“Nulla è nero” Claire Berest Neri Pozza

 

“Mi piacerebbe dipingerti,

Ma mi mancano i colori

Tanti ce ne sono  –  nella mia confusione”

 

“Nulla è nero”, pubblicato da Neri Pozza e tradotto da Roberto Boi, è vertigine da attraversare.

Fiume in piena, passione che non conosce limiti.

Incendio dei sensi, lava di emozioni.

Suono del cuore, sfarfallio di colori.

“Elettricità e purezza.

Amore.

Distanza.

Anche la tenerezza può essere

Di questo colore.”

La voce di Frida Kahlo arriva cristallina, è un vulcano che ribolle.

Mare infinito che si congiunge al cielo.

Claire Berest ricompone l’esistenza di un’icona e non tralascia nulla.

Scrive con l’entusiasmo di chi si fa testimone.

Si sofferma sul carattere impetuoso della sua protagonista e con una poesia che affiora in ogni frase restituisce armonie e contrasti.

Ripercorre l’incontro con Diego Rivera, sfilaccia episodi di un amore straziante.

Ne evidenzia le diversità che si scontrano per poi ritrovarsi.

“Lui è il più grande pittore del Messico, lei una meticcia di Coyoacàn che ha vent’anni di meno e la colonna spezzata.”

Il corpo è piacere e dolore, fuga dal reale e tragico ingombro.

La mente prova a trovare pace ma una sensibilità fuori dal comune registra l’attimo nella sua asperità.

Le città americane e la nostalgia per una terra che sa essere nemica.

I versi di Witman e l’amicizia con Tina Modotti.

I salotti e le feste, i tradimenti e le lacrime.

La pittura come ricerca del sè, di quel volto che sfugge.

“Dipinge per proteggersi.

Per non essere sola.”

Il sangue che intride ogni illusione di maternità.

Gli abiti sgargianti, i capelli intrecciati per rappresentare “le tappe immaginarie di una funzione sacramentale.”

Donna “mendicante di se stessa”, combattente nata, sbriciolata ma non arresa.

Un mito che continua ad indicare la via quando il dolore prova a travolgerci.

Un romanzo che sa parlare di amicizia e di speranza, affresco di un periodo artistico e politico.

“Sei la mia compaňera.

La mia confidente.

Sei i miei occhi.

La mia anima bambina.”

Parole che sono memoria di una eroina.