“Brevemente risplendiamo sulla terra” Ocean Vuong La Nave di Teseo

 

 

“Non ti sto raccontando una storia ma piuttosto un naufragio, i pezzi galleggiano, finalmente leggibili.”

Raccontare la verità significa esplorare senza curarsi delle lacerazioni che si apriranno vermiglie sulla carne.

Esporsi nella nudità assoluta, senza riverberi luminosi, alla prova della scrittura.

Esercizio di una coscienza che non può più fermarsi e deve far esplodere la narrazione.

Le parole di Ocean Vuong svuotano e riempiono, assolvono e condannano.

Sono poetiche perché sono la poesia può redimere ed accogliere il dolore.

Si sistemano sulla carta in maniera febbrile, sfuggono alla logica della temporalità.

“Penso di voler dire che a volte non so chi sono o chi siamo.

Ci sono giorni in cui mi sento un essere umano, mentre altre volte mi sento più come un suono.”

“Brevemente risplendiamo sulla terra”, pubblicato da La Nave di Teseo, è una lettera alla madre, donna che porta sulla pelle la sua origine vietnamita.

Figura che in America non riesce a trovare la cifra del suo passato e nell’asprezza dei toni, nella burbera irruenza nasconde segreti difficili da pronunciare.

Accanto a lei nonna Lan, “scappata dal suo matrimonio infelice”, orgogliosa testimone di una ribellione solo sua.

Unico possesso prezioso che le permette di evocare la sua Terra trasformando la narrazione in un canto armonioso.

Nella vita del giovane protagonista Trevor è una meteora, occidente che sa accettare ed ascoltare.

Amore che nasce senza pudori, cresce nella complicità di un gioco di conoscenza.

Tutto cambia, l’innocenza è uno specchio che finalmente non riflette solo piccoli dettagli dell’identità.

La forma letteraria ha un’impennata, le frasi diventano brevi ma così perfette da creare un’atmosfera rarefatta.

Il lettore sa che  qualcosa distruggerà l’incantesimo e sente il bisogno di continuare ad ascoltare.

La voce è sgranata dalle lacrime, addolcita dalle pause e dalle immagini che si susseguono.

“Volevi essere vero, volevi essere ingoiato da ciò che ti annega solo in superficie, che ti riempie l’orlo della bocca.”

La traduzione di Claudia Durastanti aggiunge al romanzo la perfezione sintattica, la cura nella scelta del fonema.

“Lo stato in cui vivono le persone è un campo di battaglia”.

Un libro da vivere come una supplica alla donna, origine di tutto.

Ci inviterà a perdere la cognizione di est e ovest, a vedere la strada che si apre come una promessa.