“Le gratitudini” Delphine De Vigan Einaudi

“Senza il linguaggio cosa resta”?

Michka e il tempo che la sfiora lasciando svuotata.

Corpo abbracciato dalla vecchiaia, presenza che invade gli spazi senza chiedere permesso.

La gestualità lenta e il bisogno di abbandonare la casa e affidarsi alle cure in una residenza per anziani.

“Ha tenuto qualche libro, gli album di fotografie, una trentina di lettere, le carte che la burocrazia impone di conservare.”

“Le gratitudini”, pubblicato da Einaudi, è la poesia della vita che si aggrappa a poche certezze.

Battaglia impari per fermare lo strazio di fonemi che si confondono e si accumulano in frasi disarticolate.

Non luogo che si anima di presenze e di ricordi, di sussurri e  tenerezze, di rimbalzi nel passato e sottrazioni.

“Perdere ciò che ti è stato dato, ciò che hai guadagnato, ciò che hai meritato, ciò per cui hai combattuto, ciò che pensavi di tenerti per sempre.

Riadattarsi.

Riorganizzarsi.

Fare senza.

Passare oltre.

Non avere più niente da perdere.”

Piccole cose che scompaiono assorbite dall’Io che non ha più certezze.

Lottare per lasciare in superficie il bene ricevuto.

Guardare oltre il finito, cercare nell’indefinito senso e colore.

L’amore di Marie è il fiore consolatorio, la mano che accarezza ripercorrendo un affetto che dura da sempre.

Figura che ricorda un angelo per la leggerezza e la grazia, per la dolcezza di un silenzio e di un’attesa.

L’umanità di Jèrôme mostra il vero volto della condivisione, fatta di piccole, impercettibili attenzioni.

Delphine De Vigan regala una scrittura tersa, densa di dialoghi e di emozioni.

Canta la canzone della resistenza del corpo e della mente.

I fili che uniscono “Le fedeltà invisibili” a questa nuova prova narrativa si percepiscono nell’intreccio delle relazioni, nell’emozione di un legame ritrovato, nella sofferenza che sboccia come rosa nel deserto contemporaneo.

Come si misura la gratitudine? Nel libro la strada da percorrere.

 

 

 

Agenda Letteraria del 25 febbraio 2020

 

 

“Perdere ciò che ti è stato dato, ciò che hai guadagnato, ciò che hai meritato, ciò per cui hai combattuto, ciò che pensavi di tenerti per sempre.

Riadattarsi.

Fare senza.

Passare oltre.

Non avere più niente da perdere.”

 

Delphine De Vigan “Le gratitudini” Einaudi

“I conti con l’oste” Tommaso Melilli Einaudi

“Potrei dirvi che sono tornata perché avevo promesse da mantenere, ma forse è perché nessuno mi ha chiesto di restare”

Le parole di Joan Didion, scelte come esergo di “I conti con l’oste”, pubblicato da Einaudi, è una delle tante chiavi di lettura di un testo utile, originale e divertente.

Tommaso Melilli torna dalla Francia dove è chef e ci propone un intrigante viaggio alla scoperta di una Italia insolita.

Con lui incontreremo osti, vivremo all’interno delle cucine, scopriremo i segreti di piatti che amiamo o che non conosciamo.

Sentiamo la passione e la creatività di tanti ristoratori, percepiamo il bisogno di sperimentazione e la necessità del confronto.

Un libro di ricette? L’autore riesce a coniugare la Cucina con la Cultura.

“Si può cercare di scoprire cose nuove e lontane, che nessuno, o pochi, hanno mai assaggiato e lo si può fare verso il passato, perché la cucina antica è una scatola chiusa di cui nessuno di noi ha la chiave: non possiamo aprirla, ma solo scuoterla e muoverla, e ascoltando attentamente i rumori cercare di intuire cosa c’è dentro.

Che cosa significhi cercare nel presente sto ancora cercando di capirlo.”

Racconta un paese che sa esaltare il sapore mantenendo il rapporto con il proprio vissuto.

