“Nord” Burhan Sönmez Nottetempo Edizioni

 

 

“Quella non era una notte come le altre.

Videro la luna che si agitava, soffriva, si dibatteva nel tentativo di fuggire.

La sua luce era imperlata di sudore, si gonfiava come un vento che spira un ultimo soffio.

Non aveva perso del tutto la sua potenza, ma era assediata, paralizzata al punto di non poter emettere la minima particella di luce.

Era evidente che la sorte l’aveva destinata a quel luogo e l’aveva abbandonata inerme ad affondare nelle acque scure.”

Presagi da interpretare fanno da cornice ad una storia che affonda le sue radici nell’antropologia di un popolo.

I romanzi di Burhan Sönmez oscillano sempre tra una dimensione intimistica ed una visione oggettiva degli eventi.

Nella magia dei paesaggi si coglie una malinconia antica che nessuno potrà curare.

Malinconia che si trasforma in canto che si espande nel Creato e viene assorbita, rigenerata, trasformata in parola.

“Nord”, pubblicato da Nottetempo Edizioni e tradotto da Nicola Verderame, si apre con un brano di “Le mille e una notte”.

“Un fiume può mai dimenticare la sorgente,

La luce del sole può dimenticarsi del suo astro?

L’ancora in fondo al mare può dimenticare la nave,

O la coda della serpe la sua testa?

Il giorno passato può dimenticare il presente,

O un uomo suo padre?”

Nell’ultima frase si anticipa il viaggio da compiere.

Andare verso colui che ci ha procreati, essere pronti a seguire le sue tracce.

Mi piace immaginare la peregrinazione di Rinda come una riconciliazione con una figura che non ha conosciuto.

Ricerca delle radici profonde abbandonando le certezze del presente.

Due estremi che vanno superati per arrivare alla verità.

Affrontare l’ignoto rappresentato dal Nord, da sempre immaginato come luogo dove tutto è possibile.

Perdizione o salvezza? Bisogna avventurarsi con le sole armi della determinazione.

Il rischio è smarrirsi “dentro il nome di suo padre”.

Splendida metafora in cui si torna ad essere nulla in attesa di essere creati.

“Non è facile sostenere il dolore sempre con la stessa resistenza.

A volte mi prende un senso di incertezza, come un sasso sull’orlo di un burrone.

Mi dimentico dove mi trovo.

Il mondo si trasforma in un vuoto senza senso.

Alla prima folata leggera rotolerò via.”

Le avventure che si susseguono fanno pensare ai racconti della tradizione orale curda ma il romanzo è impregnato di modernità.

L’uomo e la sua ombra camminano vicini, non si sfiorano ma dovranno ricoscersi.

Un invito a credere che “un’anima umana è tanto forte da riuscire a tollerare la pesante ansia dell’esistere,  possieda una segreta infinitezza.”

Ancora una volta lo scrittore riesce a travolgere le nostre certezze.