiglia felice”.

“Scegliete la stagione che più vi aggrada.

In un volume di questa lunghezza l’estate è la più logica: evita di sprecare pagine su pagine a descrivere persone che si infilano e si sfilano il cappotto.”

Dalle equazioni mentali che seguono un ragionamento logico, a quiz sulla figura di Gesù, alle strampalate lettere di Helen: non si corre il rischio di annoiarsi.

Il viaggio alla ricerca del padre è una meravigliosa allegoria del bisogno di ritrovare le proprie radici.

Una necessità profonda che l’autrice afroamericana sottolinea mostrando quanto sia complesso accettare ed essere accettati.

Per i lettori “frettolosi” una sorpresa: una chiave di lettura che dimostra quanto la letteratura sia aperta a più interpretazioni.

Non resta che divertirsi a coglierle.

 

“Brevemente risplendiamo sulla terra” Ocean Vuong La Nave di Teseo

 

 

“Non ti sto raccontando una storia ma piuttosto un naufragio, i pezzi galleggiano, finalmente leggibili.”

Raccontare la verità significa esplorare senza curarsi delle lacerazioni che si apriranno vermiglie sulla carne.

Esporsi nella nudità assoluta, senza riverberi luminosi, alla prova della scrittura.

Esercizio di una coscienza che non può più fermarsi e deve far esplodere la narrazione.

Le parole di Ocean Vuong svuotano e riempiono, assolvono e condannano.

Sono poetiche perché sono la poesia può redimere ed accogliere il dolore.

Si sistemano sulla carta in maniera febbrile, sfuggono alla logica della temporalità.

“Penso di voler dire che a volte non so chi sono o chi siamo.

Ci sono giorni in cui mi sento un essere umano, mentre altre volte mi sento più come un suono.”

“Brevemente risplendiamo sulla terra”, pubblicato da La Nave di Teseo, è una lettera alla madre, donna che porta sulla pelle la sua origine vietnamita.

Figura che in America non riesce a trovare la cifra del suo passato e nell’asprezza dei toni, nella burbera irruenza nasconde segreti difficili da pronunciare.

Accanto a lei nonna Lan, “scappata dal suo matrimonio infelice”, orgogliosa testimone di una ribellione solo sua.

Unico possesso prezioso che le permette di evocare la sua Terra trasformando la narrazione in un canto armonioso.

Nella vita del giovane protagonista Trevor è una meteora, occidente che sa accettare ed ascoltare.

Amore che nasce senza pudori, cresce nella complicità di un gioco di conoscenza.

Tutto cambia, l’innocenza è uno specchio che finalmente non riflette solo piccoli dettagli dell’identità.

La forma letteraria ha un’impennata, le frasi diventano brevi ma così perfette da creare un’atmosfera rarefatta.

Il lettore sa che  qualcosa distruggerà l’incantesimo e sente il bisogno di continuare ad ascoltare.

La voce è sgranata dalle lacrime, addolcita dalle pause e dalle immagini che si susseguono.

“Volevi essere vero, volevi essere ingoiato da ciò che ti annega solo in superficie, che ti riempie l’orlo della bocca.”

La traduzione di Claudia Durastanti aggiunge al romanzo la perfezione sintattica, la cura nella scelta del fonema.

“Lo stato in cui vivono le persone è un campo di battaglia”.

Un libro da vivere come una supplica alla donna, origine di tutto.

Ci inviterà a perdere la cognizione di est e ovest, a vedere la strada che si apre come una promessa.

“Olive, ancora lei” Elizabeth Strout Einaudi

 

È tornata e ci era mancata.

“Olive, ancora lei”, pubblicato da Einaudi, ci propone tante storie, belle, indimenticabili, dove ogni personaggio ha tanto da raccontare.

Crosby si anima e diventa crocevia di un affabulare lento.

La quotidianità viene ingrandita e la comunità si fa protagonista e spettatrice.

Elizabeth Strout riesce ad incastrare insieme voci diverse e di ognuna coglie l’intimità, il momento di disorientamento, lo spazio di una incertezza.

La lettura scorre inseguendo un ritmo narrativo arioso e ad ogni capitolo una sorpresa, una nuova avventura.

È sorprendente la capacità di aggregare insieme piccoli dettagli, osservazioni, sguardi che vanno in profondità.

È come se ci si affacciasse alla vita senza lasciare niente in sospeso.

La difficoltà di essere genitori, la frattura tra affetto e distanza, i silenzi che si pietrificano.

Le amicizie che durano o si disgregano diventano specchi che riflettono il nostro modo di relazionarci.

