“Piovevano uccelli” Jocelyne Saucier Iperborea

 

“La libertà, la dolcezza, la libertà di scegliere la propria vita.

E la propria morte.”

Charlie, Tom e Boychuck non accettano di essere considerati relitti umani e decidono di rifugiarsi nei boschi senza lasciare traccia della loro esistenza.

Anziani coraggiosi e dignitosi, pronti ad accogliere la morte quando arriverà.

“Piovevano uccelli”, pubblicato da Iperborea e tradotto dal francese da Luciana Cisbani, è una storia meravigliosa ed emozionante.

Un inno all’autodeterminazione, al diritto di scegliere.

La rivalutazione della vecchiaia come tempo di rinascita spirituale.

“Si erano lasciati alle spalle una vita su cui avevano chiuso la porta.

Nessuna voglia di tornarci, nessun altro desiderio se non quello di alzarsi al mattino con la sensazione di avere una giornata tutta per sè, e nessuno che ci trovasse niente da ridire.

I tre hanno formato una comunità che aveva una superficie e distanze tali da permettere ad ognuno di loro di credersi solo sul pianeta.”

La poetica del paesaggio, la capacità di adattamento, l’accontentarsi dell’essenziale: una grande lezione di vita.

Tre caratteri diversi che costruiscono una solida amicizia attraverso mimiche corporee.

Vivono in baracche in compagnia dei loro cani, discutono dei massimi sistemi, cercano soltanto pace.

A turbare questa atmosfera rarefatta arriva una fotografa che sta facendo delle ricerche sui sopravvissuti ai Grandi Incendi.

Una figura che entrerà nel cuore dei lettori.

“Le storie mi piacciono, mi piace sentire raccontare gli inizi di una vita, tutte le vicissitudini, tutti gli scossoni dentro alle voragini del tempo che fanno sì che una persona si ritrovi sessanta, ottant’anni dopo con quello sguardo, quelle mani, quel modo di dirti che la vita è stata bella o brutta.”

La trama si articola su più piani e fuori campo una voce narrante fa da controcanto e aggiunge dettagli.

Non mancano i personaggi secondari, tutti con un vissuto carico di mistero.

Steve, “il disincantato”, Bruno che “va e viene, sempre in movimento” e Marie- Desneige, per sessantasei anni rinchiusa in un un ospedale psichiatrico.

Non si riesce a staccare gli occhi dal libro grazie ad un intreccio di esistenze parallele.

Interessante il riferimento al fuoco descritto come un demone potente.

“Il fuoco ha dei ghiribizzi inesplicabili.

Va su fino alle vette più alte, strappa il blu del cielo, si diffonde rosso e gonfio sibilando, Dio onnipotente.”

Una metafora o la necessità di introdurre nel testo un elemento ambientalista?

Jocelyne Saucier ha una scrittura implacabile, vivace, che non tiene conto delle regole narrative classiche.

Tanti i salti temporali ben strutturati, le allitterazioni, i cambiamenti stilistici.

Nel finale una sorpresa che farà battere il cuore ed insegnerà che l’amore è una scintilla senza età.