Rende omaggio a una Natura che regala erbe e profumi.

Mostra le nostre contraddizioni, evidenzia l’ancestrale legame con il cibo.

Parla di famiglie e di condivisioni, di campagne e di città, di ricordi e di pezzi mancanti.

Una mappa sentimentale nel tentativo di non disperdere nulla.

La memoria diventa transfer che ritrovare e ritrovarsi.

 

 

 

 

Recensione di Monica Rosa (@MonicaBissoBlu) a “L’angolo dei lettori ribelli” Rebecca Makkai Editore Piemme

 

Recensione di Monica Rosa (@MonicaBissoBlu ) al romanzo “L’angolo dei lettori ribelli” Rebecca Makkai Editore Piemme

 

Ian Drake ha 10 anni, indossa un paio di occhiali tondi, la sua più grande passione è leggere, divorare libri a più non posso.

Frequenta una biblioteca in una piccola città di provincia, sezione ragazzi, gestita da Lucy Hull una giovane donna di 26 anni, discendente di rivoluzionari Russi. È fermamente convinta che i libri hanno il potere di salvarti la vita.

Entrambi non riescono a resistere alla tentazione di sbirciare l’ ultima riga dei romanzi. Tra loro nasce un’ immediata complicità. Ian frequenta spesso la biblioteca, che abbia la febbre alta o la varicella lui deve sbirciare fra gli scaffali che ospitano i libri, a patto che rispetti fermamente la regola che gli hanno dato i suoi genitori, niente libri di magia specialmente quelli di Harry Potter.

Amo questo libro, comprato per caso in un piccolo mercatino di Milano, perché la lettura è sempre stata la mia passione, deve essere una passione fin da bambini per avere un modo migliore. La cultura è l’ unico antidoto all’ignoranza e all’odio.

“Quattro bravi ragazzi” Lello Gurrado Baldini + Castoldi

“Quattro bravi ragazzi”, pubblicato da Baldini + Castoldi, è un poliziesco insolito.

Non mancano suspense, colpi di scena e una intrigante figura di commissario.

“Di origini pugliesi, molto stimato per il suo intuito, la sua grinta e soprattutto la sua tenacia.

Michele Amoruso non mollava mai.

Per questo era conosciuto come il Cerbero.”

Un personaggio tratteggiato con un’attenzione particolare allo sviluppo ideativo che porterà alla risoluzione del caso.

Tre misteriosi omicidi di giovanissimi studenti sono il pretesto per raccontare un pericoloso e contagioso male del nostro tempo.

Il bullismo viene affrontato non solo come abusato fatto di cronaca ma cercando di comprenderne le radici profonde.

Non è casuale la scelta di adolescenti che diventano voci narrante.

Sullo sfondo il mondo della scuola, troppo spesso reticente per salvare le apparenze.

Lo spaventoso specchio malato del web amplifica cattiverie e fake news distruggendo la psiche delle vittime.

Lello Gurrado convince perché non forza la narrazione, osserva, studia comportamenti e invita il lettore a porsi interrogativi.

Crea un finale a sorpresa che lascia aperte implicazioni psicologiche.

C’è possibilità di redenzione?

Quali i percorsi possibili?

A noi lettori il compito di trovare risposte e soluzioni.

Agenda Letteraria del 23 febbraio 2020

 

 

 

“La tradizione non esiste: c’è solo la ricerca.

Si può cercare di scoprire cose nuove e lontane, che nessuno, o pochi, hanno mai assaggiato e lo si può fare verso il passato, perché la cucina antica è una scatola chiusa di cui nessuno di noi ha la chiave: non possiamo aprirla, ma solo scuoterla e muoverla, e ascoltando attentamente i rumori cercare di intuire cosa c’è dentro.

Che cosa significhi cercare nel presente sto ancora cercando di capirlo.”

 

Tommaso Melilli “I conti con l’oste Ritorno al paese delle tovaglie a quadretti” Einaudi

Agenda Letteraria del 22 febbraio 2020

 

“In un campo profughi le storie sono tutto.

