Agenda Letteraria 3 agosto 2020

 

 

“Attraverso di me molte voci a lungo silenziose,

voci delle interminabili generazioni di prigionieri e di schiavi,

voci degli ammalati e disperati e di ladri e nani,

voci dei cicli di preparazione e di accrescimento,

e dei fili che congiungono le stelle,

e dei grembi e della sostanza paterna,

e dei diritti di coloro che gli altri calpestano.”

 

“Contengo moltitudini”  Walt Whitman  Ponte alle Grazie

“L’amore le donne e la vita” Mario Benedetti Nottetempo Edizioni

“Una speranza un orto una prateria

una briciola tra due affamati

l’amore è un campo minato

un giubileo di sangue”

Versi che esprimono il sentimento conflittuale di Mario Benedetti, autore che ha sempre trasferito nelle sue opere l’esperienza teatrale. Uno scenario che si apre su diverse e contraddittorie intuizioni, mai statiche  o eccessive.

La parola diventa la misura di quell’immediatezza linguistica che trova la sua espressione nell’accostamento di vocaboli.

Nella raccolta poetica “L’amore, le donne e la vita”, pubblicato da Nottetempo, sono incisi tutti i temi cari allo scrittore.

Si percepisce l’amarezza di una relazione finita, l’incapacità di raggiungere l’apice sentimentale.

È una lotta tra ansia, speranza e paura mentre l’oggetto del desiderio si allontana come un sogno senza risveglio.

“Oggi mi sento come una laguna insonne con un imbarcadero senza imbarcazioni.”

La solitudine dell’uomo contemporaneo si staglia in un cielo plumbeo, non è figura retorica.

È il silenzio di chi non trova risposte, l’urgenza di aggrapparsi ad un orizzonte non più agognato, il bisogno di “non essere scogliera” disabitata.

L’esperienza dell’esilio è macchia incancellabile, profonda ferita mentre “fuggono impauriti gli alberi i muri i corpi di alluminio”.

Tutto si dissolve lasciando un’infinita malinconia.

Agenda Letteraria 1 agosto 2020

 

 

 

 

“Marta –

 

In tutta sincerità pensavo che fossi reale, ho creduto in te

ma tu ti emozionavi solo al suono delle notifiche

e al flusso di parole di un mondo immaginario,

quando ci siamo visti dal vivo non sapevamo che dirci.”

“Se mi guardi esisto”  Fabrizio Caramagna Libri Mondadori

“Cara catastrofe” Felicia Buonomo Miraggi Edizioni

“Dipingi la geografia del mio sentire.

Io credo solo agli incantesimi.”

Carnale, essenziale, infuocato.

“Cara catastrofe”, pubblicato da Miraggi Edizioni, è una raccolta poetica che trasforma la gestualità in metafora.

È la luce attenuata di un sorriso forzato, il suono dell’abissale distanza, il gusto forte della ricerca.

Ricerca di casa, luoghi, parole,  affannata e tumultuosa burrasca di sentimenti, tumulto dell’anima.

“Sarà lungo e prepotente

L’abbraccio che ti darò,

Quando ci rivedremo

Nella mia stanza

Di spine e petali rossi di te.”

Sangue che sgorga da spazi dove non è possibile replicare, dove le frasi sono ghiaccio che invade i labirinti del pensiero.

“Ho un peso sul cuore

Che scivola lento

Sulle tue lacrime celesti.

Mi offri in dono una favola

Ha la forma dei miei lividi.”

Un addio difficile da pronunciare, resa e abbandono mentre nel forgiarsi dei fonemi si accumula una nuova consapevolezza.

È come se la condizione di impotenza si impossessasse della scrittura rendendola resistente al dolore.

Treni senza meta, “mausoleo di traumi”, fatica nel cercare risposte trasparenti e vane.

Felicia Buonomo nel sottrarre il superfluo compone uno spazio fatto di piccole, essenziali verità.

Non c’è l’urlo della donna violata.

Non ci sono conquiste vendicative.

È la complicità di una colpa condivisa, quella di una relazione che trafigge.

Salire con le membra stanche, provare a stanare l’errore, inventare abbracci.

Misurata ma coinvolgente la poetessa si offre come un foglio da decifrare, come una foglia che vaga spinta dal vento.

“Dicono che tutto passa.

Io dico che tutto trapassa.”

Stanno per abbassarsi le luci sulle promesse non mantenute e forse è tempo di accettare l’assenza.

“Acqua acqua fuoco” Laura Accerboni Einaudi Editore

 

“Acqua acqua fuoco”, pubblicato da Einaudi è la violenza che invade case, oggetti, ricordi.

Si insinua nei sogni che diventano poesia.

Il verso è breve, libero dalla punteggiatura.

Crea associazioni libere, costruisce allegorie, cerca spiragli tra le maglie di una realtà soffocante.

Involucri trasparenti, fondali che accolgono come grembi saturi di speranze mentre le case si allagano mostrando la fragilità dell’esistente.

“Inseguo quintali di bottiglie da tutta la vita.”

L’ambiente devastato prova a difendersi ma “nella lotta gli uomini hanno mascelle più forti con uno strappo arrivano all’osso”.

Laura Accerboni riesce a descrivere la desertificazione del linguaggio, sostituito da segni che hanno perso significato.

Denuncia lo scempio di paesaggi aggrediti e violati.

Inventa travestimenti che possono sembrare inverosimili, sono scudi protettivi mentre tutto va alla deriva.

Coglie lo sguardo impaurito dell’uomo “che vende cartoni”, descrive porte come prigioni, fabbriche che uccidono, migranti abbrutiti dal lavoro nei campi.

Fotografa gli ultimi momenti di chi ha subito il crollo del ponte Morandi a Genova.

“I cavi sotto processo corrosi completamente.

Li arresteranno hanno detto

Pagheranno per il crollo.

La ruggine sui corpi è l’unica carezza che hanno.”

Una raccolta poetica che sa alzare i toni impennandosi come un cavallo imbizzarrrito.

“Non ci sono pietà lungo le facciate dei palazzi

Solo conti in sospeso da rimbiancare.”

Non è tempo di menzogne, bisogna intercettare le ombre del presente se vogliamo tornare ad essere “luminosissimi”.