“Una giornata cominciata male” Michele Navarra Fazi Editore

 

Un thriller giudiziario scritto con la competenza di chi è avvocato penalista.

Intreccio perfetto e interessanti risvolti giuridici.

Linguaggio lineare, cura nei dettagli, raffinata analisi psicologica dei personaggi.

Dialoghi veloci e scelta di location che aggiungono una bellezza intrinseca al romanzo.

Non è solo questo il pregio di “Una giornata cominciata male”, pubblicato da Fazi Editore.

Non è facile dopo aver ideato una tipologia seriale riuscire ad attrarre il lettore introducendo elementi innovativi.

Avevamo conosciuto l’avvocato Alessandro Gordiani in “Solo Dio è innocente” e in “Nella tana del serpente”.

Ne avevamo apprezzato l’umanità e la rara dote dell’ascolto, la capacità di non farsi distrarre da elementi fuorvianti.

In questa nuova prova letteraria emerge il suo lato più intimo e nascosto.

La titubanza nel concedersi una pausa alla routine familare, la formulazione di pensieri che investono la sfera affettiva, il voler essere certo di non fare passi falsi lo rendono ancora più affascinante e intrigante.

Il nostro protagonista si trova a difendere Federico Santini, accusato della morte dell’amante Claudia.

Tante le prove a carico dell’indiziato e a complicare la situazione una amnesia legata all’assunzione di una droga.

Viene descritto un uomo egoista e senza scrupoli, innamorato di una donna più giovane o forse semplicemente di ciò che questa rappresenta.

È la giovinezza, il capriccio, l’esuberanza e la trasgressione.

Accanto all’omicidio si affianca un’altro evento luttuoso che sembra marginale.

Ma nella scrittura di Michele Navarra niente è affidato al caso e i cerchi narrativi tenderanno ad incontrarsi.

Già queste considerazioni e una buona dose di suspance basterebbero a definire l’ottima riuscita del testo.

C’è un elemento che si aggancia al nostro presente e riesce a scuotere le coscienze.

Una giovane africana costretta a prostituirsi entra in scena e traccia un filo rosso indelebile.

Non è solo la sua storia a commuovere ma il suo modo di muoversi in bilico tra voglia di onestà e desiderio di abbandonare le catene di una condizione insopportabile.

C’è molta attenzione nel tracciare i rapporti di coppia.

Una visione lucida e tristemente attuale.

Il finale?

Chiedete troppo, una cosa è certa.

Le colpe prima o poi si pagano.

Complimenti all’autore.

 

“La svedese” Giancarlo De Cataldo Einaudi Editore Stile Libero

 

“Sulla strada non c’era il ferreo controllo di una volta, quando quelli della Magliana s’erano presi Roma.

Non erano più i tempi di Romanzo Criminale.

Ora tutti facevano un pò come gli pareva, bastava non pestarsi i piedi.”

Giancarlo De Cataldo può permettersi questa affermazione perché i suoi libri nascono da uno studio approfondito della criminalità organizzata.

L’analisi abbraccia più campi da quello sociologico alle nuove alleanze, dal cambiamento degli interessi mafiosi alle connessioni con i territori.

“La svedese”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, traccia una mappa dettagliata e intrigante che tratteggia i ruoli e le sudditanze, mostrando l’alternanza di capi e il caos di una città come Roma dove troppi aspirano a raggiungere le vette.

Sharon vive alle Torri, ha vent’anni e sogna di evadere da un quartiere che le sta stretto.

È sicura di sè, onesta, intelligente anche se ha frequentato poco le scuole.

Si occupa con pazienza infinita della madre malata, incattivita e poco affettiva.

È il caso o il destino di chi vive nelle periferie degradate a farla entrare nel pericoloso giro dello spaccio.

L’incontro con il Principe, un ricco e geniale aristicratico, le permette di conoscere un altro mondo: quello della Conoscenza.

E lei apprende veloce, si interroga, cerca sul web e contemporaneamente continua a fare la postina della droga.

Perfetta la descrizione della Roma bene dove le luci si spengono e il peccato è solo un passatempo.

La trama, come sempre articolata, gioca su due parallele.

Da un lato gli oscuri traffici di una città peccaminosa e dall’altro l’interessante e inquietante universo mitologico.

Il riferimento a Pigmalione che si innamora della sua statua ha una interpretazione innovativa.

C’è un ribaltamento della visione antropocentrica e nel riscatto del blocco di marmo si concentra un messaggio forte.

