“Dopo il Covid-19 Punti per una discussione” Leonardo Caffo Nottetempo Edizioni

 

“In questi giorni si fa un uso ricorrente dell’espressione “tornare al mondo normale” come se ciò che vivevamo prima del Covid-19 fosse davvero normale: disgregazione sociale, povertà diffusa, sfruttamento animale, distruzione dell’ambiente, danni sempre maggiori al pianeta e alle cose della natura potevano forse apparire normali alla sparuta fetta di umanità occidentale convinta che gli ultimi cinquant’anni di benessere diffuso fossero la norma.”

L’analisi pungente di Leonardo Caffo ci costringe ad interrogarci.

Non è più tempo di stare a guardare, un ciclone ci ha travolti trovandoci impreparati.

Non abbiamo investito nella Sanità Pubblica, non abbiamo vigilato sulle case di cura per anziani, non abbiamo rispettato la biodiversità.

Cosa ci aspetta se non cambieremo rotta?

Quali scenari si prospettano se ci aggrapperemo ad una effimera “felicità economica a danno dell’ecologia”?

“Dopo il Covid-19 Punti per una discussione”, pubblicato da Nottetempo nella Collana “Semi”, non ha il linguaggio didascalico e distante.

È una sferzata in pieno viso necessaria a svegliarci dal sonno profondo dell’irragionevole certezza che non è problema nostro occuparci di scienza, salute, ambiente.

“Dovremmo tutti aprirci alla percezione dello straordinario”.

Trasformare i nostri giorni in un dono prezioso da preservare.

Comprendere la fragilità che è entrata come un fulmine, imparare a dare senso al tempo.

“Occorrerà essere forti davvero, occorrerà lavorare per un mondo che modifica le nostre coordinate di pensiero e di azione, con la consapevolezza che non siamo noi a progettare il reale, ma è il reale a progettarci.”

Bisogna educarsi a formulare insieme un pensiero comune uscendo dalla visione antropocentrica che ci ha guidati.

L’autore suggerisce approcci filosofici, sociologici e letterari differenti, e in questa rivoluzione culturale saremo comunità.

Convincente è la proposta di “un tavolo comune, planetario, che al rifiuto della globalizzazione delle risorse faccia seguire una strategia comune.”.

Si apre una nuova era se avremo il coraggio di “riconquistare gli obiettivi reali”.

 

 

“A chi spetta una buona vita?” Judith Butler Nottetempo Edizioni

Nella nota introduttiva a “A chi spetta una buona vita?”, pubblicato da “Nottetempo”, nella preziosa Collana “Sassi nello stagno”, Nicola Perugini orienta la nostra lettura.

Judith Butler scrisse il testo in occasione del conferimento del Premio Adorno e con pacatezza illustra il suo pensiero.

Prima di rispondere alla domanda “come si può vivere una buona vita” è necessario interrogarsi sul valore dell’esistenza.

Abbiamo tutti le stesse possibilità? I giorni scorrono dandoci la possibilità di esprimere a pieno la nostra identità?

Quale è la relazione tra momento politico e momento pre – politico?

“Come si può vivere bene la propria vita, in modo da poter affermare di vivere una vita buona in un mondo in cui la vita buona è strutturalmente e sistematicamente inaccessibile a molte persone.”

Parole che non lasciano indifferenti costringendoci a fare i conti con la disuguaglianza che ingabbia corpo e mente.

“Il termine “precarietà” può aiutare a distinguere varie forme di “invivibilità”: per esempio, quella di chi è in prigione senza processo; di chi vive in zone di guerra o sotto occupazione, esposto alla violenza e alla distruzione, senz’alcuna sicurezza o via di uscita; di chi è costretto a emigrare e vivere in zone liminari, aspettando che le frontiere si aprano, che arrivino il cibo e la prospettiva di non vivere piú in clandestinità; di chi vive come parte di una forza lavoro dispensabile o consumabile, per la quale la prospettiva di un sostentamento stabile sembra sempre piú remota; di chi vive alla giornata in un orizzonte temporale collassato, soffrendo fin nello stomaco e nelle ossa il senso di un futuro compromesso, e prova a sentire qualcosa temendo però ciò che potrebbe sentire.”

Emergono le ambiguità di una società che non si pone il problema delle marginalità, che ha creato una scala di valori escludendo fasce di popolazione.

La relazione con l’altro, la dipendenza dall’ambiente, la vulnerabilità e la fragilità portano ad un’analisi morale che troppo spesso viene trascurata.

Nelle pagine finali la voce si fa accorata e si percepisce tutta la sofferenza dell’intellettuale che ha subito pesanti accuse.

Una ebrea che ha difeso i valori della libertà, che non ha appoggiato la violenza di Stato.

Una donna che ha mantenuto le distanze dalle violazioni dei diritti dei popoli.

Una filosofa che confrontandosi con gli autori del passato ha elaborato una sua teoria scevra da suggestioni e da pregiudizi.

Nel leggere si inizia a camminare verso una “microfisica della resistenza”.