“Nina sull’argine” Veronica Galletta minimum fax

 

“Le è stato assegnato l’incarico di direttore dei lavori dell’argine di Spina, frazione di Fulchré, un piccolo comune disperso nella pianura alluvionale, lontano da raggiungere.

Un lavoro complesso e costoso, difficile da districare, che nessun altro collega ha voluto.

Progetto esecutivo realizzato da uno studio esterno, pensato con la certezza di avere anche l’incarico per la direzione lavori, per cui tutti i problemi si potevano sistemare successivamente, senza troppo clamore.”

È giovane Nina e la sfida comincia.

Nelle nebbie della pianura padana, in una piccola frazione dovrà mettere in pratica gli studi e dimostrare di farcela.

Non solo a se stessa ma a tutti coloro che lavoreranno al progetto.

Catapultata in un mondo dove a stabilire le regole sono gli uomini, deve imparare a gestire le incertezze.

Essere ferma, decisa anche quando l’ansia strozza il respiro.

Combattere per farsi accettare come ingegnere “femmina”.

Con piglio sciolto “Nina sull’argine”, pubblicato da minimum fax, finalmente accende i riflettori sul lavoro femminile, sulle difficoltà e le disparità di genere.

Senza enfasi il romanzo narra ciò che, ognuna di noi nel suo ambito, è costretta a subire.

Indica la strada della resistenza che si costruisce lentamente pietra su pietra.

Un libro che analizza con lucidità gli squilibri di una società pensata al maschile.

Veronica Galletta costruisce un personaggio che amiamo fin dalle prime pagine.

Il dualismo tra forza e paura la rende umana e permette all’autrice di sviluppare un percorso introspettivo brillante.

Abbandonata dal compagno di una vita, deve riorganizzare i pensieri, introiettare il dolore e capire se bisogna continuare a crogiolarsi nei ricordi.

Siciliana ha lasciato la sua terra con la fierezza di chi va incontro al futuro.

Resta la certezza che ad accoglierla ci saranno sempre luoghi e sapori e odori dell’infanzia e dell’adolescenza.

Un modo maturo di vivere la migrazione senza rimpianti e inutili sensi di colpa.

Il risvolto che non ci aspettiamo è politico e sociale.

L’autrice denuncia lo sfruttamento sul lavoro, le disonestà dei dirigenti, la rabbia dei paesani.

L’ambiente verrà stravolto e non è facile adattarsi e specchiarsi nelle novità.

Un arcano e misterioso incontro infittisce la trama, invita a interrogarsi sul potere della suggestione.

La scrittura è  descrittiva, vivace mentre qualcosa di nuovo si crea.

E da questa creazione nasce la redenzione, il bisogno di comprendere cosa è casa.

Da leggere per imparare che “per risolvere le cose ci vuole calma”.

“Senza pensare a niente, perché in certi momenti non c’è niente da pensare.

Solo riacchiappare i pezzi della propria vita, mettere insieme le forze che si agitano dentro.

Perché a volte la somma delle parti fa più di un intero, e i risultati sono sorprendenti.”