L’amore che si trascina stancamente e la passione che nasce spontanea, con quell’energia che si sviluppa con la consapevolezza della condivisione.

Il bisogno di vivere la malattia non come colpa.

Il fallimento nel comprendere che non si è riusciti a uscire dal proprio guscio protettivo.

Le parole circoscrivono riflessioni, pensieri, titubanze.

Gli incontri rappresentano un avvicinamento, il bisogno di capire l’altro.

Tanti gli interrogativi che arrivano veloci, senza cedimenti o mediazioni.

Una prosa che raggiunge la perfezione nell’accurata scelta dei vocoboli.

La scrittrice affascina ed appassiona, fa sentire vivi, prova a far accettare l’inesorabile scorrere del tempo.

Una lettura da non perdere perché è un inno alla gioia di esistere.

Agenda Letteraria del 4 marzo 2020

“Forse imparare una nuova lingua ci riporta a quando eravamo incapaci di comunicare la nostra fame o il freddo o semplicemente il nostro smarrimento, ed è probabile che un residuo di quell’angoscia si ravvivi quando non riusciamo a esprimerci.

Ma credo sia stata anche l’esperienza di dover migrare, a undici anni, dalla mia lingua madre, l’arabo, all’inglese.

Se si è fatta una volta quella mossa, ogni ulteriore sovvertimento può sembrare un pericolo mortale.”

 

Hisham Matar “Un punto di approdo” Einaudi

“Iniziazione di un uomo” John Dos Passos Marietti Editore

Leggendo “Iniziazione di un uomo”, pubblicato da Marietti Editore, se ne coglie la tragica attualità.

Suoni che squarciano il cielo come uccelli impazziti, lampi delle granate che lasciano una scia dolorosa, terra squassata dai bombordamenti.

Una scrittura visiva, fluida, dal forte impatto emotivo, un reportage che in certi momenti sembra irreale.

Un crescendo che nel realismo delle descrizioni trova il suo apice.

John Dos Passos nel suo primo romanzo traspone l’esperienza personale dando un taglio giornalistico.

I fatti si snodano con lucidità e il protagonista Martin riesce ad interpretare un susseguirsi di stati d’animo.

È un osservatore che riesce a percepire cosa si nasconde nei volti e nelle parole degli uomini che incontra.

Nei dialoghi sciolti le prospettive dialettiche si aprono come ventagli mostrando l’essenza dell’essere umano, le sue reazioni, le sue rabbie e paure.

Il cambiamento che prende forma nell’animo del giovane alleggerisce l’atmosfera creando uno stacco, una pausa necessaria anche per il lettore.

Considerare il testo un romanzo di formazione è riduttivo.

Sono presenti risvolti analitici, una struttura narrativa compatta e una interessante ricerca della propria identità.

Si ritrovano quegli elementi stilistici innovativi che anticipano il post modernismo.

Si percepisce la presenza dell’autore, un accompagnatore che conosce bene lo sconvolgimento affettivo di fronte alla follia della guerra.

“Stiamo tutti combattendo per niente”.

La testimonianza di un uomo che non ha voluto edulcorare la realtà, che con coraggio ha trasformato la parola scritta in denuncia sociale.

“La casa degli angeli spezzati” Luis Alberto Urrea Einaudi Stile Libero

“Big Angel era in ritardo al funerale di sua madre”.

L’incipit di “La casa degli angeli spezzati”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Marco Rossari, è anticipazione di un romanzo che ci lascerà inchiodati alla pagina.

Il protagonista, patriarca di una famiglia numerosa e strampalata, riesce ad affrontare anche gli eventi più complicati con ironia graffiante.

Sa di essere arrivato al capolinea e invece di disperarsi scrive “Le mie preghiere sciocche”.

“I fiori di campo dopo un acquazzone

Il cuore si apre e ne cadono fuori dei piccoli semi luccicanti”.

La sorpresa di scoprire quella parte di sé che aveva sempre rinnegato, affannato ad essere un uomo retto.

“Invitò ogni ricordo a tornare a lui e a rivestirlo di bellezza.”

Ogni giorno, ogni ora, ora secondo diventano preziosi per riannodare insieme episodi del passato.

L’amore per Perla, i contrasti con il fratellastro, il legame instabile con il padre sono mattoni di una casa costruita con fatica.

Una pellicola dove le immagini hanno il colore della nostalgia.

Il protagonista rende omaggio alle tradizioni del popolo messicano, in antitesi al desiderio di essere Il perfetto americano.

Luis Alberto Urrea riesce a rendere con pochi tocchi magistrali la conflittualità dell’emigrato, sempre in bilico tra due culture.

