“Perchè ci siamo salvati” Claudio Bondì Stefano Piperno Marsilio Editore

Ricerca del tempo perduto.

Ricostruzione della storia di “due famiglie, ebrei nelle temperie delle leggi razziali e dell’occupazione nazista.”

Desiderio di comprendere evocando il quotidiano dei nonni e padri.

“Perchè ci siamo salvati”, pubblicato da Marsilio, ha i toni miti di una storiografia che analizza gli eventi.

Nel susseguirsi delle lettere di Claudio Bondì e Stefano Piperno emerge la narrazione di un’epoca feroce attraverso i ricordi, le testimonianze, i piccoli aneddoti.

Ricorre una domanda: come ci saremmo comportati.

Ed è quella che si pone anche il lettore mentre assiste allo sviluppo di vite normali, inserite nel contesto sociale.

“Il punto è che per calarci in quel tempo occorrerebbe da parte nostra un grande sforzo di immaginazione. Io non ci riesco.”

I due autori hanno il coraggio di superare l’orrore, di ripescare tra le macerie di una follia senza limiti la dignità dei sopravvissuti.

“Se gli ebrei odierni esistono ancora, eredi dell’antico popolo, unico sopravvissuto tra le civiltà antiche inghiottite dalla Storia, lo debbono alla loro capacità di integrarsi pur rimanendo se stessi, fin dai tempi dell’Alessandria ellenistica e della Roma imperiale, e anche dopo, malgrado le persecuzioni.”

Una resistenza silenziosa che non ha cancellato un popolo.

Lo ha protetto nonostante lo sterminio.

Il libro ha il pregio di non indugiare in territori retorici ma di valorizzare le individualità.

Le speranze che la guerra sia finita e quel 9 settembre quando “si arrivò invece all’occupazione di Roma da parte dei tedeschi, nove mesi tremendi fuggendo da un luogo all’altro, con documenti falsi, nel terrore di essere scovati e deportati.”

Si ha la percezione che la Storia sia un contenitore di menzogne, che i sogni e le speranze vengano dispersi come inutili orpelli.

“Oltre agli insegnanti di ogni ordine e grado, furono inibite con decreti successivi le professioni di notaio, giornalista, avvocato, architetto, medico, farmacista, veterinario, ingegnere, ostetrica, procuratore, patrocinatore legale, ragioniere, ottico, chimico, saltimbanco girovago, agronomo, geometra, perito agrario, perito industriale, conducente di taxi e pilota.

Più in generale non era ammesso nessun impiego presso la Pubblica amministrazione, né in società private in rapporto con enti pubblici, banche e assicurazioni.”

Ogni frase è frutto di un dolore che è stato trasmesso da generazione a generazione, incancellabile affronto e ingerenza sulle libertà individuali.

“In questi mesi mi è capitato di riascoltare nella mente le loro voci, che credevo spente per sempre: il tono grave di nonno Pio, la voce squillante di zia Gianna, mamma che parlava sempre a voce troppo alta, i motti canzonatori di nonno Pacifico, la parlantina a razzo dei Bondì, il tono nasale e la loro risata così particolare, che ritrovo in tuo fratello Daniele. Eravamo partiti dall’idea di lasciare traccia degli anni terribili vissuti dalle due generazioni che ci hanno preceduto e trasmettere questa testimonianza ai nostri figli e nipoti, ma l’essere gli eredi di una generazione che ha vissuto in mezzo alla più grande tragedia del Novecento ci imponeva di fare di più: aprire uno squarcio sul vissuto di quelle persone, compiendo uno sforzo di verità. Ne risulta un quadro in certo qual modo originale e un po’ fuori dagli schemi della divulgazione generalmente accreditata.”

Un testo indispensabile per mettere insieme tasselli sociologici e storici, per non dimenticare, per regalare a chi non c’è più la tenerezza di una carezza.