“Nova” Fabio Bacà Adelphi Editore

 

“Davide pensa alla morte.

Considera il tutto una specie di rituale, un antidoto ai periodi complicati che assume periodicamente da più di quindici anni.

Apre gli occhi, fissa il soffitto di legno e riflette sulle implicazioni della fine della vita.”

Fin dalle prime pagine di “Nova”, pubblicato da Adelphi Editore e finalista al Premio Strega 2022, il connubio inscindibile di vita e morte è fortissimo.

Una simbiosi che travolge i paradigmi di una visione soffocante e dolorosa.

È una filosofia che si costruisce lentamente creando attesa e curiosità.

Le due parole assumono sembianze mitologiche pur mantenendo una stretta connessione con la scienza.

I meccanismi complessi del cervello diventano mappa ideale per comprendere la potenza di un romanzo spericolato e innovativo.

Entrano nella trama grazie alle riflessioni di Davide, neurochirurgo affermato.

Uomo che si è affidato alle sue certezze terrene, marito, padre e medico scrupoloso.

Un evento inatteso lo costringerà ad interrogarsi sui propri limiti.

Sarà inflessibile nel giudizio, duro, implacabile.

Si definisce vigliacco e dietro questa consapevolezza si sviluppa una elaborata strategia difensiva.

Ma la mente non consente scappatoie e come un folletto disturbante compare Diego.

Figura enigmatica e complessa che può essere trasposizione rovesciata del nostro protagonista.

Con un ritmo incalzante e carico di pathos si scontrano due modi di esistere, da un lato il non voler vedere il Male, dall’altro la rappresentazione della violenza.

Fabio Bacà scrive un testo sconvolgente, meraviglioso, intelligente.

Fruga negli anfratti delle nostre paure, ci costringe a guardare il mondo con occhi nuovi.

Mostra la frenesia di un presente che non sa più coordinare e frenare la rabbia.

Investiga con delicatezza sui traumi giovanili, sulle tensioni sessuali, sugli sbalzi umorali.

Rappresenta la donna come vestale di una famiglia che sta per naufragare.

Racconta la patologia mentale con competenza e dolcezza.

Coglie l’ambivalenza che ci opprime, la scarnifica da pregiudizi e ce la offre purificata.

Ha una scrittura pacata, suadente, allusiva.

Ci permette di osservare la finta realtà, di estrapolarla da pericolose contaminazioni simboliche.

Costruisce una storia solida dai mille rivoli interpretativi.

Diventa terapeuta in un mondo che ha perso il desiderio di studiarsi, di apprendere i cambiamenti culturali e sociologici.

Offre una lettura alternativa della psicoanalisi ponendo al centro della struttura narrativa uno specchio.

Toccherà a noi rifletterci e sperare di intravedere un barlume di umanità.

Un finale incandescente, l’ultimo, decisivo gesto che dissolve la colpa e invita a scegliere tra coscienza ed etica.

Un capolavoro!!!