“La casa del Sollievo Mentale” Francesco Permunian Nutrimenti

 

 

“La casa del Sollievo Mentale”, pubblicato da Nutrimenti, fa intravedere un universo dove si stabiliscono nuove regole comportamenti.

Abbattuti gli steccati della normalità i personaggi ci permettono di esplorare il non senso che proviamo ma non riusciamo ad esprimere.

Ogni figura si muove senza timore mostrando spigoli caratteriali, confuse circonvoluzioni mentali, divertenti fantasticherie.

Tutti fuggono da qualcosa che li ha feriti e trovano riparo nella creatività ideativa che può sembrare delirante.

È invece lo scontro tra paura e coraggio in un cerchio che potrebbe opprimere se non si ricorresse ad una realtà alternativa.

Il pensiero viene destrutturato, cadono i paradigmi certi e appare la fragilità che non ha vergogna di mostrarsi.

Francesco Permunian scrive un testo che nella teatralità della scenografia sviluppa una percezione soggettiva fortissima.

Riesce a far indossare alla vecchiaia i panni di una rinata energia, estrema forse ma priva di pietismi.

Recupera la memoria, smaterializza eventi drammatici e attraverso l’utilizzo della visione li mostra nella crudezza delle immagini.

Trasforma la malattia in una rivisitazione psicologica di cause ed effetti.

Rilegge Cioran e in questa scelta non casuale c’è l’urgenza di attualizzarne il messaggio.

Provare a smitizzare e a vivere percependo dannazione e colpa, rimorsi e allucinazioni, liberandoci da inutili catalogazioni.

Tra illusioni e suoni striduli la trama diventa trasparente e si offre nella nudità grottesca che è parte del quotidiano.

“Il disagio della sera” Marieke Lucas Rijneveld “Nutrimenti”

“L’inquietudine dona ali all’immaginazione”

Maurice Gilliams

Un esergo che anticipa l’atmosfera di “Il disagio della sera”, pubblicato da “Nutrimenti”.

Romanzo potente, senza sbavature, che procede a passi lenti per concedere al lettore tempi di riflessione.

Sulla prima scena si ferma e si costruisce un’impalcatura solida, fatta di episodi narrati con semplicità dalla giovane protagonista.

La morte per annegamento del fratello Matthie travolge in un gorgo la famiglia, tracima ogni certezza, svuota di significato quel nucleo affettivo, mostrandone crepe e cedimenti.

“Non avevo ancora pianto, ci avevo provato, ma non ci ero riuscita.”

Frasi misurate, alleggerite dalle descizioni minuziose di una comunità rurale, avvezza al sacrificio, poco abituata a socializzare.

Stritolata da una fede che si accetta con obbedienza, senza dare spazio a dubbi e interrogativi, esasperata dal bullismo di bambini che nel debole trovano la propria forza, la voce narrante riesce a trovare strategie di sopravvivenza.

È la fantasia ad aprire le sue ali, ad allargare orizzonti, a mostrare il mistero della crescita.

La curiosità di un corpo che sboccia come un piccolo fiore di campo è pretesto per introdurci nel mondo privo di malizia dell’infanzia.

“La mamma sta diventando più magra e i suoi vestiti più larghi, ho paura che morirà presto e che papà se ne andrà con lei. Li seguo per tutto il giorno, così non possono sparire come se niente fosse.”

Marieke Lucas Rijneveld ha la rara capacità di entrare nel personaggio, spogliandosi da sovrastrutture mentali.

Restituisce timori, ansie, problematiche comportamentali.

Coglie l’ironia lieve che solo i bambini sanno alimentare, riscopre il gioco che è misura del sè, valorizza il pensiero, il sogno, la complicità.

“Oltre al cibo e ai vestiti, abbiamo bisogno di attenzione. Sembrano scordarsene sempre di più.”

“Cresciamo con la Parola, ma nella fattoria le parole mancano sempre più spesso.”

Un esordio narrativo che tocca le corde dell’emozione, che si esprime con linguaggio articolato, reggendo brillantemente il ritmo dei dialoghi.

Una storia da leggere per imparare a leggere negli occhi dei nostri giovani il momento estemo in cui perdono l’innocenza.