E tutti ne hanno una, essendo scampati dalle grinfie di un incubo.

Tutti oziano, non potendo lavorare o andarsene, facendo ora i conti con un nuovo posto al mondo.

Tutti sono stranieri, bisognosi di essere inseriti.”

 

Dina Nayeri “L’ingrata” Feltrinelli Editore

Recensione di Arturo De Luca “I punti in cui scavare”Flavio Ignelzi Polidoro Editore

Recensione di Arturo De Luca @artdielle

 

 

“Hai scoperto il diario per caso. Un cliché, capita sempre così.”
Inizia così Vespro, uno dei racconti contenuti in “I punti in cui scavare” di Flavio Ignelzi, edito da Alessandro Polidoro Editore.
Una raccolta che unisce racconti inediti con altri invece già pubblicati da riviste letterarie italiane.
Sono davvero tanti gli argomenti trattati, si passa dai rapporti di buon vicinato alla scoperta post mortem di un diario, ed anche gli stili sono vari passando dal macabro al comico, dal giallo al noir.

Ma quello che colpisce è la capacità della scrittura di incantare con storie che mettono l’accento sulle sfumature più inquietanti del nostro tempo: il tradimento e il disagio, la sofferenza più profonda e l’elaborazione dei lutti che segnano ogni essere umano, ma anche la misericordia e il perdono.

“Tropicario italiano”Fabrizio Patriarca 66thA2ND

“È una giovane Europa disarticolata e migrabonda che sfila verso il check- in ognuno a reclamare la sua porziuncola d’Eden con annessa spiaggia corallina, sparuti ombrelloni di paglia e un minibar.”

“Tropicario italiano”, pubblicato da “66thA2ND”, sa coniugare una pungente ironia ad una mappa geografica originalissima.

Immaginate il protagonista, “cresciuto nel Culto della Compagnia Alitalia” costretto dalla consorte ad accontentarsi di rotte low cost.

“Tu devi avventurarti fra i pericoli dei carrelli in slalom, nel fitto di fumatori in crisi d’astinenza, che un poco ti somiglia.”

In compagnia di sposi novelli che nella meta da raggiungere intravedono il sogno di una vita, “famigliole con bambini dall’all’aria impaziente, bambini assuefatti alla vista del paradiso in questione.”

Il viaggio si svuota di ogni valore simbolico trasformandosi in una commedia tra selfie e sorrisi forzati.

Le Maldive “una succursale dell’inferno”, Bora Bora “una tortura d’infrarossi”, Bangkok “governata da un potere depresso”.

Un’analisi interessante tra luogo e non luogo, apparenza e realtà.

Fabrizio Patriarca svela l’artificio costruito ad arte, modellato con un preciso obiettivo: spegnere la magia della scoperta, inaridire il bisogno di conoscenza.

Un folclore forzato, la sceneggiata di un mondo privilegiato dove resta confinata fuori la conflittualità.

L’anima del paesaggio, la storia di un popolo diventano cartoline dai colori sgargianti.

“Nella sua dimensione di immensa e incredibilmente redditizia industria globale il turismo ha soppiantato le motivazioni personali al viaggio in una pletora di urgenze collettive.”

Contemporaneamente la sovraesposizione mediatica di archivi altrui, tra video e post è la dimostrazione di “esserci, di esistere”.

Al nostro viaggiatore resta il conforto di quei letterati che nel partire hanno cercato un proprio spazio identitario.

Poeti e scrittori ci accompagnano in questa passeggiata mentre insieme a Montale “il cammino finisce a queste prode, che rode la marea col moto alterno. Il tuo cuore vicino che non m’ode salpa già forse per l’eterno.”

Agenda Letteraria del 21 febbraio 2020

“Possono esserci terremoti, tempeste, esondazioni, allagamenti, attentati, paure  ma dopo un pò tutto passa e inevitabilmente il fiume  ritorna nel suo letto per riprendere il normale cammino che lo porterà alla foce.”

 

 

Lello Gurrado “Quattro bravi ragazzi” Baldini + Castoldi