Riflessione di Filippo Levi @Phil_di_Fer

Riflessione di Filippo Levi @Phil_di_Fer

 

Panopticon 2.0

Omologazione, paura, senso di smarrimento, assuefazione a un sistema disumanizzato. Sta succedendo proprio tutto ciò. E non soltanto in questi ultimi mesi di pandemia.

Anni e anni scorrono sempre più veloci, in un climax del terrore: attentati, dietrologie geopolitiche in mano a pochi potenti, guerre a nemici sempre meno evidenti ma consacrati a profitti da ingenti speculazioni internazionali dai macabri effetti collaterali che graveranno su tutti noi, costretti a vivere schiacciati da élites sempre più ristretti.
Noi, sempre più ridotti a pedine mosse da spietate, disumane logiche consumistiche che hanno anestetizzato ogni nostro slancio emotivo.

Culto del superfluo osannato sul sagrato di un modus vivendi sempre meno a nostra portata, in nome di congetture economiche erroneamente tradotte in diritti universali. E paura di perdere questa illusione del superfluo, che ci ha soltanto illuso come l’effetto del più subdolo narcotico.
Dov’è finita la nostra percezione umanista dalle cui radici sono nati ideali e arti?

È stata narcotizzata in un Panopticon senza muri, né odori: il castello di ideale prigionia tanto idealizzato da Jeremy Benthan è diventato il rifugio delle masse.

Rifugio, perché nel frattempo siamo stati abituati a sopravvivere dissetandoci con la paura sostituita alla vera linfa vitale: i sentimenti.
Rifugio, perché nel frattempo abbiamo invocato a gran voce la costruzione di muri anche invisibili per isolarci sempre più; perdendo la consapevolezza di essere finiti stretti nella morsa del conformismo: l’atteggiamento di chi non vuole mettere in discussione né reagire tornando ad ascoltare ciò che avevamo dentro. Il più triste e tirannico rifiuto di comprendere.
Apatia e paura. Isolamento e superficialità. E la crudele emarginazione di chi non vuole continuare a vivere in questa prigione senza muri né sbarre alle finestre; ma non per questo meno opprimente.