Sta al lettore sperimentare cosa si nasconde dietro questa dotta costruzione narrativa.

Altra figura classica è Lamia, “creatura incorporea”, capace di trasformarsi.

In fondo la svedese è incarnazione di questo sdoppiamento ma mutare forma può costare caro.

Altro elemento che colpisce e introduce una riflessione è la definizione di bellezza:

“Esiste un bello oggettivo.

Lo trovi nell’arte, lo trovi nella perfezione delle forme…anche nell’imperfezione, certo, in ciò che ci distorce e ci altera, nei corpi scolpiti dei ragazzi e pure nelle deformità… non è possibile definirla, questa bellezza, si annida dove meno te l’aspetti, a volte ti coglie di sorpresa, ti appare all’improvviso, come usava fare l’antico dio Pan.”

In un tempo frivolo e superficiale questa frase è una lezione di vita.

L’autore ha superato se stesso con una storia che sa intercettare il disagio giovanile, raccontare la pandemia vissuta come limitazione, parlare di droghe con competenza e suggerire che esistono i diamanti grezzi.

Basta cercarli e valorizzarli.

 

 

“La carrozza della Santa” Cristina Cassar Scalia Einaudi Editore Stile Libero

 

“Le coincidenze nelle indagini per omicidio non esistono.”

La bravura di Cristina Cassar Scalia sta nell’incastro perfetto degli eventi che porteranno alla risoluzione del caso poliziesco.

Niente è scontato e anche quando sembra di essere giunti ad una svolta cruciale un nuovo elemento riesce a ribaltare il finale.

Scenario del crimine Catania in un giorno particolare.

È la festa di Sant’Agata e per un voto fatto da ragazzo Vasco Nocera segue le tappe della processione.

È un possidente come tanti che non hanno un mestiere definito.

Viene ritrovato morto in una Carrozza del Senato, all’interno del Municipio.

A dirigere le indagini Vanina Guarrasi insieme alla sua squadra.

C’è continuità nella narrazione e “La carrozza della Santa”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, riesce a farci sentire a casa, in un contesto già vissuto.

Non è facile quando si segue un personaggio riuscire a trovare elementi caratteriali nuovi.

La scrittrice sa attrarre il lettore perché non è scontata sia nella struttura che nella forma.

Sempre meglio si delinea una regione che non è mai uguale a sè stessa.

Le diversità tra Palermo e Catania non sono solo geografiche ma rientrano in un percorso culturale, sociologico e antropologico ben caratterizzato nei romanzi della Cassar Scalia.

Altro elemento interessante è la capacità di entrare nei pensieri remoti dei personaggi, nei ragionamenti, nelle trappole mentali che li incatenano al passato.

“Quanti anni erano che aveva a che fare con cadaveri di ogni genere e provenienza?

Una quindicina, all’incirca.

Eppure ogni volta la reazione era la stessa.

Repulsione, pena, rabbia.

Un miscuglio di sensazioni che all’istante innescavano un meccanismo inarrestabile.

La fretta di capire, di scoprire, di punire.”

Senza perdere l’umanità, il bisogno di capire le ragioni che portano al Male.

Un finale a sorpresa a dimostrazione che, come sempre, in Sicilia niente è come appare e che la Verità, anche a distanza di anni, scatena reazioni non sempre prevedibili.

E l’amore? Solo un indizio, un abbraccio e forse la nostra eroina cede alla passione.

Lo scoprirete insieme ad un’altra pista investigativa che ha i colori oscuri della criminalità organizzata.

 

“Il complotto dei Calafati” Francesco Abate Einaudi Editore Stile Libero

 

 

Uno dei tanti pregi di Francesco Abate è quello di essere poliedrico.

Nelle sue opere si uniscono più generi con quella scioltezza di chi sa manipolare la parola.

Le sue narrazioni sanno essere intime e al contempo aperte al sociale.

Le storie non sono chiuse in perimetri stilistici ma vagano con una libertà linguistica che è altra carta vincente.

Il dialetto si intrufola nel testo, ne diventa parte, afferma l’identità di un popolo.

“Il complotto dei Calafati”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, stigmatizza questa appartenenza.

Regala una Terra insolita, misteriosa, esoterica.

Negli anfratti di luoghi inaccessibili esprime una tavolozza di colori e di suoni, nei saloni dei ricchi racconta l’arroganza del potere, nei magazzini fumosi dà voce ai lavoratori.

È una Sardegna dalle mille voci e mi piace pensare che il romanzo sia un corale affresco.

