“Sedici parole” Nava Ebrahimi keller

“Non riuscivo a difendermi, le parole tornavano sempre di nuovo ad impormi il loro messaggio: qui c’è ancora un’altra lingua, la tua lingua madre, non credere che quella che parli sia davvero la tua.”

Attraverso la traduzione di “Sedici parole” Nava Ebrahimi prova a riconciliarsi con il paese d’origine.

La rottura di quell’incantesimo che teneva prigionieri fonemi ed emozioni avviene con un percorso a ritroso.

È necessario assorbire insieme al suono della lingua l’appartenenza alla terra degli avi.

L’Iran con le sue conflittualità culturali deve essere rivisitato in maniera analitica, senza lasciarsi ingannare dalla difficoltà di sentirsi parte di una comunità.

La protagonista del romanzo pubblicato da Keller ha costruito una corazza affettiva, ha imparato a imporsi in Germania con la sua personalità.

La morte della nonna la costringe a riannodare fili che credeva perduti.

“Una cosa alla volta, tutto vola fuori di me, divento piacevolmente leggera e vuota.

L’Io si è disperso, ha approfittato dell’occasione e ha tagliato la corda, è in sciopero.”

Un cuore screpolato, affamato di risposte.

Cosa ha portato i genitori alla separazione?

Quanti segreti si celano nella sua infanzia e come l’hanno segnata?

Ricomporre attraverso poche tracce non solo la storia della famiglia ma le dissonanze dell’animo è una solitaria riconquista anche attraverso la scomposizione delle soffocanti imposizioni di un regime.

Ritrovare negli arabeschi di una moschea la simmetria e la perfezione.

Ascoltare la voce di parenti e amici cercando di appropriarsi di storie altrui per rielaborare un affresco credibile.

“La rivoluzione ha portato ciascuno lontano da qualche cosa, e tutti quanti dalla fede; la fede in che cosa, non importa, in qualunque cosa.”

La Storia entra con prepotenza nella narrazione, si insinua nelle maglie allentate di ideali e sogni.

L’autrice ha un tono delicato e pur scavando nelle profonde ragioni del cuore accompagna il lettore.

Vuole capire se è possibile mantenere una doppia identità, se si può imparare a lasciarsi trasportare dalla passione.

Ai suoi personaggi concede il diritto di ribellione, piccola forse ma decisiva per cambiare il destino già scritto.

Le  palme da battero, la fortezza ai margini della città, i colori di Teheran, il silenzio delle notti, il profumo delle spezie restituiscono la magica atmosfera dell’Oriente.

E la scrittura è l’unica sponda, il luogo certo dove è possibile “essere ovunque e in nessun luogo.”