“Non esistono posti lontani” Franco Faggiani Fazi Editore

“Le stagioni sembrano bizzarre solo a chi non le conosce e per questo non le sa apprezzare.

Le stagioni sono campi, boschi e nuvole da attraversare, e favoriscono i buoni pensieri.”

In “Non esistono posti lontani”, pubblicato da Fazi Editore, la Natura si coniuga alla narrazione dando alla Storia un fascino particolare.

Ambientato nel 1944 il romanzo affonda le radici, attraverso una ricostruzione puntuale, in un periodo di passaggio.

“L’aria si era fatta pesante e il convivere acido, sospettoso.”

I fascisti sono in ritirata lasciando scie di devastazione e dolore.

La scrittura pacata racconta gli eventi senza enfasi, riuscendo a sottolineare il senso di spaesamento.

“Mi sembrava di procedere su un filo sospeso, ma ancora in accettabile equilibrio.”

Cosa unisce l’archeologo Filippo Cavalcanti e il giovane Quintino, ladro da generazioni e in confino in Alto Adige?

Due mondi inconciliabili che grazie alla geniale penna di Franco Faggiani riescono a comunicare.

Il desiderio di sopravvivere, il bisogno di lasciare un segno delle loro esistenze sono collanti perfetti se si riesce a condividere un progetto.

Il viaggio verso la salvezza è costellato da imprevisti e incontri.

Ci appare l’Italia attraverso volti di contadini, partigiani, religiosi.

Ognuno ha una voce unica, un suo incedere tra le macerie e i disastri.

Si percepisce “il silenzio, denso di tante cose: voli di ali leggere e passi furtivi di piccoli animali, pensieri e promesse, sospiri e battiti del cuore.”

L’autore ancora una volta ci regali piccoli scorci paesaggistici, l’emozione di un arcobaleno, la purezza di un lago.

E la montagna che sa prendersi cura dell’anima, e le confidenze che nascono spontanee e la paura nell’attraversare il confine.

Brividi che tra audacia e timore trasformano il testo in un’avventura.

Tradimenti, gesti eroici, attimi di felicità mentre si snoda una mappa non solo geografica.

Un inno all’amicizia che non conosce diversitá, alla bellezza dei nostri luoghi, alla purezza degli ideali.

E forse “nessuno, in fondo, muore per sempre.”