“L’oblio” Philippe Forest Fandango Libri

 

“Un mattino mi è mancata una parola.

È cominciato tutto così.

Una parola.

Ma non so quale.”

 

Nell’incipit di “L’oblio”, pubblicato da Fandango Libri, si concentra una trama labirintica dove le coordinate spazio temporali spariscono.

Lasciano il posto ad un testo visionario, immaginifico e molto poetico.

La scelta delle pause, la punteggiatura, la correlazione tra soggetto e aggettivo mostrano una sperimentazione linguistica non solo formale.

Si entra nella dimensione filosofica della memoria, protagonista e antagonista.

Pietra d’inciampo dell’esistenza, perde lo spessore mentale e diventa nube offuscata.

Ma l’assenza diventa “nuovo inizio.”

Si riparte sapendo che manca qualcosa.

“L’occhio non distingue più, tra i fenomeni, la frontiera che separa gli elementi e permette di riconoscerli.

Ogni tanto il vento cessa.

Il movimento che anima le cose si sospende”.

Mare e terra si confondono nel nulla, consistenza oleosa e distante, mentre appaiono miraggi.

Mettere, togliere, camminare e fermarsi.

È l’uomo nudo, spogliato da ogni indicazione per proseguire.

È la vertigine della solitudine.

L’isola dove i vocabolari non sono tutti uguali.

“Si descrivono solo delle frasi, mentre si crede di descrivere la realtà che esse dicono.

Per questo la realtà assomiglia a tutto, o a niente, non ha altra sostanza se non le parole che si usano per esprimerla”

L’infanzia con “il grande abecedario illustrato”, è luogo di conoscenza e di piacere nella scoperta di suoni che diventano oggetti.

Poi l’abitudine, la noia, l’atrofia dialettica.

“Avevo la sensazione di aver dimenticato di colpo tutte le regole dei giochi che si giocano in società.”

La disarmonia, il distacco da un mondo che non riesce più a fermarsi.

Impazzito e caotico disordine, dove il fonema è superfluo.

Philippe Forest è maestro nel comporre l’insieme di figure allegoriche di “diversi scenari, lasciando intravedere in trasparenza” le nostre paure.

Visita “Il palazzo della memoria”, rilegge i fallimenti del suo protagonista e cerca una strategia per superare la vertigine del non senso.

“Ricomincia lo spettacolo del mondo nelle storie in cui gli uomini e le donne sono solo comparse su una scena astratta di cui quasi non fanno parte.”