“Operatori e Cose” Barbara O’Brien Adelphi Edizioni

 

“Quando la mente è scissa per la schizofrenia, l’individuo si divide in due persone, in due – o più – personalità distinte; la mente subconscia, ribellandosi alle repressioni che le vengono imposte, scatena la guerra civile e disconosce l’autorità di quella conscia; nello scisma che ne deriva, la nuova personalità che periodicamente emerge è composta da quelle parti della personalità che l’individuo ha consapevolmente, deliberatamente, persistentemente represso.

In alcuni casi, poco frequenti, sembra accadere esattamente questo.

L’inconscio si ribella, assume il controllo, crea la persona che desidera essere, rinchiude il controllore conscio in uno spazio angusto, da dove gli è impossibile perfino vedere quello che succede, e infine gli ruba del tutto la scena.”

Che approccio bisogna avere leggendo “Operatori e cose Confessione di una schizofrenica”, pubblicato da Adelphi Editore e tradotto da Maria Baiocchi e Anna Tagliavini?

Bisogna precisare che il libro fu scritto e dato alle stampe negli anni 50, fu un terremoto perché rivoluzionò le visioni della malattia mentale.

Oggi il testo assume una valenza simbolica.

Sembra sia stato scritto nel nostro presente proprio perché segna quella scissione tra conscio e inconscio che in un tempo nebuloso come il nostro è molto vissuto.

Nonostante gli ottimi riferimenti scientifici credo che sarebbe un errore confinare questa opera nella saggistica di genere.

Bisogna stare attenti a non lasciarsi fuorviare dalla prima impressione e da una scrittura incisiva, sintetica e ad una prima valutazione oggettiva.

Non possiamo dimenticare che il libro racconta il tormento di una donna, il suo rapporto con i terapeuti, la sofferenza nel vedersi incastrata all’interno di una casella.

Classificata ed esclusa dal percorso di riadattamento.

Di Barbara O’Brien non conosciamo nulla, il suo potrebbe essere uno pseudonimo.

Ma non è un dettaglio importante, quello che conta è ciò che verbalizza.

Sei mesi in cui non ha controllato più la mente, definita come “dissociata”.

A questa condizione la nostra scrittrice si ribella e qui sta la forza prorompente che ne deriva.

Non è più protagonista la patologia.

Si attua un ribaltamento di ruoli e nel percorso intrapreso c’è tutto lo sforzo di comprendere e di comprendersi.

Quali le cause?

Quanto ha pesato il passato?

Non è casuale l’evocazione di una figura che farà da collante tra il prima e il dopo.

Un’altra considerazione viene spontanea: sarebbe riduttivo e pericoloso cogliere solo il momento della guarigione.

Significherebbe creare false aspettative con il rischio di allontanare dalle terapie consolidate.

È una testimonianza forte, significativa che può aiutare a ritrovare equilibrio.

Insegna a non arrendersi, a combattere contro i fantasmi che possono turbarci.

Poco presente l’introspezione e questa necessità narrativa è molto convincente.

Oggi la scienza viene quotidianamente messa in discussione, positivi libri come questo se riescono ad aprire nuovi scenari  di dibattito costruttivo.