“I conti con l’oste” Tommaso Melilli Einaudi

“Potrei dirvi che sono tornata perché avevo promesse da mantenere, ma forse è perché nessuno mi ha chiesto di restare”

Le parole di Joan Didion, scelte come esergo di “I conti con l’oste”, pubblicato da Einaudi, è una delle tante chiavi di lettura di un testo utile, originale e divertente.

Tommaso Melilli torna dalla Francia dove è chef e ci propone un intrigante viaggio alla scoperta di una Italia insolita.

Con lui incontreremo osti, vivremo all’interno delle cucine, scopriremo i segreti di piatti che amiamo o che non conosciamo.

Sentiamo la passione e la creatività di tanti ristoratori, percepiamo il bisogno di sperimentazione e la necessità del confronto.

Un libro di ricette? L’autore riesce a coniugare la Cucina con la Cultura.

“Si può cercare di scoprire cose nuove e lontane, che nessuno, o pochi, hanno mai assaggiato e lo si può fare verso il passato, perché la cucina antica è una scatola chiusa di cui nessuno di noi ha la chiave: non possiamo aprirla, ma solo scuoterla e muoverla, e ascoltando attentamente i rumori cercare di intuire cosa c’è dentro.

Che cosa significhi cercare nel presente sto ancora cercando di capirlo.”

Racconta un paese che sa esaltare il sapore mantenendo il rapporto con il proprio vissuto.

Rende omaggio a una Natura che regala erbe e profumi.

Mostra le nostre contraddizioni, evidenzia l’ancestrale legame con il cibo.

Parla di famiglie e di condivisioni, di campagne e di città, di ricordi e di pezzi mancanti.

Una mappa sentimentale nel tentativo di non disperdere nulla.

La memoria diventa transfer che ritrovare e ritrovarsi.

 

 

 

 

“Quattro bravi ragazzi” Lello Gurrado Baldini + Castoldi

“Quattro bravi ragazzi”, pubblicato da Baldini + Castoldi, è un poliziesco insolito.

Non mancano suspense, colpi di scena e una intrigante figura di commissario.

“Di origini pugliesi, molto stimato per il suo intuito, la sua grinta e soprattutto la sua tenacia.

Michele Amoruso non mollava mai.

Per questo era conosciuto come il Cerbero.”

Un personaggio tratteggiato con un’attenzione particolare allo sviluppo ideativo che porterà alla risoluzione del caso.

Tre misteriosi omicidi di giovanissimi studenti sono il pretesto per raccontare un pericoloso e contagioso male del nostro tempo.

Il bullismo viene affrontato non solo come abusato fatto di cronaca ma cercando di comprenderne le radici profonde.

Non è casuale la scelta di adolescenti che diventano voci narrante.

Sullo sfondo il mondo della scuola, troppo spesso reticente per salvare le apparenze.

Lo spaventoso specchio malato del web amplifica cattiverie e fake news distruggendo la psiche delle vittime.

Lello Gurrado convince perché non forza la narrazione, osserva, studia comportamenti e invita il lettore a porsi interrogativi.

Crea un finale a sorpresa che lascia aperte implicazioni psicologiche.

C’è possibilità di redenzione?

Quali i percorsi possibili?

A noi lettori il compito di trovare risposte e soluzioni.

Agenda Letteraria del 23 febbraio 2020

 

 

 

“La tradizione non esiste: c’è solo la ricerca.

Si può cercare di scoprire cose nuove e lontane, che nessuno, o pochi, hanno mai assaggiato e lo si può fare verso il passato, perché la cucina antica è una scatola chiusa di cui nessuno di noi ha la chiave: non possiamo aprirla, ma solo scuoterla e muoverla, e ascoltando attentamente i rumori cercare di intuire cosa c’è dentro.

Che cosa significhi cercare nel presente sto ancora cercando di capirlo.”

 

Tommaso Melilli “I conti con l’oste Ritorno al paese delle tovaglie a quadretti” Einaudi

Recensione di Arturo De Luca “I punti in cui scavare”Flavio Ignelzi Polidoro Editore

Recensione di Arturo De Luca @artdielle

 

 

“Hai scoperto il diario per caso. Un cliché, capita sempre così.”
Inizia così Vespro, uno dei racconti contenuti in “I punti in cui scavare” di Flavio Ignelzi, edito da Alessandro Polidoro Editore.
Una raccolta che unisce racconti inediti con altri invece già pubblicati da riviste letterarie italiane.
Sono davvero tanti gli argomenti trattati, si passa dai rapporti di buon vicinato alla scoperta post mortem di un diario, ed anche gli stili sono vari passando dal macabro al comico, dal giallo al noir.

