“Il disagio della sera” Marieke Lucas Rijneveld Nutrimenti

“Dal giorno in cui Matthies non è più tornato, chiamo me, Hanna e Obbe “i Re Magi”, perché un giorno ritroveremo nostro fratello, anche se per riuscirci dovremo fare un lungo viaggio portando dei regali.”

In “Il disagio della sera”, pubblicato da Nutrimenti, la morte è presenza che fin dalle prime pagine si mostra con tutta la sua violenza.

È l’ingiustizia che cala sulla famiglia di Jas, avvolge con la sua ombra l’esistenza travolgendo la normale routine.

Osserviamo la protagonista, una bambina di otto anni, costretta a crescere in fretta, impantanata nel rimorso.

Sola insieme ai due fratelli in una casa che ha il colore smunto del dolore.

I genitori si isolano nelle loro pozze di disperazione, perdono il ruolo di educatori, diventano fragili.

“Alla gente mancano più i vivi che i morti.”

Il posto vuoto a tavola è assenza che si sublima in un rito.

Continua il lavoro nei campi e nella fattoria ma tutto é rallentato, indistinto.

La madre si assottiglia, “ha gli occhi più infossati, come la mia vecchia palla bucata che sprofonda sempre di più nel letamaio dietro alla stalla.”

L’affetto si sbriciola, il freddo invade il cuore, non basta quel cappotto impregnato di vita fuggita a scaldare.

L’esordio narrativo di Marieke Lucas Rijneveld rivela una scrittura che sa essere crudele e realistica.

Un viaggio verso le acque profonde di una riva che potrebbe essere salvifica.

La perdita dell’innocenza che ha le sfumature di un sacrificio.

Saltare il fosso e ritrovarsi con un corpo che si libera dalla morsa della paura.

Il trauma assume le sembranze bizzarre di un sogno ad occhi aperti e la scoperta degli istinti è conferma di una materialità incandescente.

L’autrice descrive una comunità contadina bigotta, rattrappita su un’idea di Dio che non sa dare conforto.

Un libro che va letto con lentezza, fermandosi a riflettere, a far fluire le tante emozioni che scatena.

“Ci siamo smarriti e non c’è nessuno a cui chiedere la strada.

Persino l’Orsa Maggiore, che nel mio libro illustrato preferito porta giù la luna all’Orsa Minore, che ha paura del buio, è in letargo.”

Andarsene, fuggire o forse semplicemente trovare il sentiero che porta verso l’Ignoto.

“Ogni perdita ha in sé tutti i precedenti tentativi di tenere con te qualcosa che non volevi perdere, e che però devi lasciare andare.

Da un sacchetto pieno di splendide biglie a un fratello.

Nella perdita troviamo noi stessi e siamo ciò che siamo: esseri vulnerabili come pulcini di storno ancora implumi, che ogni tanto cadono giù dal nido e sperano di essere recuperati. Piango per le mucche, piango per i Re Magi, piango per compassione, e poi piango per la ridicola me avvolta in un giaccone di paura, quindi mi asciugo in fretta gli occhi dalle lacrime.”

 

 

“Il libro di Katerina” Auguste Korteau Nutrimenti

 

“Siamo tutti in fondo a un inferno dove ogni attimo è un miracolo”

Le parole di Cioran sono preludio perfetto a “Il libro di Katerina”, pubblicato da Nutrimenti.

La tragedia si mescola alla commedia in un continuo rimando al passato.

Una verve narrativa travolgente narra un secolo di storia con leggerezza e autoironia.

Una famiglia con le sue zoppie e le sue indecifrabili follie.

“Nel 1931 mio padre Minas conoscerà mia madre Irini, più piccola di dieci anni, se ne innamorerà follemente e la sposerà.”

Sintesi perfetta di una relazione che mostrerà tutte le sue fragilità.

“Padre invisibile: se l’è ingoiato il negozio.

Madre: ugualmente assente.

Quando non è in giro per i negozi a scialacquare la sua paghetta inesauribile in oggetti di antiquariato, parrucche e tailleur color pastello, è in viaggio con suo marito.”

Quattro fratelli descritti con brio senza trascurare le innumerevoli paranoie, le invidie, le cattiverie e i legami indissolubili.

La penna di Auguste Korteau, scrittore greco molto affermato, è graffiante, ironica, coinvolgente.

Attraverso la voce della protagonista, che da il titolo al romanzo, conosciamo i segreti e le bizzarrie, le instabilità emotive, “l’architettura del caos.”

Assaporiamo il disagio mentale sempre narrato come incidente legato a motivazioni psicologiche.

La scrittura è un atto salvifico ed il diario una forma di resistenza.

“Non scrivo però impressioni sparse e sensazioni e nemmeno momenti importanti.

No.

Io registro accuratamente, minuto per minuto, la vita di Patros.”

Figlio che avrà un ruolo fondamentale, sarà inizio e fine, attore e spettatore.

L’autore ha la capacità di tratteggiare l’enigmatica consistenza della psiche.

“Ho paura di perdere me stessa, la mia mente.”

Spietato, tenero, avvolgente non nasconde e vanifica la sofferenza.

“Amore significa sollevare croci”.

In un finale dove si svela la vera essenza della maternità si placa il senso di colpa e si trova la strada che porterà pace.

 

 

Agenda Letteraria del 19 marzo 2020

 

“Mercoledì pomeriggio, mentre scagliava lo sguardo dalla cima di una roccia verso l’indecifrabile orizzonte e percorreva l’Atlantico burrascoso lungo una rotta di nord ovest, quasi in cerca di un’Islanda introvabile, più lontana della Luna, Irene gli era apparsa ad un tratto, ritagliata dentro una di quelle gocce calde di gioia che gli traboccavano dalla palpebra di sotto, simile a una figura danzante dipinta sul globo di vetro di una lampada.

Era lei, inconfondibile, ma insolitamente lieta, invitante, perfino, nelle sue membra agili e risanate.”

 

Ezio Sinigaglia  “Eclissi”  Nutrimenti Edizioni