“Léon” Carlo Lucarelli Einaudi Editore Stile Libero

 

Torna Grazia Negro e la troviamo cambiata.

Ha sferrato un colpo al destino ed ha scelto: una gravidanza tutta da sola.

È pronta ad abbandonare i fantasmi che sono entrati di prepotenza nella sua esistenza per imparare il mestiere di mamma di due gemelle.

Ma scocca l’ora fatale e l’Iguana, quel mostro assassino che era riuscita a catturare, è  fuggito dalla struttura psichiatrica lasciando una scia di morte.

Non è tempo di ripensamenti, di nuovo in prima linea a seguire le tracce di un uomo malato che non ha niente da perdere.

“Lêon”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, è un noir teso, compatto, una continua scarica di adrenalina per il lettore.

Non c’è tregua e i depistaggi narrativi sono infiniti.

Un costrutto che dall’alto domina con i suoi artigli i personaggi e i luoghi.

Costante e persistente è la presenza del suono, ammaliatore, enigmatico.

Presenza che incede con passo felpato creando uno stato di allerta.

Durante le indagini qualcosa non torna, una nota stonata che introduce la possibilità dell’Altro.

Un complice e chi?

Si insinua il dubbio e le piste da seguire sono tante.

Lucarelli è Maestro e fino all’ultima pagina riesce a mantenere altissima la tensione.

Studia la psiche dei suoi attori e ne escono ritratti indimenticabili.

Roberto e quel taxi che lo porta a girare di notte tra stranezze e follie, Anna Maria Cescón abituata a seguire l’istinto, Simone e il bisogno di vivere dentro l’assenza.

Nel ritmo crescente e sempre vario una nota si ripete come fosse un’ossessione.

“Amami.

Amami.

Amami.”

Disperazione e rabbia o forse il bisogno di un sentimento assoluto, totalizzante e distruttivo.

In questa lotta tra vita e morte, luce e ombra si apre una breccia che può essere interpretata come segno di una disarmonia del nostro tempo.

Ma è solo una congettura, quello che conta è lo spessore artistico di un canovaccio che non si ferma alla dimensione del poliziesco.

Entra nella disabilità, nella pazzia, negli spazi di infinita solitudine.

E ancora una volta Bologna, “città più bella del mondo”, con le sue piazze e la sua anima è protagonista.

Misteriosa, intrigante e al tempo stesso discreta narra la sua Storia mentre la musica fa da controcanto alla scrittura e le parole di “Léo” dei Melancholia ci accompagnano con tutta la loro  struggente potenza.