“Le case che saremo” Luca Molinari Nottetempo

 

 

Città distanti, spettrali amplificatrici delle nostre paure.

Piazze deserte, vaporizzate, quasi trasparenti nel ricordo di una sosta durante una passeggiata.

Strade che si ritirano in un letargo doloroso mentre noi, costretti dalla pandemia, osserviamo impauriti quel macromondo che non ci appartiene più.

“Le case che saremo: abitare dopo il lockdown”, pubblicato da “Nottetempo nella Collana “Semi” ci restituisce quella incertezza che sta affliggendo i nostri giorni.

“La casa è diventata un labirinto della mente.”

La curiamo, la osserviamo, la studiamo.

Ogni spazio è prigione e salvezza.

Ci si può accontentare di questi “frammenti autonomi”, monadi nel deserto dei nostri timori?

Che ruolo ha il paesaggio che circoscriveva e al contempo ampliava la nostra visuale?

Basta una finestra per immaginarsi il fuori?

Se prima le concezioni residenziali si accontentavano di proporci monovani come “celle monastiche”, oggi queste scelte devono essere corrette.

Sentiamo montare la ribellione, non amiamo più “la separazione”, la tranquillità del nostro fasullo nido.

Luca Molinari, critico, curatore 
e professore associato di Storia dell’Architettura Contemporanea presso 
la Seconda Università degli Studi di Napoli,  scrive un testo che ci pone di fronte ad un bivio.

È tempo di cambiare, di ripensare gli aggregati urbani, di provare a sognare una socialità che sia vicinanza di menti.

Sperimentando l’impossibilità di muoverci ci siamo accorti di rischiare l’individualismo, l’inaridimento dei pensieri.

“Siamo solo una piccola parte del sistema che ci ospita e basta un invisibile virus per inceppare la nostra scintillante macchina e il nostro devastante senso di onnipotenza da corridori all’ultimo miglio.”

Abbiamo bisogno dell’imprevisto, dello sguardo dell’altro incontrato per strada.

“Questo deve diventare un tempo di visionari coraggiosi e innamorati della realtà.”

Tanti i suggerimenti per costruire nuovi spazi abitati e nel leggere il testo i frammenti sognati dall’autore diventano nostri dandoci la forza di riscrivere “il nostro DNA di cittadini del mondo”.

 

Agenda Letteraria del 15 aprile 2020

 

 

“Lo zio si avvicinò a Lingling. Poi fece per abbracciarla. Ma prima di stringerla a sé, le prese la mano.

La abbracciò con tutta la sua forza, come se avesse ritrovato un agnellino da tanto tempo smarrito, come per paura che lei potesse ricredersi e scappare via di nuovo.

Anche lei gli cinse la vita con un braccio e si appoggiò leggera contro il suo petto.

Stava quasi per albeggiare e con l’alba sarebbe tornata la luce di un nuovo giorno. A quell’ora, nella quiete della pianura, pareva quasi di udire il respiro della notte.

A quell’ora, la neve ammonticchiata sulla terra fredda e umida gelava e si induriva con uno scricchiolio appena percepibile: era il rumore di innumerevoli granellini di ghiaccio che fluttuavano nell’aria e andavano a urtare debolmente contro il muro dell’edificio, cadevano e si posavano crepitando lievemente su mio zio, su Lingling e sul terreno intorno a loro.

 

Yan Lianke  “Il sogno del Villaggio dei Ding”  Nottetempo