“Il valore affettivo” Nicoletta Verna Einaudi Stile Libero

La perdita della sorella Stella è un trauma che si dilata assumendo i contorni di una macchia gigantesca.

È ipotesi di una colpa mai commessa a divorare l’esistenza trasformandola in ricerca ossessiva di oblio.

Dimenticare, spegnere lentamente ogni sentimento.

Chiudere in una boccia spessa ricordi e giorni e risate.

Ma il passato è una fitta che ritorna.

È una madre lacerata, senza pace.

È la casa ingrigita dal peso insopportabile del rimorso.

È un padre che nella rassegnazione stanca cerca altre mete e altre vite.

È Carlo, compagno pronto a non fare domande scomode.

È ventre vuoto e desiderio di maternità come riscatto.

È  bisogno di scartare oggetti ed eminarli con la necessità di cancellare tracce ingombranti di affettività impossibili.

“Il valore affettivo”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, corrode con una lingua che si muove sinuosa, attraente e al tempo stesso pericolosa.

Seguendo Bianca intuiamo che ci farà affacciare da un rupe perigliosa.

Conosceremo la purezza e la Menzogna, incontreremo il tranello e la vergogna.

Sentiremo sulla pelle il vortice della perdizione.

Ci chiederemo come e perchè la famiglia non sa essere involucro protettivo.

Cercheremo tra le pagine una risposta che arriverà soltanto nel finale.

Nella protagonista percepiremo con chiarezza cosa significhi azzerare il tempo.

Vivremo la metamorfosi di una bambina che restituisce gli scampoli di bellezza che le erano stati concessi.

Nicoletta Verna con il suo esordio narrativo ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria alla XXXIII  edizione del Premio Italo Calvino.

Un riconoscimento meritato perché non si ferma alla trama molto articolata ma sfida tutti noi.

La sua scrittura incisiva, scarna di aggettivi, apre un varco ad interpretazioni psicoanalitiche della sofferenza.

Sa modulare il ruolo dei personaggi in un gioco di apparizioni molto misurato.

Introduce voci che non fanno solo da corollario, sono petali a volte appassiti di un unico fiore.

Possono produrre suoni stonati come Rodolfo o armonie dimenticate come Serena.

Condurre verso spazi opprimenti come Liliana o verso la luce di un sorriso come Sofia.

Da leggere per imparare a verbalizzare le emozioni, accettare le fragilità, accogliere la solitudine.