Incipit tratto da “Un requiem tedesco” Philip Kerr Fazi Editore

 

 

 

“Era una giornata fredda e bellissima, di quelle che puoi apprezzare meglio se hai un fuoco da attizzare e un cane da accarezzare. Io non avevo né l’uno né l’altro, e del resto allora di combustibile in giro non ce n’era e i cani non mi sono mai piaciuti granché.

Ma grazie alla coperta imbottita che mi ero avvolto attorno alle gambe ero al caldo, e mi stavo giusto congratulando con me stesso per il fatto di riuscire a lavorare da casa – il salotto fungeva anche da ufficio – quando bussarono a ciò che rimaneva della porta d’ingresso.

Imprecai e mi alzai dal divano.

«Ci vorrà solo un minuto», urlai attraverso la porta, «non se ne vada». Girai la chiave nella serratura, tirando la grossa maniglia di ottone.

«È meglio che spinga dalla sua parte», gridai ancora.

Avvertii uno scalpiccio sul pianerottolo e poi una pressione sull’altro lato della porta. Finalmente, con un cigolio, si aprì.

Era un uomo alto di circa sessant’anni.

Con i suoi zigomi pronunciati, il naso corto e sottile, i favoriti fuori moda e l’espressione corrucciata, mi fece venire in mente un vecchio babbuino incattivito.

«Credo di essermi stirato qualcosa…», borbottò, massaggiandosi una spalla.

«Mi dispiace», dissi, facendomi da parte per lasciarlo entrare.

«L’edificio è malridotto. La porta avrebbe bisogno di essere riassestata, ma ovviamente non si trovano gli attrezzi». Lo guidai in salotto.

«Ma nel complesso non va così male. Abbiamo vetri nuovi e sembra che il tetto resista alla pioggia. Si sieda».

Gli indicai l’unica poltrona e ripresi il mio posto sul divano.

L’uomo posò la borsa, si tolse la bombetta e si sedette sospirando esausto.