“Solo Dio è innocente” Michele Navarra Fazi Editore

“La vita era tutt’altro che perfetta.

Spesso, troppo spesso, si rivelava essere ben peggiore del peggiore incubo, un arido e desolato inferno pieno di gente disperata, che vagava confusa lungo una via senza uscita lastricata di dolore.”

“Solo Dio è innocente”, pubblicato da Fazi Editore nella Collana “Darkside”, è un poliziesco giudiziario perfetto, arricchito da una accurata analisi psicologica dei personaggi.

Ambientato in Sardegna ha l’intelligenza di mostrarne le leggi arcaiche senza cedere a lagnose immagini stereotipate.

Una terra  raccontata con onestà intellettuale, collocando le faide familiari in uno spazio metafisico.

Si studia il fenomeno della violenza alla radice, ascoltando le voci di chi ha ereditato la tragica sorte del vendicatore.

“Tanto era lenta e impacciata la giustizia dei tribunali, tanto era feroce e inesorabile quella in vigore da sempre in quelle terre.”

La morte di un ragazzino apre una falla nel meccanismo perverso di chi non perdona l’affronto.

Il principale indiziato è Mario Serra, uomo senza scrupoli che mantiene la lucidità quando deve fare i conti con la guistizia.

Anche lui, uomo d’onore, ha un segreto che intacca la maschera di odio e rabbia.

Michele Navarra regala ai suoi personaggi quel briciolo di umanità che non li redime ma li rende vivi.

Avvocato difensore è Alessandro Gordiani, figura che regge la trama e offre una visione molto articolata della giustizia.

“Aveva dovuto imparare ben presto a fare i conti, oltre che con i reati tradizionali, con una realtà per lui sconosciuta e per certi versi incomprensibile, quella del codice barbaricino e dell’omertà diffusa.”

Le sue riflessioni trasformano il testo in un interrogativo sul rapporto tra difesa e accusa.

Quanto nelle scelte di ognuno prevale la coscienza?

Si è davvero liberi da pregiudizi nel giudicare?

Lo scrittore introduce “il beneficio del dubbio” e libera l’intreccio, traccia una mappa introspettiva.

Nella successione di morti ammazzati il ritmo accelera creando uno stato di stupore e di attesa.

Ci saranno solo dei vinti perché è questa la terribile verità.

In un finale sconvolgente conosceremo il colpevole e senza parole assisteremo ad una confessione che è liberatoria, devastante, dolorosa.

C’è spazio ancora per l’amore?

“È l’unico antidoto possibile contro l’ottusa malvagità dell’uomo.”

Un romanzo che merita di essere letto, è avvincente, trasparente, scritto con passione e competenza.

 

 

 

“Il mistero della donna tatuata” Takagi Akimitsu Einaudi Editore

“Nell’animo umano esistono voragini misteriose”

“Il mistero della donna tatuata”, pubblicato nel 1948, finalmente arriva in Italia grazie ad Einaudi.

Una struttura narrativa che ricorda un arazzo colorato dove ogni disegno è impreziosito da un’alchimia segreta.

È un poliziesco costruito come un puzzle ed i tasselli non sono solo indizi da elaborare.

La bellezza nel testo è incisa nella capacità di entrare nella psiche di ogni personaggio.

Tutti sono in bilico tra attrazione e repulsione, tra menzogna e verità.

Kinue, la donna tatuata, è figura enigmatica, libera, spregiudicata.

Vive intrecci amorosi, si mostra come una dea.

“Il tatuaggio è l’incarnazione della libido”.

In questo perverso girone Takagi Akimitsu sviluppa una trama intrisa di sensualità.

Sulla pelle candida incidendo un “irezumi” si crea una nuova vita.

È un messaggio o un richiamo alla tradizione popolare, è un ricamo che si rifà alla leggenda.

La morte della giovane “dai mille colori” è un complicatissimo rebus che verrà risolto “andando oltre la superficie”.

“Credo che l’intero caso vada confrontato al modo di condurre una partita.

Non siamo davanti a una semplice creazione artistica.

Questa è una sfida lanciata ad un avversario.

Un avversario che non è la polizia, ma piuttosto il fato.

È una partita aperta tra l’assassino e il fato.”

