“Primavera” Ali Smith Sur Edizioni

Si può trasformare la realtà in una favola?

Raccontare il disorientamento degli inglesi di fronte alla Brexit?

Coniugare la poesia di Rilke con la mancanza di umanità dei centri di detenzione per minori?

“Primavera”, pubblicato da SUR Edizioni, attraverso tre personaggi movimenta il presente, lo rende trasparente.

Richard, l’uomo vuoto, ramo secco di una cultura cinematografica sempre più distante dal reale.

Brit, macchina di un ingranaggio che non permette domande, donna arenata sulla spiaggia desolata dell’indifferenza.

Florence con un passato misterioso e la capacità di infrangere la desolante quotidianità dei due protagonisti.

È la bambina simbolo di tutte le speranze, di tutti i sogni.

Ha il dono di illuminare e dare voce alle inguistizie, di abbracciare il dolore altrui.

Ali Smith scrive un romanzo composto da più fotogrammi.

Le immagini scorrono e non serve provare a dare un ordine cronologico.

La sua è denuncia di un sistema che ci ha privato dell’identità e della capacità di scegliere.

Una riflessione emozionante sull’infanzia negata.

“Ci sono bambini, proprio in questo momento, con addosso vestiti di Hello Kitty ridotti a brandelli, seduti in capanni dove lavorano come schiavi, martellando vecchie batterie esauste per ricavarne metalli che li intossicano non appena ci entrano in contatto.

Ci sono bambini che mangiano spazzatura in mezzo a una discarica.

Ci sono bambini di tutte le età che fruttano soldi al mercato del sesso e vengono usati, filmati, scambiati e filmati di nuovo, mentre i soldi passano di mano in mano sopra le loro teste proprio in questo preciso istante, alle 13.04.

Migliaia di bambini che non sanno dove sono i loro genitori, se sono vivi o morti, non sanno se li rivedranno mai più, bambini chiusi a chiave dentro hangar gelidi negli Stati Uniti. In questo preciso istante. Proprio in questi giorni in cui secondo te le cose andrebbero meglio nel mondo.”

Una scansione fortemente emotiva dove emerge la frattura tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere.

Un fuoco che brucia le sterpaglie di un’Europa che non sa essere madre.

Un fiume che con i suoi tanti affluenti cerca disperatamente il mare.

Pagine che danno i brividi per il realismo che non si piega alla menzogna.

Frasi poetiche che stemperano l’inadeguatezza contemporanea.

La storia non si conclude, lascia spiragli dove si intravedono innumerevoli altri racconti, altre suggestioni.

Anche il tempo è solo la rappresentazione di qualcosa che deve ancora cominciare.

Affidarsi e perdersi tra le maglie di una scrittura perfetta, iconica nicchia di sconfitte e vittorie.

Ma forse chissà ….basta  credere e agire convinti che esiste una nuova stagione.

“Siamo una fiaba popolare. Non vorrei però sembrare ingenua e strampalata. Le fiabe sono storie profonde e molto serie, parlano di trasformazione.

Di come certe cose ci cambiano. O ci costringono a cambiare.

A imparare come si cambia. Ed è proprio su questo che stiamo lavorando, sul cambiamento. Anche noi facciamo molto sul serio.”