“Quel maledetto Vronskij” Claudio Piersanti Rizzoli

 

“Il mondo è una tipografia impazzita, avrebbe addirittura gridato.

Leggono fotocopie piene di errori, maneggiano libri finti, giornali pieni di sfrondoni anche nei titoli.”

In questo mondo impazzito resiste e si distingua l’amore di Giovanni e Giulia.

Si conoscono da sempre, rispettano i tempi dell’altro, sanno stare a fianco senza essere invasivi.

Una storia normale e bellissima, fatta di piccole attenzioni e di condivisione.

La perdita del lavoro di Giovanni, la malattia di Giulia potrebbero farli vacillare ma c’è una forza che li unisce.

È la forza che si esprime con una felicità pacata, lieve, gentile.

Qualcosa succede in questo incastro perfetto, un biglietto, parole difficili da accettare:

“Perdonami, sono tanto stanca.

Non mi cercare.”

L’esistenza della voce narrante si incrina, la casa diventa una prigione, il giardino sfiorisce.

Con un atto che possiamo definire simbolico il nostro protagonista inizia a ricopiare Anna Karenina, libro che la moglie ama molto.

In quella scrittura solitaria c’è la segreta speranza che la moglie ritorni.

Ed ecco uno scarto letterario che solo un grande scrittore come Claudio Piersanti poteva pensare.

La figura di Vronskij, così diversa dalla sua, diventa il nemico e nella metafora ben congegnata tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere si sviluppa una trama che sa essere drammatica e tenera, lirica e straziante.

“Quel maledetto Vronskij”, finalista al Premio Strega 2022, gioca molto con la simbologia.

Utilizzando un classico come riferimento trasforma la scrittura in una rielaborazione moderna delle nostre paure.

Non solo la perdita o l’assenza ma la sacralità di un vincolo viene messa in discussione.

Cosa è la famiglia? Vale ancora l’affermazione di Tolstoj?

Un romanzo che si differenzia da tanta narrativa contemporanea che punta i riflettori sulla coppia.

Qui non si mette in discussione il legame ma la propria incapacità a contenerla.

Non ci sono banalità o sdolcinate infrastrutture.

Il linguaggio prende le distanze dagli eventi e l’autore diventa spettatore.

Non è casuale l’utilizzo della seconda persona singolare e le scene iniziali che tratteggiano un individuo gentile, mai finto.

Una prosa elegante che indaga sui pensieri inquietanti e sulla solitudine.

Sono questi elementi a rendere il romanzo eroico.

Eroe è chi sa aspettare e amare.