I rivoli psigologici si intrecciano e si camuffano, gli enigmi si infittiscono.

Nei bassifondi di Tõkyõ, sfiancata dalla guerra il dramma esplode in una concatenazione congegnata come una bomba ad orologeria.

La tecnica investigativa consacra il testo in classico non solo della letteratura di genere.

La scrittura trascina con una fluidità plastica, le sorprese non sono casuali ma seguono un percorso scientifico.

Il fascino di un Oriente che continua ad avvolgere in una nube violetta mostrando il volto deformato di “un sogno pericoloso e dolcissimo.”

“Il colpevole se ne frega” Christian Frascella Einaudi Editore

 

 

“Sono un bravo professionista, un uomo di larghe vedute, e un individuo molto rispettato.

E non rilascio fatture.”

Ci si innamora dell’investigatore Contrera.

È l’antieroe dei nostri tempi, felice di esserlo.

Ama la sua gente, ne sente le pulsione emotive.

Ha il pregio di saper ascoltare e sa osservare i dettagli non solo della scena del crimine.

Si porta dietro il peso di un passato ingombrante con un misto di ironia e malinconia.

Non scalpita di fronte ad un presente disastroso, ne sa cogliere le sfumature positive.

Ogni sua storia mostra i chiaroscuri della nostra società dando al lettore la possibilità di non correre a facili conclusioni.

“Il colpevole se ne frega”, pubblicato da Einaudi in ebook gratuito, conferma la verve narrativa di Christian Frascella.

La capacità di sintesi nel descrivere il protagonista permette di entrare immediatamente nella sua psiche.

“Sono stato un tantino trascurato da Madre Natura.”

Una figura positiva capace di leggere i propri limiti, pronto a mettersi in gioco con tenacia.

Il metodo investigativo sa individuare le falle del pensiero deduttivo e in questa sperimentazione poliziesca sta la grandezza del nostro autore.

Nel breve racconto introduce una interessante riflessione sulle apparenze che spesso ci danno una visione distorta della realtà.

La trama è brillante e non mancano le risate.

Vi ho incuriosito? Ci spero tanto perchè il libro merita di essere letto.

Ognuno troverà una morale che gli calzerà a pennello.

Il 30 maggio tutti in libreria, ci aspetterà “L’assassino ci vede benissimo”.

 

 

Agenda Letteraria del 20 marzo 2020

 

“Una condanna, la sua: sentirsi sempre costretta a dimostrare il proprio valore.

Eppure, la passione, l’orgoglio di essere sbirra, le appartenevano a pieno titolo.

E le permettevano di camminare a testa alta nei corridoi della Squadra Mobile dove era apprezzata per il carattere volitivo, l’acume e l’infaticabile disponibilità dimostrata in ogni occasione.

Quando però si ritrovava da sola nel suo appartamento-rifugio e i colori e i suoni del porticciolo le inducevano melanconia, tornava a essere la bambina sognante e un po’ timida della sua infanzia a Borgo Nuovo.

E riaffioravano le paure di una vita fatta di fatiche e di miseria.”

 

Gian Mauro Costa  “Mercato nero”  Sellerio Editore

Agenda Letteraria del 27 febbraio 2020

 

 

“La gente mette a nudo la propria essenza con le persone da cui crede di non poter trarre alcun giovamento.”

 

“Mai come in quel momento la mia vita gli sembrò in balìa del vento.”

 

“Voi cosa ne sapete di quello che si prova a sfidare la gravità?”

 

Marilù Oliva “Musica sull’abisso” HarperCollins

“L’angelo di Monaco” Fabiano Massimi Longanesi Editore

“Spesso, nella loro eterna ignoranza delle cose, gli uomini chiamano fine ciò che in realtà è solo l’inizio.”

Siegfried Sauer, commissario criminale della polizia, non si arrende all’idea che la giovane Geli Raubal si sia suicidata.

Ambientato nella Germania degli anni 30, “L’angelo di Monaco”, pubblicato da “Longanesi Editore”, ricostruisce con lucidità e competenza un periodo storico complesso.

Già nell’aria si respira l’atmosfera tesa che come il Föhn, “vento caldo” si insinua con prepotenza nelle strade.