Partendo da un evento realmente accaduto, il terremoto del 1905, l’autore costruisce una scenografia perfetta.

La collocazione dei luoghi, il disegno delle strade, le forme delle case fanno da palcoscenico ideale descritto tanto bene da sembrare reale.

Vengono raccolti fondi per ricostruire ed ecco un altro elemento interessante.

La solidarietà crea aggregazione, sconfigge il paradigma di una società chiusa.

A virare nelle tonalità del noir un fatto di sangue che vede coinvolti i nobili Cabras e l’autista.

Tante le ipotesi su questi omicidi e mentre si intravedono frammenti di verità il lettore è travolto da una scrittura accelerata.

Torna in scena Clara Simon che avevamo già amato in “I delitti della Salina”.

Abate sceglie un personaggio che dovrà lottare per far valere i propri diritti.

Era impensabile in quel tempo per una donna firmare un articolo su un giornale ma la nostra eroina non si arrende.

È una figura speciale marchiata come diversa perché figlia nata da un matrimonio misto.

Queste “limitazioni” accrescono la sua tenacia, la rendono più forte.

Simbolica rappresentazione di un femminismo non di maniera, esempio per tutte noi, pronta a stare dalla parte dei più fragili.

Un finale inaspettato e la certezza che esiste una connessione tra passato e presente.

Tocca a noi trovare le chiavi di accesso.

Ancora una volta lo scrittore riesce a scuotere le nostre coscienze.

Da che parte stiamo?

Sappiamo riconoscere il Male?

Nel tragitto compiuto restano le orme di chi cerca giustizia.

Da leggere per abbattere i pregiudizi e scoprire negli altri quella diversità che li rende unici.

Per ricordare che “la mente umana è indomabile, a volte”

“Anatomia di uno scandalo” Sarah Vaughan Einaudi Editore Stile Libero

 

 

Sarah Vaughan, giornalista politica e giudiziaria, costruisce un legal thriller impeccabile.

Articola la narrazione dando spazio ai personaggi, riuscendo ad entrare nella loro anima.

Scova il punto debole di ognuno e da psicologa dei sentimenti compone una mappa affettiva che segue più itinerari.

Da “Anatomia di uno scandalo”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero e tradotto da Carla Palmieri, è stata tratta la serie tv disponibile su Netflix.

Londra è teatro di uno scandalo che coinvolge James Whitehouse, sottosegretario del Ministro.

Intoccabile, brillante, belloccio, sicuro di sè rappresenta la categoria degli invincibili.

Accusato di stupro da una sua segretaria vede crollare il castello di certezze.

Può sembrare strano ma non è lui il protagonista di questa incredibile vicenda.

A salire sul palco alternandosi sono le donne.

La moglie Sophie che non si è accorta del tradimento, convinta che il suo matrimonio sia indistruttibile.

Un amore nato all’università, sopravvissuto a piccoli scossoni, è segno di solidità sociale.

Assistiamo allo smarrimento, all’incredulità in un crescendo di sensazioni sempre meno governabili.

È come se la roccia costruita con fatica si stia sgretolando pezzo dopo pezzo.

Durante il processo avvocata dell’accusa è Kate.

Abbiamo modo di studiare la sua freddezza e quel frammento di debolezza che sa celare agli altri.

La amiamo fin da subito, attratti da una personalità così determinata, a volte cinica.

La giovane violentata potrebbe distogliere la nostra attenzione dal tema principale.

Se è vero che l’autrice riesce a restituirci l’umiliazione della vittima, ciò che si vuole sottolineare è l’arroganza del potere maschile.

Potere che non è solo sessuale, è più complesso perché coinvolge i perversi meccanismi che governano le stanze dei bottoni.

Con una mossa geniale la scrittrice riannoda i fili del passato e ci riporta indietro.

Eccoli i nostri personaggi, ragazzi e ragazze con quella spensierata euforia all’interno del College.

Ed è proprio tra i corridoi del sapere che succede l’irreparabile.

La storia dentro la storia ed una virata del romanzo.

Un altro stupro e la perdita dell’innocenza.

Finalmente comprendiamo cosa significa liberarsi dal senso di una colpa per essere stati violati, per aver creduto nella purezza.

inventarsi una nuova identità e ricominciare.

La vendetta potrebbe essere arma vincente ma esiste la deontologia professionale, esiste il rispetto della Legge.

È la coscienza a guidare i passi di tutti ma sarà facile far prevalere la ragione?

