“Le cose che non voglio dimenticare” Paolo Giordano Einaudi Editore

“Le cose che non voglio dimenticare”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana i “Quanti”, è rivisitazione della pandemia.

Rilettura scientifica, sociologica, psicologica e umana.

Analisi impietosa degli errori e delle negligenze.

Accorata poetica di un mutamento che deve avvenire se non vogliamo che i troppi morti siano dimenticati.

Sotto forma di diario il libro raccoglie molti articoli pubblicati sul Corriere della Sera e nella splendida prefazione Barbara Stefanelli scrive:

“Resta l’auspicio – e la volontà – di una compassione aumentata tra le persone come di una nuova solidarietà tra paesi, rigenerate nella prova comune dell’assedio e nell’esercizio mai interrotto di quella speranza che ci grida di cambiare le nostre vite.”

Paolo Giordano introduce concetti matematici essenziali con la leggerezza dello scienziato che si mette a servizio della comunità.

Affronta il tema della filosofia dell’esistente che ha “una forma di ritrosia verso l’inaspettato.”

La nostra incapacità di cogliere la complessità, “Il pregiudizio dell’Altrove”, l’eccessivo uso di parole inutili vengono sviluppati ed affrontati nel tentativo di capire.

“Molti degli indugi e degli sbandamenti sono dovuti ad una mancanza di fiducia nella popolazione, e alla volontà vaga di tranquillizzare.”

Sono mancate la chiarezza, la verità e la tempestività.

Ci siamo trovati immersi nell’impensabile e ne siamo stati sommersi.

“Dobbiamo quindi scavarci uno spazio per dei ragionamenti diversi, per osare domande grandiose che trenta giorni fa ci avrebbero fatto sorridere per la loro ingenuità: quando sarà finita, vorremo davvero replicare un mondo identico a quello di prima?”

Domanda che arriva con il suo carico di responsabilità personali.

Non possiamo più delegare ad una informazione spesso contraddittoria, ad una politica incerta il nostro futuro.

Mi emoziono quando leggo:

“Ci serve una novità nel nostro dibattito pubblico:

L’assunzione di responsabilità individuale e spontanea da parte degli attori principali di questa crisi, prima che torniamo là fuori.

Non di colpa: di responsabilità, laddove le responsabilità comprendono le sottovalutazioni, gli errori, le disorganizzazioni, i ritardi, le leggerezze.”

Sento sulla pelle l’onestà intellettuale, il coraggio di esprimere idee libere, la determinazione a trovare soluzioni.

Percepisco la tensione personale dell’autore narrata con generosità.

Perchè dalla sofferenza individuale dobbiamo arrivare ad un abbraccio collettivo.

Imparare a piangere, dare un volto simbolico ai tanti che ci hanno lasciato, sentirsi coinvolti: lezioni che non dimenticheremo.

 

“Momenti sospesi” Hisham Matar Einaudi Editore

 

“Cosa ne è dell’arte e cosa ne è di noi, quando i musei sono inaccessibili?

Ci rendiamo conto che un dipinto può assumere un grande significato per la nostra cultura, mentre un altro, di uguale pregio, forse addirittura migliore, sbiadisce nella nostra attenzione?

E ciò non è la riprova che l’arte è in costante dialogo con la storia?”

“Momenti sospesi”, pubblicata da Einaudi Editore nella Collana in ebook “Quanti”, invita a riconsiderare il nostro rapporto con la Cultura.

Le due meditazioni, pur sembrando distanti nello sviluppo narrativo, ci aiutano a capire il tempo che stiamo vivendo.

“Il covid ci ha incoraggiati a sospettare gli uni degli altri.

Ha messo in luce le ingiustizie della nostra società.

I suoi effetti sono sia mentali che fisici, nel senso che minaccia il più fondamentale dei diritti umani, il respiro.”

La pandemia ci ha scaraventato nel limbo dell’incompiuto, impedendoci di apprezzare il senso della nostre esistenze.

Ci troviamo in una bolla di incertezze, siamo assediati dal virus e possiamo percorrere due strade.

Essere inerti osservatori o provare a cambiare le nostre prospettive.

Nel secondo saggio intitolato “Gli ospiti” comprendiamo come uscire dal tempo senza tempo.

Hisham Matar regala una lezione di letteratura che si fa vita e intrecciando esperienze culturali differenti insegna la resistenza.

Partire dal pensiero libero, sconfiggere i luoghi comuni, cercare un linguaggio che unisca.

Non è casuale il riferimento ad Edward Said, intellettuale palestinese, costretto all’esilio.

Il suo “Orientalism” suggerisce un diverso approccio nello studio del colonialismo ed apre nuove interpretazioni rispetto ad una visione europeocentrica.

Perchè sviluppare le tematiche trattate da Conrad?

Quali legami intercorrono con noi?

Il fascino del testo sta nel dimostrare quanto le fragilità siano punti di partenza e non di arrivo.

La necessità di costruire una geografia della comprensione dell’altro.

Se l’ospite è stato relegato “sulla soglia, lungo il confine”, é tempo di accogliere superando la grande frammentazione della nostra epoca.

Si sente nella purezza della scrittura, nelle deviazioni linguistiche, nel pathos esistenziale una grande stanchezza.

La malinconia di chi conosce le regole del gioco e sa che per mettere insieme i pezzi del futuro la strada è lunga e tortuosa.