Pochi dettagli fermano l’obiettivo sulla scena del crimine nella casa di un noto personaggio, il tutore legale della morta.

È lui, Adolf Hitler e nella mente del lettore passano veloci troppe immagini.

Ma il romanzo nella concatenazione di nuovi eventi impedisce ogni possibile distrazione.

La narrazione è incalzante, come se la ricerca della verità potesse riscrivere la Storia.

“C’è chi è fatto per la realtà,  e chi è fatto per la finzione”.

Tante le frasi chiave sulle quali fermarsi a riflettere.

È evidente la dicotomia tra ciò che è vero e ciò che viene celato.

Ed è il nascondimento un tema dominante, allegoria di tutti i tempi se non si ha il coraggio di scoperchiare i buchi neri, invasi dalle sterpaglie della menzogna.

Fabiano Massimi nel cimentarsi con il poliziesco non solo offre una struttura narrativa impeccabile.

Sceglie le pause, le accelerazioni, introduce nuovi personaggi, moventi e prove.

Ricostruisce con abilità la personalità della vittima e nel farlo abbassa i riflettori, scherma le luci abbaglianti.

“La Repubblica ha davvero i giorni contati.”

Non mancano i passaggi necessari per coniugare poliziesco a testimonianza.

Un incedere sicuro, dove niente è fuori posto.

“I burattini migliori non seguono la volontà di chi li manovra, ma la anticipano.”

Troppi manichini si muovono spavaldi ma “anche gli sconfitti, prima o poi, trovano voce”.

 

 

 

 

 

Incipit di “L’angelo di Monaco” Fabiano Massimi Longanesi

 

“Nella notte era caduta una pioggia leggera portata dalle prime nubi dell’autunno ormai alle porte, ma all’alba nelle piazze e per le strade della vecchia Monaco si era infilato con prepotenza il Föhn, il vento caldo che a intervalli imprevedibili spirava dalle Alpi a sud della città trasformando anche i giorni più rigidi in ritagli di primavera.”

 

“L’angelo di Monaco” Fabiano Massimi Longanesi

“L’animale più pericoloso” Luca D’Andrea Einaudi Stile Libero

“Il cielo aveva quella limpidezza e quella tonalità di celeste che solo l’alba in quota può avere.”

Immagine che apre spiragli poetici e allevia la spettacolare e tormentata visione del male.

Un male che si incista nella fragilità, si diverte ad inventare una realtà forviante, dilagando come un fiume infetto nella mente di Gert.

“L’animale più pericoloso”, pubblicato da Einaudi nella Collana Stile Libero il 14 gennaio 2020, ribalta la nostra idea di poliziesco dove conta lo svolgimento narrativo.

Luca D’Andrea ancora una volta si dimostra studioso dell’animo, interprete di un disagio comunicativo, geniale scenografo.

“Dora aveva tredici anni e stava scappando di casa perché portava le trecce come Greta Thumberg, perché leggeva un sacco di libri e guardava ancora più documentari”.

L’adolescente incarna un modello culturale che spesso gli adulti non comprendono.

Nella frattura tra le proprie convinsioni e l’incapacità dei genitori di concederle un sogno nasce la ribellione e la tragica necessità di trovare sul web compagni di viaggio.

È commovente la capacità dello scrittore di rappresentare la solitudine delle nuove generazioni e il bisogno di esprimere nei fatti la propria adesione ad un progetto planetario.

A risolvere il caso della scomparsa della ragazzina e a trovare il responsabile di un omicidio una squadra investigativa descritta con maestria.

I personaggi escono dalla carta, imbastiscono monologhi mentali, si scontrano ma certamente conoscono le strategie deduttive che li porteranno alla risoluzione del caso.

Mentre il tempo stringe e la macchina da presa coglie il primo piano di ogni figura un’altra terribile storia penetra come una serpe velenosa.

Sussurra altri drammi, altre condanne subite da donne che hanno avuto la colpa di credere ai sogni.

L’autore scende negli abissi profondi della violenza, mostra volti deformati dall’Errore ma sa tornare ad ammirare il sole.

Da leggere e far leggere per comprendere che il Male spesso nasce da ancestrali memorie.