“Romanzo di un naufragio” Pablo Trincia Einaudi Stile Libero

 

“Se c’è una storia in cui sembra che il destino si sia divertito a giocare con le vite, chiudere cerchi e disegnare simmetrie e convergenze, è proprio questa.

Quella della nave Costa Concordia, naufragata nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 sulle coste dell’isola del Giglio.”

Difficile dimenticare una tragedia che ci ha scosso e disorientato.

Guardando quel relitto inclinato abbiamo avuto la sensazione di rivivere sogni infranti.

Infinita è la gratitudine nei confronti di Pablo Trincia, autore di “Romanzo di un naufragio”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero.

Un racconto impeccabile nello stile essenziale, nella corretta e approfondita ricostruzione degli eventi.

La panoramica sulla storia delle navi da crociera, l’animazione e lo svago offerti come esperienze indimenticabili, la premura nei confronti degli ospiti vengono narrati con taglio asciutto e giornalistico.

Suddiviso in capitoli il testo ci permette di conoscere le esistenze di coloro che furono involontari protagonisti di una notte terribile.

Li conosciamo e insieme a loro sentiamo la gioia per un viaggio vissuto come dono.

Una opportunità, occasione di entrare nella dimensione rilassata di un tempo dilatato ascoltando il frangersi delle onde, assaporando ogni attimo, cercando nella notte piccole chimeriche speranze.

Nonno Ugo e tutta la famiglia riunita per festeggiare le Nozze d’oro, le due amiche Maria Grazia e Luisa insieme alla giovane Stefania, la coppia di anziani che balla il liscio prima dell’ora di cena.

Immagini vivide, restituite al lettore con la passione di chi attraverso la scrittura sa circoscrivere quel dettaglio all’apparenza insignificante ma determinante per ricostruire un’esistenza.

Il libro diventa una mappa dai mille colori dove ognuno con il suo prima non è più un nome anonimo su un giornale.

È in quel prima che si racchiude la forza di un romanzo intenso, senza pause, senza cedimenti.

“Una nave dotata di una strumentazione d’avanguardia, frutto di decenni, di secoli di conoscenze e di progressi, in pochi secondi contro una secca era diventata un enorme, ingovernabile zatterone metallico privo di remi.”

La struttura narrativa riesce a compiere una rotazione prospettica e inquadra il comandante Schettino.

C’è una sospensione temporale nei momenti successivi all’impatto e come in un film in bianco e nero ogni rumore è amplificato, ogni certezza inizia a traballare.

“Il comandante della Concordia aveva abbandonato la nave mentre centinaia di persone erano ancora a bordo, lasciandole a sé stesse in attesa di soccorsi.”

Una frase lapidaria che mostra una scheggia impazzita e mentre si ripercorrono le fasi del processo avvenuto nel Tribunale di Grosseto i fatti diventano sempre più chiari.

Lo scrittore ci ha regalato la testimonianza di un pezzo di storia che non dovremo dimenticare.

Da leggere con attenzione e in raccoglimento cercando di cogliere la poesia che ogni vittima ha voluto lasciarci.