Ma quello che colpisce è la capacità della scrittura di incantare con storie che mettono l’accento sulle sfumature più inquietanti del nostro tempo: il tradimento e il disagio, la sofferenza più profonda e l’elaborazione dei lutti che segnano ogni essere umano, ma anche la misericordia e il perdono.

“Tropicario italiano”Fabrizio Patriarca 66thA2ND

“È una giovane Europa disarticolata e migrabonda che sfila verso il check- in ognuno a reclamare la sua porziuncola d’Eden con annessa spiaggia corallina, sparuti ombrelloni di paglia e un minibar.”

“Tropicario italiano”, pubblicato da “66thA2ND”, sa coniugare una pungente ironia ad una mappa geografica originalissima.

Immaginate il protagonista, “cresciuto nel Culto della Compagnia Alitalia” costretto dalla consorte ad accontentarsi di rotte low cost.

“Tu devi avventurarti fra i pericoli dei carrelli in slalom, nel fitto di fumatori in crisi d’astinenza, che un poco ti somiglia.”

In compagnia di sposi novelli che nella meta da raggiungere intravedono il sogno di una vita, “famigliole con bambini dall’all’aria impaziente, bambini assuefatti alla vista del paradiso in questione.”

Il viaggio si svuota di ogni valore simbolico trasformandosi in una commedia tra selfie e sorrisi forzati.

Le Maldive “una succursale dell’inferno”, Bora Bora “una tortura d’infrarossi”, Bangkok “governata da un potere depresso”.

Un’analisi interessante tra luogo e non luogo, apparenza e realtà.

Fabrizio Patriarca svela l’artificio costruito ad arte, modellato con un preciso obiettivo: spegnere la magia della scoperta, inaridire il bisogno di conoscenza.

Un folclore forzato, la sceneggiata di un mondo privilegiato dove resta confinata fuori la conflittualità.

L’anima del paesaggio, la storia di un popolo diventano cartoline dai colori sgargianti.

“Nella sua dimensione di immensa e incredibilmente redditizia industria globale il turismo ha soppiantato le motivazioni personali al viaggio in una pletora di urgenze collettive.”

Contemporaneamente la sovraesposizione mediatica di archivi altrui, tra video e post è la dimostrazione di “esserci, di esistere”.

Al nostro viaggiatore resta il conforto di quei letterati che nel partire hanno cercato un proprio spazio identitario.

Poeti e scrittori ci accompagnano in questa passeggiata mentre insieme a Montale “il cammino finisce a queste prode, che rode la marea col moto alterno. Il tuo cuore vicino che non m’ode salpa già forse per l’eterno.”

Agenda Letteraria del 21 febbraio 2020

“Possono esserci terremoti, tempeste, esondazioni, allagamenti, attentati, paure  ma dopo un pò tutto passa e inevitabilmente il fiume  ritorna nel suo letto per riprendere il normale cammino che lo porterà alla foce.”

 

 

Lello Gurrado “Quattro bravi ragazzi” Baldini + Castoldi

“La ragazza con la macchina da scrivere” Desy Icardi Fazi Editore

“Senza memoria, ogni cosa perde di valore e di utilità”

Le dita ritrovano l’entusiasmo di un tempo e danzano sui tasti dell’Olivetti rossa.

Una sfida all’oblio che ha invaso la mente lasciando un ingombro sempre più flebile di immagini.

Dell’anziana Dalia ci si innamora subito per quel guizzo di vitalità che la rende umana.

Come nasce l’impellente necessità di lasciare un segno tangibile della propria esistenza?

Quanto l’ictus ha intaccato e diviso in due la sua personalità?

Come coniugare il prima e il dopo?

Tornare indietro attraverso il potere lenitivo della parola scritta.

“Questo pomeriggio ti sei proprio divertita, è a tratti intenerita, nell’osservare la te stessa di tanti anni fa”.

Un album di foto color seppia e i turbamenti amorosi,  “in una sinuosa danza di stupore e perplessità”.

