“Cadere” Carlos Manuel Álvarez SUR

“Cadere”, pubblicato da SUR, è  polifonia di voci che partendo da un’unica storia riesce a svelarne espressività diverse.

La narrazione procede in verticale e nel raggiungere l’apice incrocia 4 destini.

Protagonista è la famiglia nella sua più vera essenza, luogo dove ognuno consuma il suo silenzio.

Spazio di negazione di sacri vincoli e in questa rotazione di prospettiva emerge un quadro articolato, prima informe, poi sempre più differenziato.

I protagonisti  si muovono come in trance tra sogno e realtà, attratti da qualcosa che dovrebbe allontanarli dal presente.

Un presente scomodo, in una Cuba che vive le dissociazioni e le conflittualità di un popolo con una storia pesante.

“Le notizie del telegiornale sono rimaste, disciplinate, come  rumore di fondo.”

Il mondo resta fuori, osservatore impassibile di una sconfitta.

Fine di un’ideologia e un vuoto immenso dove ognuno cerca di ristrutturarsi.

Luogo dove si fugge dall’altro, si nega, si copre, si prova a dimenticare.

“Non cerchi di aggrapparti a niente, ti abbandoni alla corrente, come un corpo rotto, fino a che ti impigli in un giunco o qualche mulinello ti trascina o ti assesti su una secca, e poi l’ultima cosa che pensi è che è andata, ora ti addormenti, e che quello, che ora ti addormenti, è l’ultimo pensiero che fai.”

Il giornalista Carlos Manuel Álvarez con il suo primo romanzo mostra le lacerazioni, le menzogne e le paure.

Ha una scrittura veloce e ai personaggi  regala una precisa identità, un segno di riconoscimento.

Costruisce parallelismi e con grande abilità li distrugge.

Mostra il figlio in palese rottura con l’idea di Patria, la figlia pronta ad adattarsi, il padre abbarbicato al passato.

Nella figura della madre concentra il non detto di tutti.

Donna che nella malattia si rifugia come fosse una culla e nel suo disperato tentativo di dissenso c’è tutta la forza di chi anche senza forze vuole esserci.

Nel suo incedere stentato è scritta la fragilità, la vulnerabilità, il disagio.

A turbare e a scuotere una strana telefonata e su questa invenzione letteraria si inscenano ipotesi, si immaginano delatori.

“La vita è proprio questo.

È la costante, il ciclo.

Soluzione, dissoluzione, e così all’infinito.”

È quella marginalità che dallo spazio angusto della mente deve uscire, trovando nuove vie.

È la cesura di legami ancestrali, il bisogno di aria, il desiderio di andare.

È dissoluzione e crescita, equilibrio instabile e ricerca continua.

È la parola che esplora impietosa la Storia.

Un testo che con grande delicatezza indaga i  processi emotivi, cognitivi, sociali e comportamentali nelle loro espressioni consce e inconsce.

 

 

Agenda Letteraria del 31 gennaio 2020

 

“È risaputo che i bambini nell’utero possono piangere.

Non importa che non ci sia aria, o che i loro polmoni e le vie respiratorie siano pieni di liquido amniotico, e che tutto questo impedisca che si generi qualunque tipo di rumore simile al pianto.

Lì dentro si piange comunque, in silenzio, urla e lacrime, senza che nessuno lo venga a sapere.

Non riuscivo a muovermi, non riuscivo ad aprire gli occhi.”

 

Carlos Manuel Álvarez “Cadere” traduzione di Violetta Colonnelli SUR

“Sepolcri di cowboy” Roberto Bolãno Adelphi Editore

“Mia madre era cilena e mio padre messicano, e io ero nato e vissuto in Cile tutta la vita.”

I tre inediti di Roberto Bolãno proposti da Adelphi Editore mostrano le tante sfaccettature dell’universo letterario di un Maestro della parola.

In ognuno c’è una traccia autobiografica mentre nella forma si percepisce un ritmo differente.

“Sepolcri di cowboy” è un viaggio intimo, una rimembranza di luoghi e volti.

“A quel tempo, verso la fine del 1968, non era facile uscire da un paese latinoamericano ed entrare in un altro.

È difficile ancora oggi, ma allora di più.”

Una forte denuncia che si sviluppa attraverso le peripezie affrontate per raggiungere il Cile.

Due paesi, due estremi delineati in poche frasi essenziali e il senso di spaesamento del ragazzino che è costretto a seguire la madre.

La figura del padre, pur avendo molto spazio, è un elemento estraneo, conflittuale.

Un distanza lacerante e in questa consapevolezza si nasconde la difficoltà ad accettare un altro modo di concepire l’esistenza.

L’amore per la lettura, i soldi rubati per acquistare libri, la passione per la poesia di Nicanor Parrà dicono molto dello sviluppo creativo dello scrittore.

Il bisogno di costruire un paesaggio alternativo, in antitesi con la cultura dominante è una ribellione, un gesto di sfida.

Quella terra che ha perso la libertà, costretta a subire il Golpe, diventa metafora di un’impressione non solo collettiva.

È il segno di una necessaria resistenza e l’incontro con i ragazzi socialisti viene narrata con un sotteso senso ironico.

Attraverso il sorriso si smitizza e si rielabora il passato.

“La luce che entrava dai vetri della cabina telefonica era di un pallore titubante e combinava il verde delle colline col perla che ha il mare nelle prime ore del mattino.”

Sembra di vivere in un mondo parallelo dove tutto acquista la magica illusione di una bellezza pura.

Tanti i personaggi, tutti caratterizzati da un’aura speciale.

Uomini comuni ma eroi silenziosi, fantasiosi sognatori che appaiono e scompaiono come meteore.

“Il Verme forse ascoltava e poi dimenticava, intrappolato in un’orbitadiversa da quella del resto della gente.”

 

Mentre cala il silenzio dell’attesa siamo fulminati da un’ecclissi, altra illuminazione strategica che ci costringe ad immaginare “l’urgenza, il fulgore di un piano che ancora non è stato rivelato.”