Una saga familiare dove ogni personaggio cerca di farsi accettare e nel raccontarsi mostra le crepe di un’esistenza che li ha segnati.

È presente la morte come “una transizione”, un cambiamento di prospettiva.

“Morire è come prendere un treno per Chicago.

Ci sono milioni di ferrovie e i treni corrono per tutta la notte.

Qualcuno fa tante fermate panoramiche e qualcuno è diretto.”

Un romanzo che con scioltezza passa da un racconto individuale alla storia di un popolo migrante.

“All’epoca il confine era diverso.

Non c’erano muri.

Non c’erano droni, non c’erano torri con gli infrarossi”.

Analisi di un altro tempo che non nasconde le difficoltà di inserimento, la continua ricerca di adattamento.

Nella festa che unisce il clan si può leggere la metafora di uomini e donne che hanno conquistato una libertà che nessuno potrà cancellare.

 

“Quello era il premio: rendersi conto, alla fine, che valeva la pena combattere per ogni minuto con ogni goccia di sangue e di grinta.”

Una lezione che difficilmente si cancellerà.

 

 

 

Recensione di Monica Rosa (@MonicaBissoBlu) a “L’angolo dei lettori ribelli” Rebecca Makkai Editore Piemme

 

Recensione di Monica Rosa (@MonicaBissoBlu ) al romanzo “L’angolo dei lettori ribelli” Rebecca Makkai Editore Piemme

 

Ian Drake ha 10 anni, indossa un paio di occhiali tondi, la sua più grande passione è leggere, divorare libri a più non posso.

Frequenta una biblioteca in una piccola città di provincia, sezione ragazzi, gestita da Lucy Hull una giovane donna di 26 anni, discendente di rivoluzionari Russi. È fermamente convinta che i libri hanno il potere di salvarti la vita.

Entrambi non riescono a resistere alla tentazione di sbirciare l’ ultima riga dei romanzi. Tra loro nasce un’ immediata complicità. Ian frequenta spesso la biblioteca, che abbia la febbre alta o la varicella lui deve sbirciare fra gli scaffali che ospitano i libri, a patto che rispetti fermamente la regola che gli hanno dato i suoi genitori, niente libri di magia specialmente quelli di Harry Potter.

Amo questo libro, comprato per caso in un piccolo mercatino di Milano, perché la lettura è sempre stata la mia passione, deve essere una passione fin da bambini per avere un modo migliore. La cultura è l’ unico antidoto all’ignoranza e all’odio.

“Le ribelli” Chandler Baker Longanesi

“Le ribelli”, pubblicato da Longanesi, lascia senza parole per il coraggio che trasmette, per l’attualità di una storia che ci coinvolge tutte.

Un atto d’accusa, la necessità di rompere il silenzio, di raccontare la prepotenza maschile.

La scrittura è incisiva, essenziale, scorre veloce ideando un thriller che ribalta ogni canone narrativo.

Chandler Baker è geniale nel creare un falso sviluppo fin dalle prime pagine.

“Finchè tutto cambiò.

Il giorno in cui morì il nostro CEO, d’un tratto ci rendemmo conto che il nostro treno aveva una ruota difettosa e che stavamo per essere scaraventate fuori dai binari.”

Inizia per il lettore l’attesa, qualcosa sta per succedere mentre entrano in scena le protagoniste.

Sloane, Ardie, Grace, Rosalita, Katherine: personalità differenti che improvvisamente trovano un comune nemico.

Del superiore Ames Garrett i dettagli sono pochi.

Intuiamo l’arroganza e il predominio maschile attraverso piccoli scorci.

Una strategia non solo narrativa.

Alla scrittrice non serve un capro espiatorio, l’obiettivo è ben più profondo.

È messa in discussione una società che riserva alle figure femminili ruoli subalterni, le educa all’accettazione e alla sottomissione.

Un evento inaspettato riorganizza la trama e mostra le reazioni emotive, le paure, le rabbie, le incertezze dell’universo femminile.

Unite finalmente, pronte a sfidare la menzogna, a svelare le trame di un potere sessuale devastante.

La velocità dei dialoghi, la concatenazione degli eventi, il respiro lungo delle analisi introspettive ci regalano una storia importante.

Un urlo di ribellione che è corale, un invito a denunciare i carnefici.

“Quando una di noi parlava, non lo faceva solo per sè. Era per noi. E si offriva come vittima sacrificale.

Un altro ciocco aggiunto alla pira delle nostre storie, delle nostre voci.

E noi avremmo alimentato le fiamme.

Propagato la verità.

Avremmo raso tutto al suolo, se necessario.

Per ricominciare da zero.”

L’importanza della parola che nel testo si fa speranza di cambiamento.