In un finale da capogiro l’ultimo messaggio da non dimenticare.

Non sempre si può insabbiare il peccato e se esplode come una tempesta è tempo di ritrovare pace.

Una scrittura visiva, mai moraleggiante.

Un testo che sa denunciare senza urlare.

Una prova letteraria strutturata come un viaggio nella psiche.

Bellissimo, leggetelo!

“La ragazza che cancellava i ricordi” Chiara Moscardelli Einaudi Stile Libero

 

Nell’ideare “La ragazza che cancellava i ricordi”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, Chiara Moscardelli non si è risparmiata.

Ha costruito una trama che si sviluppa su più linee, mantenendo un equilibrio tra le tante storie.

Veniamo subito attratti da Olga, la tatuatrice.

Forte, determinata, simbolica rappresentazione dell’eroina contemporanea.

Pronta a mettersi in gioco lasciando fuori il sentimento.

Questo le ha insegnato il padre quando è comparso come un lampo nella sua esistenza.

E lei a questo uomo si è affidata pur non comprendendo i tanti lati oscuri di una personalità sfuggente.

Quando scompare misteriosamente l’amica Melinda la nostra protagonista non ha esitazioni.

Deve comprendere cosa è successo.

Il romanzo è strutturato come un noir ambientato nel sommerso universo delle escort ma c’è qualcosa che subito incuriosisce.

Si profila uno scenario insolito, misterioso e ambiguo.

La scrittrice ci regala i sogni e le speranze di ragazze consapevoli delle loro scelte e questo sguardo onesto rende il testo molto interessante.

Ma a colpire non sono solo i numerosi colpi di scena.

È intrigante l’analisi dei fantasmi della mente, delle paure che opprimono Olga.

Il terrore di perdere la memoria e come la madre assistere allo sgretolamento di ogni certezza diventa elemento di disturbo, come un’ossessione da celare.

Il rapporto con gli altri, il bisogno di proteggersi nascondendo la parte più intima del sè mostrano la dicotomia tra ciò che si è e ciò che si può mostrare.

Raffinatissimo il tratto psicologico che appare e scompare durante tutto il costrutto narrativo.

I riferimenti esoterici, la rappresentazione del Male, il costante ritorno al passato affiorano grazie ad una scrittura nitida, precisa, espressiva.

Il conflitto domina le pagine, crea tensione, fa virare il libro verso una spinta irrazionalità.

Ragione e istinto, quale forza dominerà?

Bisogna andare fino in fondo, cercare nell’anima del padre i colori opachi del peccato, rispondere ai troppi dubbi.

E forse finalmente imparare ad amare.

Una utile lezione per chi vuole liberarsi dall’ingombro di dipendenze affettive, un invito a lasciarsi andare e a credere nel Bene.

 

“Il francese” Massimo Carlotto Libri Mondadori

 

Leggendo “Il francese”, pubblicato da Mondadori, ci si chiede come riesca Massimo Carlotto a creare personaggi dalle mille sfumature.

Quello che attrae di questa figura tracciata con la solita e indiscussa arte è il fascino del peccatore consapevole di esserlo.

Capace di mostrare una doppia coscienza: quella del gestore di una maison e l’altra, altrettanto interessante, del benefattore di donne indifese e disperate.

Lui crede fermamente nel suo ruolo e questa sincerità emotiva è uno dei tanti punti di forza del romanzo.

Chi conosce e apprezza lo scrittore sa che il noir costruito ad arte è solo uno dei tasselli di una trama che ha come compito lo studio sociologico del presente.

Il nordest diventa una mappa interattiva dove ognuno rivedrà un quadro ben più generale che coinvolge l’intera penisola.

Da un lato la prostituzione che ha assunto dimensioni e dinamiche differenti proprio perchè a cedere il proprio corpo sono donne deluse.

Ne conosceremo tante e osservandole impareremo un alfabeto nuovo: quello dell’insoddisfazione e della solitudine esistenziale.

La scomparsa di una di loro è preludio di una struttura narrativa che si affida alla deduzione.

Quando il nostro protagonista viene intrappolato come presunto colpevole comprende che deve agire.

Ed ecco la virata geniale.

Un signor nessuno può diventare investigatore solo se sa affinare la tecnica dell’osservazione e dell’ascolto.

A dirigere le indagini il commissario Franca Ardizzone, intransigente e pura.

