“Padri” Giorgia Tribuiani Fazi Editore

 

Bussano alla porta.

Oscar Valli apre e chi trova a guardarlo confuso?

Il padre, Diego, morto quarant’anni prima.

Sembra una storia di fantascienza, un’invenzione scenografica.

Da questa idea geniale nasce “Padri”, pubblicato da Fazi Editore.

Accettare l’irreale, affrontare il rischio che si tratti di una visione e andare a fondo nel mistero.

Quell’uomo che è scomparso troppo presto gli offre una seconda possibilità.

Non è semplice imparare a conoscersi, riflettersi nel presente di una figura a lungo mitizzata.

Di inciampo è la moglie Clara che non può accettare “il barbone”.

È troppo per lei affrontare qualcosa che sfugge alla comprensione.

È una donna pratica, poco avvezza ai sogni e forse quella presenza inaspettata diventa pericolosa perché spezza la monotona quiete della vita coniugale.

È il punto interrogativo, il dubbio che non l’ha mai sfiorata.

Bisogna negare e fuggire distruggendo il precario equilibrio di una unione di forma.

A credere nel mistero e ad accettare il nonno è Gaia, nel tentativo di trovare una gestualità affettiva che le è stata negata.

“Padri”, pubblicato da Fazi Editore, mi ha spiazzata.

La trama compone ghirigori fantasiosi, sale verso consistenze indefinite, mostra riflazioni di ipotetiche suggestioni.

La somiglianza tra padre e figlio crea spaesamento e fa supporre che un’unica persona sia riuscita a sdoppiarsi.

Ma anche questa è un’illusione che intriga il lettore.

Giorgia Tribuiani sfata il mito della famiglia perfetta, scopre i punti nevralgici, individua le assenze, le negligenze, le mancanze di attenzione.

Struggente il desiderio di un abbraccio di Gaia, il bisogno di essere ascoltata.

“Comprendere è racchiudere, includere”

Volutamente il romanzo non prevede un finale scontato.

Vuole proporre un modello dove non ci sono spazi intermedi, assoluzioni o pietismi.

“La faccia di Oscar si increspò, gli occhi si strinsero, e di fronte alla lotta dei muscoli per trattenere il pianto, per la prima volta in vita sua, Gaia smise di vedere il padre e vide l’uomo.”

Sforzo complesso e necessario per accettare nel bene e nel male coloro che amiamo.

E se ognuno prende la sua strada è segno che qualcosa è cambiato.

I ruoli si sono invertiti e i figli diventano madri e padri.

Una prova letteraria matura, complessa e ben articolata.

Scrittura che sa modulare le diverse voci dando ad ognuna vitalità e personalità.

Una ulteriore chiave di lettura si trova nell’esergo tratto da “Lettera al padre” di Franz Kafka:

“Poi c’era un secondo mondo

Lontanissimo dal mio

Nel quale vivevi tu.”