“Poverine” Carlotta Vagnoli Quanti Einaudi Editore

 

“Le donne muoiono per possesso e cultura patriarcale, non per troppo amore.

Non esiste il «troppo amore» e qualcuno ce lo dovrà pur insegnare, prima che altre centinaia di donne muoiano per questa colossale bugia.

Non esistono incantesimi che fanno perdere la ragione, non c’è una mela stregata che renda le persone folli o tristi: ci sono uomini cresciuti nella cultura sessista fondata sul possesso e sulla prevaricazione.”

Leggere “Poverine: come non si racconta il femminicidio” pubblicato da Einaudi Editore nella Collana “Quanti” significa avere il coraggio di affrontare una problematica tragicamente attuale con coraggio e determinazione.

Finalmente un’analisi lucida che va alla radice antropologica e culturale senza giri di parole o enfasi pietistica.

Si visualizza con chiarezza il substrato favolistico che ci è stato impresso fin da bambini.

Ci hanno insegnato che il male “è cosa rara, spesso di natura bestiale, e che può essere vinto grazie a un semplice esercizio di virtù.”

Il mondo reale e quello fantastico si sono sovrapposti trasformando il cattivo in figura teatrale, distante da noi.

Questa visione distorta ci ha accompagnato nell’età adulta impedendoci di dare un volto ai carnefici.

Una tecnica di assoluzione che viene amplificata dai mezzi di informazione.

Nel linguaggio utilizzato non c’è sensibilità, attenzione per la vittima, spazio per la pietà.

La conseguenza più grave è una spersonalizzazione dell’omicida e la distanza dagli eventi.

A noi non può accadere e se accade ne siamo responsabili.

Carlotta Vagnoli ripercorre alcuni tragici fatti di cronaca mostrando quanto siano stati distorti.

“Nessun accenno alla cultura dello stupro, alla parola femminicidio che non appare mai nel testo, nessun rimando al desiderio di possesso che gli uomini hanno sulle donne che invece non vogliono averli.”

Era tempo che qualcuno con parole forti denunciasse la subcultura patriarcale che continua a pervadere la società.

Il testo non è solo un vademecum utilissimo per donne e uomini.

Propone soluzioni, invita a schierarsi e a far parte della rete attiva “per esigere che a quelle che non ce l’hanno fatta venga restituito almeno un nome, un volto e una dignità sui media che le strumentalizzano per fare pornografia del dolore nel disperato tentativo di continuare a nascondere qualcosa che abbiamo chiamato cultura dello stupro.

Per imparare a non tacere!!!

Vi invito a leggere il testo, a creare gruppi di dibattito, ad uscire dalla gabbia dell’isolamento.

 

“Le cose che non voglio dimenticare” Paolo Giordano Einaudi Editore

“Le cose che non voglio dimenticare”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana i “Quanti”, è rivisitazione della pandemia.

Rilettura scientifica, sociologica, psicologica e umana.

Analisi impietosa degli errori e delle negligenze.

Accorata poetica di un mutamento che deve avvenire se non vogliamo che i troppi morti siano dimenticati.

Sotto forma di diario il libro raccoglie molti articoli pubblicati sul Corriere della Sera e nella splendida prefazione Barbara Stefanelli scrive:

“Resta l’auspicio – e la volontà – di una compassione aumentata tra le persone come di una nuova solidarietà tra paesi, rigenerate nella prova comune dell’assedio e nell’esercizio mai interrotto di quella speranza che ci grida di cambiare le nostre vite.”

Paolo Giordano introduce concetti matematici essenziali con la leggerezza dello scienziato che si mette a servizio della comunità.

Affronta il tema della filosofia dell’esistente che ha “una forma di ritrosia verso l’inaspettato.”

La nostra incapacità di cogliere la complessità, “Il pregiudizio dell’Altrove”, l’eccessivo uso di parole inutili vengono sviluppati ed affrontati nel tentativo di capire.

“Molti degli indugi e degli sbandamenti sono dovuti ad una mancanza di fiducia nella popolazione, e alla volontà vaga di tranquillizzare.”