Scopriremo parecchi tratti di una caratterialità combattiva ma fortemente emotiva ed empatica nei confronti di coloro che lei ritiene vittime di un sistema perverso.

C’è qualcosa che sfugge e che appare a tratti nel finale.

È questa la magia che sa creare lo scrittore.

Non ci sono stereotipi ma esseri umani con zone d’ombra e spiragli di luce.

Interessante l’evoluzione della malavita e le sue connessioni internazionali a ricordarci che la globalizzazione ci ha regalato questa ulteriore piaga.

Non ci sono frasi ad effetto ma stoccate che lasciano senza fiato permettendo di riflettere sul valore di verità, menzogna, libertà e schiavitù.

Esiste un percorso di redenzione?

Questa domanda sa intersecarsi nelle pagine come una voce di fondo e la risposta tocca a noi.

La scrittura curata in ogni dettaglio invita a rileggere alcuni passaggi e a orientarsi in un mondo fosco dove tra bene e male la distanza è minima.

Certamente perfetto per una elaborazione televisiva nella certezza che libri come questo aiutano a capire e a capirsi.

Complimenti Massimo, sei il migliore.

 

 

 

 

“Blanca e le Ninãs Viejas” Patrizia Rinaldi Edizioni e/o

 

Ancora una volta Patrizia Rinaldi centra il bersaglio.

I suoi noir sono intrisi di poesia, seguono il ritmo della passione, offrono sguardi profondi sull’esistenza.

Entrano nelle stanze del Male con la leggerezza dei puri di cuore.

Tracciano spazi dove il luogo sa essere protagonista, compagno fedele durante la narrazione.

Si spingono nei recessi di sentimenti estremi purificandoli e restituendoli nella loro più intima essenza.

“Blanca e le Ninãs Viejas”, pubblicato da Edizioni e/o,  ha una versatilità plastica, si sviluppa su tre dimensioni ed emerge dalla carta pronto per diventare serie televisiva.

Di Blanca apprezziamo la costanza e la pazienza, l’acuta percezione che va oltre le prove indiziarie.

Il suo passato è la cartina al tornasole dove si riflette il presente in un’oscillazione che trasforma il dolore in compassione per l’altro.

Delle due donne uccise brutalmente impariamo a conoscere ogni sfumatura.

Carminia e Berenice, maestre di danza, capaci di sfidare l’incuria del tempo grazie alla magia della musica.

E il tango non è solo ballo, è morte e vita, tormento e lussuria, esplosione dei sensi e calmo esercizio del corpo.

Una voce si insinua ed è crudele, violenza nutrita di rancore.

È l’uomo giovane, complessa personalità che dilata la nube di incertezze.

Non può mancare Napoli, signora ferita ed orgogliosa, teatrale e sempre presente.

Niní, figlia ribelle traccia i confini di una maternità piena di conflitti.

Di figli e di madri si parla tanto, di assenze, di presenze, di ostilità e di parole taciute.

E amori solo immaginati, vertigini di poche notti, incendi che si vanno spegnendo.

Tradimento e fiducia in un gioco perverso dove non ci sono vincitori.

Amata e amante: quale legame può esserci tra queste figure?

Le piste da seguire sono tante mentre “nel cuore dell’inverno le piante continuavano a favorire la loro illusione e a splendere.”

E forse “Non è vero che solo la verità serve alla verità.”

Il romanzo ci insegna che ci si può ingannare quando si hanno troppe certezze.

“Nel silenzio come luce, che durerà giorni e giorni, ho tutto il tempo che voglio per tornare ai balli della vita mascalzona, che afferra la morte e la nascita in una milonga del ricordo e della dimenticanza.”

In una frase si concentra la chiave per risolvere il mistero.

Buona lettura!

 

 

 

“Cuori in trappola” Jennifer Hillier Fazi Editore

 

“Il passato ti accompagna sempre, che tu voglia pensarci o meno, che te ne assuma la responsabilità o meno.

Lo porti con te perché ti trasforma.

Puoi provare a seppellirlo e fingere che non sia mai accaduto, ma non serve.”

Geo, protagonista di “Cuori in trappola”, pubblicato da Fazi Editore e tradotto da Giuseppe Marano, sa bene che l’oblio è impossibile.

“Perché le cose sepolte possono tornare, e ritornano.”

È una donna in carriera, felicemente fidanzata, pensa di essere immune da ciò che è accaduto quando era una ragazzina.

Quattordici anni di silenzio e rimozione vengono spazzati via quando viene ritrovato il cadavere dell’amica d’infanzia Angela Wong.

