“Non dimenticare i fiori” Kawamura Genki Einaudi Editore

“Non dimenticare i fiori”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Anna Specchio, è un canto d’amore.

Madre e figlio stretti in un cerchio di gestualità che vengono da lontano.

Il romanzo ha il profumo dell’infanzia, dei giorni in cui due esseri si muovevano con lo stesso passo.

Ha i colori della malinconia per il tempo sfumato, per i ricordi ridotti in brandelli.

Quando Yuriko inizia a perdere la memoria per Izumi è il momento della verità.

Chi è la donna che lo ha cresciuto, quanto ha dovuto negarsi, quali segreti verranno alla luce: un percorso di ricerca di quella parte di esistenza che si è voluta cancellare.

Chi ha letto “Se i gatti scomparissero dal mondo” conosce la leggerezza  narrativa di Kawamura Genki.

Sa che ogni frase è parte di un disegno armonioso.

Che il dolore può tramutarsi in gioia, la tristezza in pace interiore.

In questa nuova prova letteraria il Giappone è una nuvola di immagini e di sapori.

È tradizione e innovazione.

È il prima e il dopo.

Il flusso di pensieri si confonde con la quotidianità, i personaggi agiscono cercando di trovare un senso alle loro azioni.

Prendersi cura di un genitore, accettarne le nebbie sempre più fitte della mente.

Attendere di diventare padre con l’incertezza di chi non ha modelli da seguire.

L’autore riesce a dare voce agli oggetti, a restituire dignità alla malattia, a trovare risposte quando si perdono i legami con le proprie origini.

La disgregazione del passato e del presente è lacerante e solo chi lo ha vissuto sa con quanta sofferenza si vive il lento, progressivo allontanamento dalla realtà di un genitore.

Non ci sono parole e in quello sguardo spento ci cerca un segno che non verrà.

Sono grata allo scrittore perché mi ha permesso di accettare quel che resta di un corpo amato che non sa più ricoscerti.