Sono mancate la chiarezza, la verità e la tempestività.

Ci siamo trovati immersi nell’impensabile e ne siamo stati sommersi.

“Dobbiamo quindi scavarci uno spazio per dei ragionamenti diversi, per osare domande grandiose che trenta giorni fa ci avrebbero fatto sorridere per la loro ingenuità: quando sarà finita, vorremo davvero replicare un mondo identico a quello di prima?”

Domanda che arriva con il suo carico di responsabilità personali.

Non possiamo più delegare ad una informazione spesso contraddittoria, ad una politica incerta il nostro futuro.

Mi emoziono quando leggo:

“Ci serve una novità nel nostro dibattito pubblico:

L’assunzione di responsabilità individuale e spontanea da parte degli attori principali di questa crisi, prima che torniamo là fuori.

Non di colpa: di responsabilità, laddove le responsabilità comprendono le sottovalutazioni, gli errori, le disorganizzazioni, i ritardi, le leggerezze.”

Sento sulla pelle l’onestà intellettuale, il coraggio di esprimere idee libere, la determinazione a trovare soluzioni.

Percepisco la tensione personale dell’autore narrata con generosità.

Perchè dalla sofferenza individuale dobbiamo arrivare ad un abbraccio collettivo.

Imparare a piangere, dare un volto simbolico ai tanti che ci hanno lasciato, sentirsi coinvolti: lezioni che non dimenticheremo.

 

“Momenti sospesi” Hisham Matar Einaudi Editore

 

“Cosa ne è dell’arte e cosa ne è di noi, quando i musei sono inaccessibili?

Ci rendiamo conto che un dipinto può assumere un grande significato per la nostra cultura, mentre un altro, di uguale pregio, forse addirittura migliore, sbiadisce nella nostra attenzione?

E ciò non è la riprova che l’arte è in costante dialogo con la storia?”

“Momenti sospesi”, pubblicata da Einaudi Editore nella Collana in ebook “Quanti”, invita a riconsiderare il nostro rapporto con la Cultura.

Le due meditazioni, pur sembrando distanti nello sviluppo narrativo, ci aiutano a capire il tempo che stiamo vivendo.

“Il covid ci ha incoraggiati a sospettare gli uni degli altri.

Ha messo in luce le ingiustizie della nostra società.

I suoi effetti sono sia mentali che fisici, nel senso che minaccia il più fondamentale dei diritti umani, il respiro.”

La pandemia ci ha scaraventato nel limbo dell’incompiuto, impedendoci di apprezzare il senso della nostre esistenze.

Ci troviamo in una bolla di incertezze, siamo assediati dal virus e possiamo percorrere due strade.

Essere inerti osservatori o provare a cambiare le nostre prospettive.

Nel secondo saggio intitolato “Gli ospiti” comprendiamo come uscire dal tempo senza tempo.

Hisham Matar regala una lezione di letteratura che si fa vita e intrecciando esperienze culturali differenti insegna la resistenza.

Partire dal pensiero libero, sconfiggere i luoghi comuni, cercare un linguaggio che unisca.

Non è casuale il riferimento ad Edward Said, intellettuale palestinese, costretto all’esilio.

Il suo “Orientalism” suggerisce un diverso approccio nello studio del colonialismo ed apre nuove interpretazioni rispetto ad una visione europeocentrica.

Perchè sviluppare le tematiche trattate da Conrad?

Quali legami intercorrono con noi?

Il fascino del testo sta nel dimostrare quanto le fragilità siano punti di partenza e non di arrivo.

La necessità di costruire una geografia della comprensione dell’altro.

Se l’ospite è stato relegato “sulla soglia, lungo il confine”, é tempo di accogliere superando la grande frammentazione della nostra epoca.

Si sente nella purezza della scrittura, nelle deviazioni linguistiche, nel pathos esistenziale una grande stanchezza.

La malinconia di chi conosce le regole del gioco e sa che per mettere insieme i pezzi del futuro la strada è lunga e tortuosa.