“Dio non è timido” Olga Grjasnowa Keller Editore

“La città è a un punto di svolta da cui tutti sanno che indietro non si torna.

Hammoudi si è infiammato.

Scandisce slogan che non sono stati imposti dal regime ed è la prima volta negli ultimi mesi che è padrone del suo destino.

Sente che sta riprendendo il controllo della sua vita e vorrebbe non perderlo mai più.

Forse è questa la libertà, dice tra sé e sè.”

Un giovane medico tornato nel suo paese per rinnovare il passaporto non si aspetta di restare intrappolato in una terra che non gli appartiene più.

In Francia ha conosciuto l’amore, il piacere dello studio, i colori accesi dell’Occidente.

Figura simbolica di un totale sradicamento che Olga Grjasnowa sa circoscrivere.

Amal è una ribelle, fin da piccola non ha accettato l’autorità paterna.

Mostra agli altri una corazza di forza e nasconde le fragilità e le paure.

“Dio non è timido”, pubblicato da Keller Editore, è il racconto della primavera araba, tentativo di riscatto che si scontra con una città in assetto di guerra.

“Nelle ultime settimane Damasco è drammaticamente cambiata: la città è piena di agenti dei servizi segreti, si aggirano per le strade in piccoli gruppi, controllano le piazze e gli incroci più frequentati.”

Mentre la tensione è palpabile sui volti degli abitanti i nostri protagonisti diventano eroi di una resistenza costruita azione dopo azione.

Assistiamo alle aggressioni dei miliziani, alla furia delle guardie scatenate, al crollo delle case.

La scrittura è drammatica ma non si perde in sentimentalismi.

Registra i fatti che in Europa hanno avuto echi lontani.

“L’asfalto bagnato luccica e sui rami e le foglie degli alberi le gocce d’acqua brillano alla luce del sole.

I cespugli di gelsomino emanano un profumo seducente.”

La poesia della natura è contrasto che va letto come un controcanto.

Un invito a sentire e vivere la bellezza del creato e a credere che ancora potranno crescere fiori di giustizia.

Una testimonianza potente che andrebbe letta nelle scuole.

Un esempio di coraggio e determinazione.

Atto estremo che non è fuga ma speranza.

La condivisione della condizione di esiliati e il sacrificio di chi non ha voluto arrendersi.