“La ragazza con la macchina da scrivere”, pubblicato da Fazi, è un omaggio al passato, un memoriale che si scompone in piccoli eventi.

La Casa del Fascio, le Piccole Italiane, la guerra alle porte, il matrimonio, le sconfitte e le ferite diventano pretesto per trasformare la Storia in percorso personale.

Desy Icardi riesce a passare dalla prima alla terza persona senza intoppi, propone un affresco carico di ombre da decifrare.

Il romanzo prende le distanze dalla commedia, si muove con disinvoltura confrontandosi con quella parte di sé che aveva fatto intravedere in “L’annusatrice di libri”.

Sceglie un linguaggio essenziale ma sa nascondere nell’intreccio una interessante analisi psicologica dei suoi personaggi.

Offre uno spiraglio di normalità non solo alla sua protagonista, ma a tutti coloro che affrontano la salita finale.

 

 

Agenda Letteraria del 20 febbraio 2020

 

 

“Dalia si rizzò in piedi e si guardò intorno: la stanza era bianca come un paesaggio montano e risplendeva di bagliori solari che colavano giù dal soffitto”

 

“Per un istante il flusso dei pensieri ha rallentato, permettendoti di vedere nitidamente la tua mano che si infilava nella tasca e ne tirava fuori il fazzoletto ripiegato, con le tue iniziali da signorina.”

 

“Decidi di conservare questo secondo enigma per un momento successivo.”

 

 

Desy Icardi “La ragazza con la macchina da scrivere” Fazi Editore

“Insegnami la tempesta” Emanuela Canepa Einaudi Stile Libero

“Quand’è che le cose con Matilde avevano cominciato a peggiorare?

Emma se l’era chiesto spesso, ma l’origine del disagio le sfuggiva.

Sapeva solo che sempre più di frequente le capitava di sentirsi inutile.

Una madre superflua.”

Due figure e un’increspatura affannosa che prende corpo, cresce come un malsano nemico lasciando entrambe su due sponde opposte.

La percezione di distanza si costruisce tra le mura di un silenzio dilagante, uno sfregio affettivo, un marchio che ha i colori cangianti della rabbia.

“Insegnami la tempesta”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, è la sensazione che si fa scrittura.

Immagine riflessa di una privazione a lungo trattenuta tra le maglie del non detto.

È la maternità genuflessa in un atto di abbandono, come una promessa mancata.

Adolescenza spigolosa dove i perché si confondono lasciando una gestualità intirizzita.

Il nostro tempo si stigmatizza feroce, aggressivo nella simbologia di una bufera che allaga e distrugge.

Roma sta a guardare trasferendo il suo caos e le sue disarmonie nel chiuso di una casa.

Prigione che non concede scampo, ingorgo di frasi smozzicate e di frammenti di verità.

Cocci di vetro affilati che feriscono e allontanano.

Emanuela Canepa ribalta ruoli avvizziti da modelli ormai poco credibili, elabora uno schema che percorre un cammino in salita.

Un romanzo pensato, articolato in più risvolti, curato nella forma.

Pur nella diversità si coglie un legame con “L’animale femmina”. Rivediamo tratti di quella consapevolezza graduale raggiunta da Rosita.

Per la scrittrice fondamentale è trovare non una strada, ma la propria strada.

Una ricerca all’ultimo sangue, senza sconti a sé stessi.

Irene è baricentro di un destino che capriccioso scompagina le carte.

Voce che arriva da lontano, coscienza che prova ad assolvere, corpo che sa accogliere e ascoltare.

E nella “Vocazione” di Caravaggio si concentra un segnale che trasfigura il testo, lo illumina di una luce accecante, lo spinge verso una svolta decisiva.

“La libertà di essere totale.

La libertà di non coincidere con niente, di non essere definita da nulla.”

 

 

Un volano che spinge in alto, verso mete che conoscono la pace.

Lo scivolamento lento di due anime che provano a conoscersi

 

Agenda Letteraria del 17 febbraio 2020

 

“Fantasmi e fantasie non erano mai mancati dalla mente di Anna.

Viveva questo oltremondo con bonarietà verso se stessa: una delle poche indulgenze che si permetteva.

Alimentate anche dalle letture, le sue immagini comparivano rispettose.”

 

Giuliano Gallini “Storia di Anna” Nutrimenti