Il colpevole è l’ex fidanzato, Calvin, un mostro senza anima ma la nostra Geo non può sottrarsi alla responsabilità di essere stata presente al terribile ed efferato omicidio.

Sconterà la pena in carcere, conoscerà le dure regole del più forte, imparerà a difendersi, cercherà di resistere alla violenza, alla noia, al degrado morale.

Quando torna in libertà scopre di essere marchiata per sempre ma la cosa più tragica è che il giovane che le ha rovinato la vita è evaso ed ha perpetrato un altro terribile crimine.

Per Kaiser Brody, che svolge le indagini, sarà complicato mantenere il distacco e nel dipanarsi della trama si scopriranno tanti tasselli interessanti.

Jennifer Hillier è affermata autrice di noir psicologici e con questo romanzo mostra una eccezionale capacità nel delineare più categorie umane.

Il carnefice e la vittima sono invischiati in un’unica sostanza oleosa e sfuggente e bisogna leggere tra le righe quale legame può renderli tragicamente simili.

“Ma il rimorso?

Non se ne va mai.

Aleggia intorno a te come un cattivo odore che nessuna quantità di candeggina può eliminare.

Puoi farti una nuova vita, trovarti un nuovo amore, finire in galera per l’atrocità che hai contribuito a commettere … ma il rimorso è sempre lì, puzza come un invisibile rifiuto marcito sotto il letto che non va via per quanto tenti di pulire.”

Quando sembra che si chiariscano le numerose tracce che la scrittrice ha disseminato, un colpo di scena improvviso svela nuovi segreti e la narrazione subisce un’ulteriore evoluzione.

Affresco della giovinezza che non conosce il senso del peccato, critica aspra ad una società che non è capace di reinserire chi ha sbagliato, invito ad andare sempre al fondo del fondo di coloro che ci circondano.

Per capire cosa si annida nelle loro mente e poi forse… imparare a perdonare.

“Léon” Carlo Lucarelli Einaudi Editore Stile Libero

 

Torna Grazia Negro e la troviamo cambiata.

Ha sferrato un colpo al destino ed ha scelto: una gravidanza tutta da sola.

È pronta ad abbandonare i fantasmi che sono entrati di prepotenza nella sua esistenza per imparare il mestiere di mamma di due gemelle.

Ma scocca l’ora fatale e l’Iguana, quel mostro assassino che era riuscita a catturare, è  fuggito dalla struttura psichiatrica lasciando una scia di morte.

Non è tempo di ripensamenti, di nuovo in prima linea a seguire le tracce di un uomo malato che non ha niente da perdere.

“Lêon”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, è un noir teso, compatto, una continua scarica di adrenalina per il lettore.

Non c’è tregua e i depistaggi narrativi sono infiniti.

Un costrutto che dall’alto domina con i suoi artigli i personaggi e i luoghi.

Costante e persistente è la presenza del suono, ammaliatore, enigmatico.

Presenza che incede con passo felpato creando uno stato di allerta.

Durante le indagini qualcosa non torna, una nota stonata che introduce la possibilità dell’Altro.

Un complice e chi?

Si insinua il dubbio e le piste da seguire sono tante.

Lucarelli è Maestro e fino all’ultima pagina riesce a mantenere altissima la tensione.

Studia la psiche dei suoi attori e ne escono ritratti indimenticabili.

Roberto e quel taxi che lo porta a girare di notte tra stranezze e follie, Anna Maria Cescón abituata a seguire l’istinto, Simone e il bisogno di vivere dentro l’assenza.

Nel ritmo crescente e sempre vario una nota si ripete come fosse un’ossessione.

“Amami.

Amami.

Amami.”

Disperazione e rabbia o forse il bisogno di un sentimento assoluto, totalizzante e distruttivo.

In questa lotta tra vita e morte, luce e ombra si apre una breccia che può essere interpretata come segno di una disarmonia del nostro tempo.

Ma è solo una congettura, quello che conta è lo spessore artistico di un canovaccio che non si ferma alla dimensione del poliziesco.

Entra nella disabilità, nella pazzia, negli spazi di infinita solitudine.

E ancora una volta Bologna, “città più bella del mondo”, con le sue piazze e la sua anima è protagonista.

Misteriosa, intrigante e al tempo stesso discreta narra la sua Storia mentre la musica fa da controcanto alla scrittura e le parole di “Léo” dei Melancholia ci accompagnano con tutta la loro  struggente potenza.