“Non è questo che sognavo da bambina” Sara Canfailla Jolanda Di Virgilio Garzanti

 

“Un lavoro.

Forse è questo che significa diventare adulti.

Ti siedi qui, lo accetti.

Non farai quello che avresti voluto fare, non sarai quello che avresti voluto essere.

Ma sarai qualcuno.”

“Non è questo che sognavo da bambina”, pubblicato da Garzanti, è sincretica rappresentazione di una generazione che entra nel mercato del lavoro da porte secondarie.

Deve accontentarsi, accettare il compromesso di un impiego senza futuro.

Rinunciare ai sogni e ai progetti, annullarsi e diventare trasparente.

È quello che succede ad Ida, costretta ad accettare un posto come stagista in una importante agenzia di comunicazione.

La vediamo muoversi in un ambiente ostile e sentiamo crescere in lei il disagio.

Conosciamo pian piano i suoi sentimenti, le ferite per un amore fallito, il senso di impotenza in una città come Milano che la vuole iperattiva.

Sara Canfailla e Jolanda Di Virgilio scrivono un romanzo a quattro mani riuscendo a mantenere un unico ritmo narrativo.

Prediligono un linguaggio semplice e anche nelle riflessioni argute fanno emergere la complessità dell’esistenza partendo da una visione soggettiva condivisibile.

Parlano al cuore del lettore, lo invitano a porsi interrogativi sulle strategie del mercato del lavoro.

Mostrano le difficoltà quotidiane, i giochi di potere, le prevaricazioni dei colleghi.

Hanno il coraggio di spogliare il personaggio da orpelli metaforici lavorando molto sulla sfera privata.

Una ragazza come tante diventa icona di una società che deve rivedere e accompagnare il percorso formativo dei suoi giovani.

Prendersi cura e non uccidere i desideri.

Aprire prospettive culturali dando spazio alla creatività.

La scrittura utilizza vari strumenti mediatici e questa tecnica permette un’immersione in un mondo da esplorare.

Un testo che non indugia sulla malinconia ma sa costruire una speranza.

Le due autrici mostrano una competenza semantica e teatrale, certamente ci riserveranno altre sorprese.